6 Agosto 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Martedì, 23 Giugno 2020 07:24

Le meteore nel firmamento del Rock: la parabola dei Blind Faith (1969) [Prima Parte]

Le meteore nel firmamento del Rock: la parabola dei Blind Faith (1969) [Prima Parte]
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L'autore Massimo Bonomo


Il Rock, esattamente come qualsiasi altra espressione della creatività umana, è condizionato dalla stessa imprevedibile longevità, cioè non si è in grado di determinare delle formule matematiche che possano prevedere per quanto tempo un artista, oppure un gruppo, sfornerà dischi e piacerà al pubblico. Verrebbe da dire che un artista, o un gruppo, anche se non più in attività, funzionerà fin quando avrà qualcosa da dire. Che altro non è che la definizione di “classico”. 

Ci sono gruppi ancora in attività, nonostante le inevitabili pause nella loro carriera, in grado di innovarsi continuamente e di proporre una musica ancora fresca e viva: questo è il caso di Rolling Stones e Zombies.

Altri gruppi invece, nonostante una copiosa produzione di dischi straordinari, non hanno avuto quella longevità che i fan avrebbero tanto desiderato, ma nonostante ciò la loro impronta e la loro influenza nella Musica e nella Società continuano ancor oggi a rimanere graniticamente inalterate. È il caso dei Beatles, che l’amore viscerale dei fan nei loro confronti è ancora efficace - in questo travagliato 2020 - nello stimolare copiose vendite dei loro LP/CD.

Un caso a sé stante è rappresentato dalle cosiddette “meteore”, termine che potrebbe generare equivoci, dato che di solito lo utilizziamo per raggruppare tutti quei nomi che nella Musica hanno fatto un’apparizione a dir poco fulminea, rappresentata dalla classica canzone che furoreggiava per un periodo e che poi il calo di interesse faceva tramontare insieme al suo interprete.

Nel Rock una delle meteore più famose è stato il supergruppo dei Blind Faith, nato, vissuto e morto nel 1969. Era un supergruppo in quanto era composto da straordinari musicisti ciascuno circonfuso da un’aura di sfolgorante gloria. La formula però poteva presentare degli inconvenienti, dato che mettere insieme delle primedonne era un azzardo che durava fin che durava, come avevano dimostrato i precedenti della Jimi Hendrix Experience e dei Cream, esistiti per un triennio circa (1966-1969).

Il progetto Blind Faith evaporò nell’arco di pochi mesi, e produsse pochi ma straordinari frutti: un tour e un disco. Quest’ultimo fu come un sasso nello stagno, dato che i suoi pochi brani divennero nei decenni seguenti dei classici nel repertorio di Clapton e Winwood, fino a giungere a quella straordinaria esibizione dei due al Madison Square Garden nel Febbraio 2008 (pubblicata in disco nel 2009).

Ora vediamo più da vicino la breve ma intensa parabola del gruppo.

In origine vi fu l’incontro tra Clapton e Winwood, verificatosi in un momento particolare delle rispettive carriere. Ad accomunare i dueartisti, il fatto che nei Cream e nello Spencer Davis Group la loro ricerca di nuove sonorità, il loro bisogno di una sperimentazione che uscisse dagli schemi, mal si conciliassero con la direzione creativa di ciascun gruppo nel suo insieme (per non parlare delle incompatibilità caratteriali tra i vari protagonisti).

A fine 1968 Clapton aveva appena concluso la sua esperienza con i Cream (e non ci sarebbero state reunion, anche se sporadiche, sino a quelle del 1993 e del 2005). Winwood era arrivato ad un punto morto con i Traffic, ma l’esperienza sarebbe stata inaspettatamente riesumata nel 1970 con il celeberrimo LP John Barleycorn Must Die.

I due musicisti, in quell’inizio di 1969, si erano trovati con l’idea di suonare insieme, ma la volontà di formare insieme un nuovo gruppo incontrava la resistenza di Clapton, restio a sviluppare un’esperienza simile a quella vissuta con i Cream, un gruppo composto da tre colossi in grado di stare in piedi anche da soli, per bravura e per ego personale. Oltretutto egli era incerto sul fatto di includere Baker nella nuova formazione, dal momento che tempo addietro egli aveva promesso a Bruce che i tre un giorno avrebbero ripreso a fare musica insieme (quindi nessuno poteva essere escluso a priori). Winwood vinse i dubbi dell’amico spiegando come l’inclusione del fenomenale batterista tra i ranghi del nuovo gruppo ne avrebbe rafforzato sia la qualità che il prestigio.

[continua nella prossima puntata]

 

  Massimo Bonomo – Onda Musicale

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