4 Luglio 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Lunedì, 26 Agosto 2019 09:22

José Feliciano e la luna

José Feliciano e la luna
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L'autore Carlo Zannetti


Ricordo che, da ragazzo, leggevo volentieri le bellissime “Novelle per un anno”,  famosa raccolta di brevi storie, scritte da Luigi Pirandello.

Una delle mie preferite s’intitolava e s’intitola “ Ciàula scopre la luna”. Mi piace molto il titolo, il suono delle parole usate dall’autore,  e mi interessa in particolar modo la sua ambientazione. Il Pirandello riesce a descrivere in modo magistrale, una delle tante tragiche realtà lavorative di fine ottocento, all’interno della quale, risaltano le figure di alcuni lavoratori, particolarmente sfruttati, maltrattati dai loro datori di lavoro  e peraltro, anche molto sfortunati nella vita privata.

È il caso di Ciàula, minatore in una cava di zolfo, costretto a continuare a lavorare anche di notte per completare il carico giornaliero, altrimenti troppo scarso. Ciàula non si preoccupa dell’oscurità che c’è all’interno della miniera, ma si preoccupa invece del buio che troverà fuori dalla cava, una volta finito di lavorare.

Il finale è a sorpresa, perché una volta uscito all’aria aperta, il povero minatore vede per la prima volta la luna che illumina tutto il paesaggio circostante e allora  si mette a piangere per la commozione, sentendosi confortato da quella luce meravigliosa, che sale per il cielo e che in quel momento prezioso riesce con la sua bellezza straordinaria a fargli dimenticare la stanchezza fisica e il disagio mentale dovuto a quel suo lavoro.

Chissà perché ogni volta che leggo nuovamente questa novella mi viene in mente il grande Josè Feliciano, famosissimo chitarrista,  polistrumentista, cantante e compositore. Non si tratta di certo di un minatore, anche perché, Josè è nato in un epoca diversa (nel 1945) e indubbiamente in un luogo totalmente differente , ovvero,  in una cittadina di Portorico, un arcipelago rinomato per la sua bellezza, sito nei Caraibi. Ma in realtà una certa similitudine, se si può così definire, forse c’é.

Josè Feliciano è nato ciecoe come Ciàula, nella mia fantasia sia ben inteso, riesce a vedere anche lui per la prima volta, una sua luna. Josè è un bambino terrorizzato dall’oscurità, che ha l’occasione fin da piccolo di ascoltare la musica, la quale con le sue melodie e la sua magia, riesce ad illuminare come d’incanto tutto ciò che lo circonda. Probabilmente si può pensare allo stesso conforto, unito all’effetto stupefacente che prova e sente Ciàula nella famosa novella.

E allora:  Josè Feliciano e la luna.

Nato in una famiglia poverissima, ebbe uno zio musicista che decise di emigrare a New York e che lo portò con sé, contando sul fatto che il giovanissimo Josè già suonava la fisarmonica, ed era in grado di accompagnarlo negli spettacoli di strada.

Dopo poco tempo, Josè, a dieci anni, ebbe la sua prima chitarra, ed iniziò a studiare quello strumento musicale con grandissimo impegno, diventando in breve tempo un ottimo chitarrista. Ma Josè Feliciano, si trovò ad essere in possesso di un altro grande talento da non sottovalutare. Nel tempo dimostrò infatti di avere una vera e propria attitudine, un raro dono, quello del quale, non sono in possesso tutti i cantanti.

È in grado di interpretare con la voce e con il cuore, riesce a scovare le più belle canzoni scritte da altri, è uno dei migliori cantanti ed interpreti del mondo, insomma reinventa a modo suo, ha una personalità da vero fuoriclasse. È il caso del suo primo album intitolato “Feliciano!” del 1968, all’interno del quale ascoltiamo delle cover meravigliose di brani come “Light My Fire” (The Doors), “California Dreamin’” (The Mamas & The Papas)  e “In My Life” (The Beatles) , rifacimentiassolutamente imperdibili.

L’album in U.S.A e in gran parte del mondo ebbe un successo immediato, consacrando Feliciano alla notorietà internazionale. Contemporaneamente come chitarrista, vinse alcuni importanti premi sempre in U.S.A., per questo motivo e per voler del pubblico è ancora oggi giustamente considerato uno dei più bravi chitarristi pop degli anni ’60, noto anche per gli assoli che scriveva lui ed aggiungeva alle canzoni reinterpretate, come già sottolineato, in maniera unica, passionale e molto coinvolgente.

Ormai star affermata, Josè Feliciano, tra il 1968 e il 1970 sfornò altri 4 album formidabili (Souled", “Alive Alive-o” , “10to23”  e il famoso “Fireworks”) e poi incappò, senza volerlo, in uno scandalo travolgente, quando come suo solito “si permise” di interpretare (o di stravolgere a detta di molti) , l’inno nazionale statunitense, mentre si trovava al cospetto di 50 milioni di telespettatori che seguivano la finale del campionato di baseball del 1968. Furono, per lo più, i folti gruppi di conservatori a ribellarsi, ritenendo molto offensivo il suo comportamento, e che denunciarono il fatto che il musicista portoricano si era permesso di scimmiottare il canto - simbolo della loro nazione. In realtà, a quanto pare, Feliciano non aveva proprio nessuna intenzione di criticare o di provocare il popolo americano e neppure gli Stati Uniti. Comunque fu boicottato.

Ne seguì un periodo di declino, nel quale Feliciano si applicò come ospite - chitarrista, suonando in alcuni brani contenuti in album di altri artisti e continuò la sua attività di compositore. Compare alla chitarra nell’album“Rock’ n’ Roll” di John Lennon (il quale rivelò più volte di essere un suo estimatore), alla chitarra elettrica nell’album “Court and Spark” di Joni Mitchell  e come autore con “Affirmation” brano portato al successo da George Benson e “Feliz Navidad” (1970) una canzone natalizia di genere pop, in seguito riproposta tra gli altri anche da Michael Bublé e Céline Dion.

Nel 1971si presenta, con un brano scritto dall’amico Jimmy Fontana, insieme a Franco Migliacci e Carlo Pes, che s’intitola“ Che sarà”, al Festival della canzone italiana di Sanremo e ottiene un successo clamoroso.

Una canzone che raggiunse le vette delle classifiche Italiane, Europee, Giapponesi, e che divenne il suo cavallo di battaglianelle versioni spagnola, “Qué Será”, e ingleseShake A Hand".

Da allora, l’artista portoricano, continua ad affiancare alcuni dei più grandi nomi della musica internazionale , pubblica più di 60 album in inglese e spagnolo e 7 singoli, tra cui la bellissima“Angela” del 1976, fatta sua, come cover anche dalla nostra indimenticabile Mina.

Le sue interpretazioni e il suo modo di arrivare con la voce dritto al cuore, la sua notevole bravura nello suonare molti strumenti musicali, ne hanno fatto un grande della musica internazionale.

 

Carlo Zannetti - Onda Musicale

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