11 Agosto 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Mercoledì, 15 Luglio 2020 07:18

15 luglio 1989: i Pink Floyd suonano a Venezia e conquistano il mondo

15 luglio 1989: i Pink Floyd suonano a Venezia e conquistano il mondo
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L'autore Stefano Leto


Era il 15 luglio 1989 e Venezia si apprestava ad accogliere una folla di oltre 200.000 persone accorse in laguna per assistere al concerto dei Pink Floyd.

L'evento fu trasmesso in mondovisione dalla Rai e, tuttora, rimane una coda di grandi polemiche oltre alla certezza di un evento rimasto nella memoria delle persone come un evento epocale.

Le critiche furono molte e principalmente riguardarono l'incapacità organizzativa della città ad accogliere una folla enorme di persone subendo, alla fine, l'assalto pacifico di un'orda accampata ovunque.

Ad aprile di quell’anno la proposta dell’organizzatore Fran Tomasi, veneziano d’adozione, (leggi la nostra intervistadi tenere un concerto dei Pink Floyd su un palco galleggiante, completamente gratuito e trasmesso in diretta televisiva e in mondovisione dalla Rai, era stata accolta in maniera possibilista dal Comune della città lagunare e in particolare dall’allora assessore competente Nereo Laroni. L’operazione era complessa e costosa ma unica nel suo genere.

Una parte della giunta, per la verità, si oppose ponendo dubbi sull'opportunità di svolgere l'evento di fronte a Piazza San Marco e, per di più, la sera della tradizionale festa del Redentore. Ci fu battaglia politica, questo è certo. Una parte era favorevole e un'altra contraria ma alla fine fu deciso di predisporre un palco galleggiante in mezzo alla laguna.

Tutto il resto è storia. Duecentomila persone, forse qualcuna di più, occuparono ogni spazio possibile in Piazza San Marco e sulla Riva degli Schiavoni sin dal primo mattino, compresi i tetti degli imbarcaderi. Qualcuno tentò anche la scalata delle impalcature del Palazzo delle Prigioni in quel mpmento in fase di restauro, per avere una miglior vista del palco galleggiante in quanto il Comune non aveva posizionato alcuna transenna o servizio d'ordine e nemmeno dei gabinetti chimici. Solo all'ultimo momento fu deciso un abbassamento dei decibel al punto che dalla terra ferma era quasi impossibile sentire la musica.

Anche la richiesta di posizionare un maxi schermo fu negata per motivi di ordine pubblico.

Al pubblico, invitato da settimane di spot televisivi, fu negata assistenza anche da molti locali pubblici, mentre altri invece colsero l’occasione per speculare sui prezzi di bevande e cibo.

Il concerto iniziò con l’autorizzazione firmata solo all’ultimo istante e durò solo 90 minuti per esigenze televisive. La mancanza di servizio d’ordine  non aveva impedito la scalata alle torri di illuminazione che erano quindi rimaste in gran parte spente. La forza pubblica arrivò solo nel pomeriggio e fu prevalentemente incaricata di circoscrivere eventuali risse e agitazioni.

Alla fine dello spettacolo  tutti tornarono a casa e la città rimase con tonnellate di immondizie e sporcizia ovunque. Nessuno pulì per ben due giorni lasciando la città in uno stato di degrado assoluto.

Per Venezia e per i veneziani fu un incubo e per la maggior parte dei fans una giornata indimenticabile e memorabile, nonostante la disorganizzazione totale.

Il concerto fu uno dei momenti più alti della storia della band orfana del bassista Roger Waters che avava lasciato la band e cercato di tenere per se il nome attraverso una causa che, qualche anno dopo, respinse le sue richieste e lascio a David Gilmour il diritto di utilizzare il nome Pink Floyd, cosa che il chitarrista non fece mai comunque.

Quello che è certo è che fu uno spettacolo memorabile, terminato con i fuochi d'artificio partiti sull'ultima nota dell'ultima canzone, che illuminarono la splendida laguna di Venezia.

La polemica politica durò alcuni anni e il conseguente processo alla Corte dei Conti sentenziò che tutti gli amministratori erano corresponsabili in misura uguale della violenza e allo scempio fatti alla città.

Qualche anno dopo questa vicenda è stata raccontata dalla formazione veneziana dei Pitura Freska con la celebre ed ironica canzone "Pin Floi".

 

   Stefano Leto

 

 

 

 

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