6 Giugno 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Sabato, 08 Aprile 2017 04:44

Marco Sfogli: intervista al virtuoso chitarrista partenopeo

Marco Sfogli: intervista al virtuoso chitarrista partenopeo
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L'autore


Marco Sfogli, nato a Napoli il 4 aprile del 1980, è un chitarrista, compositore e arrangiatore italiano impegnato su più fronti musicali, non solo nel nostro Paese.

Oltre ad essere un eccellente solista, ed aver militato nella Nuova Compagnia di Canto Popolare, è attualmente il chitarrista della Premiata Forneria Marconi, sostituendo lo storico Franco Mussida, ma non solo. Lo abbiamo raggiunto per fargli qualche domanda a riguardo sulla sua sfolgorante carriera in costante evoluzione.

 

Quando, e come, hai cominciato a suonare la chitarra?

“Ho cominciato sin da piccolo, i primi ricordi vanno alla metà/fine degli anni ’80. In casa c’erano tante chitarre classiche ed è stata una scelta abbastanza naturale anche se all’epoca era più un divertimento ed un gioco che altro. Poi per un periodo di tempo abbastanza breve sono passato alla batteria per tornare definitivamente alla chitarra intorno alla metà degli anni ’90 e prenderla in maniera decisamente più seria”.

Quali sono i tuoi artisti e le tue band di riferimento?

“Sono cresciuto musicalmente in quegli anni, ascoltando quindi tutto ciò che era rock e mainstream all’epoca, da Van Halen agli Europe, Winger, Toto etc. e soprattutto grazie a mio fratello più grande ed appassionato di chitarra, a tutto il movimento shred dell’epoca che ancora oggi è riconosciuto come l’era d’oro della chitarra rock/metal. Poi negli anni ‘90 ho scoperto il prog e mi sono appassionato a band come Dream Theater, Rush, Marillion e così via. Oggi ascolto un po’ di tutto e cerco di tenermi aggiornato quanto più è possibile su ciò che succede in giro anche se trovo molto meno interessante quel che propongono le radio rispetto ad anni fa”.

Parlaci della tua collaborazione con la Nuova Compagnia di Canto Popolare

La Nuova Compagnia di Canto Popolare è come se fosse un’estensione della mia persona, qualcosa che mi accompagna fin da quando sono nato essendo composta dai miei genitori fondamentalmente. Non riesco a non pensare ad un giorno senza la loro musica, avrò visto decine e decine di prove in casa e ascoltato in anteprima centinaia di brani. L’avventura è cominciata subito dopo aver terminato il liceo, non avendo alcuna intenzione di proseguire gli studi all’università sono entrato in pianta stabile nel gruppo in qualità di polistrumentista fino ad inizio 2015 quando per motivi prettamente logistici mi sono dovuto spostare al Nord. Mi manca un po’ la NCCP, l’ambiente familiare, le risate continue, i viaggi assieme e tutto il resto”.

E per quanto riguarda il progetto solista di James LaBrie dei Dream Theater?

“Tutto è nato da un’amicizia comune, stavo lavorando ai brani di un disco che poi è diventato “Ego” di Alex Argento quando lui stesso mi mise in contatto con Matt Guillory, tastierista del progetto solista di James. Ne nacque una bella amicizia anche se solo virtuale e fu lui a propormi a James per le registrazioni di “Elements of Persuasion”. È stata la collaborazione che mi ha lanciato nel panorama internazionale, che mi ha permesso di essere conosciuto e di consolidare una discreta fan base. La band è tuttora attiva, con tre dischi in studio e un tour mondiale. Ovviamente essendo un progetto parallelo rispetto ai Dream Theater tutto ruota attorno alla disponibilità di James e dei suoi impegni, ma c’è comunque la volontà di continuare quest’avventura sia in studio che dal vivo”.

Come sei entrato a far parte della PFM e com’è suonare con un gruppo storico come quello?

“È successo tutto per puro caso e quasi dalla sera alla mattina. Mi ha chiamato Franz Di Cioccio che senza mezzi termini mi ha chiesto se fossi interessato ad entrare nella band. Avevo poco da fare all’epoca e l’idea di entrare in una band affermata e con una grande storia come la PFM era anche motivo per farmi conoscere maggiormente in Italia. Sono stato felice di aver accettato la proposta e di contribuire ancora all’evoluzione e al futuro di questo gruppo che ha veramente fatto la storia del rock. Abbiamo un disco nuovo in uscita per Ottobre che mi vedrà anche in veste di co-autore per alcuni brani”.

Parlaci un po’ del tuo nuovo progetto Icefish

“L’idea della band è nata circa un paio di anni fa, subito dopo la collaborazione al disco di Virgil Donati intitolato “In This Life”. Ci siamo incontrati e siamo stati assieme per circa una settimana durante la quale abbiamo cominciato a buttare giù delle idee che poi si sono rivelate spunti interessanti su cui lavorare successivamente ognuno dalla propria postazione. La band è composta da Virgil Donati alla batteria, Alex Argento alle tastiere, Andrea Casali al basso e voce ed io alle chitarre. Ci siamo affidati al crowdfunding per la produzione del materiale audio, del merchandise e tanto altro ancora ed ora siamo nella fase di ultimazione dei brani per questo primo album che vedrà la luce molto probabilmente entro questa estate. Seguirà ovviamente un tour che stiamo definendo proprio in questi giorni”.

Che tipo di chitarre ed amplificatori utilizzi abitualmente?

“Sono endorser Ibanez da ormai 7 anni e non nego un certo orgoglio nell’avere un mio modello signature (Ibanez MSM1) presentato proprio a Gennaio di quest’anno al NAMM di Los Angeles e che sarà disponibile a breve anche in Italia. È una chitarra molto semplice nella sua struttura, versatile e comoda da suonare. Con Icefish invece utilizzo prevalentemente chitarre a 7 corde visto il sound che abbiamo deciso di delineare per i brani. Stessa cosa per la James LaBrie band, chitarre a 7 corde e in alcuni casi anche con accordature drop. Per quanto riguarda gli amplificatori utilizzo già da un po’ di anni il Multiamp, una macchina digitale della italianissima DV Mark che trovo molto versatile e convincente e che oramai mi accompagna in quasi tutti i live”.

E per quanto riguarda l’effettistica?

“Dal vivo uso veramente pochissimi effetti e quasi tutti provenienti dal Multiamp. A terra ho un accordatore della TC Electronics, un sistema wireless della Line 6 e un wah della Dunlop. Il Multiamp è gestito dalla sua pedaliera midi che mi permette di cambiare suoni in tempo reale e aggiungere effetti senza dover saltare su decine di pedali contemporaneamente. In studio la situazione è abbastanza diversa, molto dipende dal tipo di suono che si vuole ottenere. La mia idea è comunque sempre di avere un buon suono di partenza e a terra poca roba, ma funzionale”.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Suonare quanto più è possibile! Non riesco a stare a casa senza far nulla e con due band all’attivo ci sarà sicuramente tanto live nell’immediato. Sto anche lavorando ad un terzo disco solista che però non vedrà la luce prima del prossimo anno e nel frattempo porto in giro la mia musica suonando in trio con Roberto Gualdi alla batteria e Alberto Bollati al basso”.

 

Vanni Versini – Onda Musicale

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