10 Agosto 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Lunedì, 30 Marzo 2020 15:13

Mauro Borgogno e i Rising Power: l’anima del rock in Trentino

Mauro Borgogno e i Rising Power: l’anima del rock in Trentino
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L'autore Salvatore Leo


E’ stata la band rock più conosciuta del Trentino negli anni '90. Non c’è paese, in Provincia, che non li abbia ospitati a suonare almeno una volta, in quegli anni.

Era impossibile trattenersi dal battere il tempo, fare headbanging, o air guitar quando i Rising Power suonavano i loro pezzi o le cover rock anni '70 che erano parte integrante della scaletta dei loro concerti. Ripercorriamo quegli anni intervistando Mauro Borgogno, chitarrista e leader indiscusso di quel gruppo che tanti trentini (ma anche veneti e friulani) fecero divertire qualche anno fa.

Oltre ai Rising Power, Mauro vanta importanti collaborazioni con grandi artisti, tra cui Gatto Panceri e Andrea Braido, e in questi mesi sta lavorando ad un disco con il giovane artista trentino Massimo Pala, in uscita fra qualche mese.

 

Mauro, come ti sei avvicinato alla musica?

"Nel 77 il mio sogno era suonare la chitarra elettrica in un gruppo: ero attratto dai suoni rock dei Rolling Stones, dei Deep Purple, di Santana ma anche dal blues di Clapton o dai Dire Straits. A 13 anni andai a lavorare in estate pur di comprarmi la prima chitarra elettrica, una vecchia Eko che pagai 40.000 lire, e un ampli che non era altro che una vecchia radio valvolare adattata. Più avanti arrivarono il primo vero amplificatore e un microfono. Con passione ed impegno imparai a suonare, guadagnando anche qualcosa. Iniziai suonando liscio, che all’epoca rendeva di più: fu un’esperienza determinante per la mia formazione musicale."

 

Ad un certo punto, arriva il momento di fondare i Rising Power…

"Trovai degli amici con la mia stessa passione per il rock. Nei primi anni il pubblico lo considerava rumore. Quando gli appassionati aumentarono, capimmo che era il momento di fondare i Rising Power. L’ondata del metal degli anni 80 giocò in parte a nostro favore e riuscimmo pian piano a conquistarci la fiducia del pubblico e degli organizzatori, suonando anche fuori regione."

 

Il palco era la vostra casa. Avete fatto centinaia di concerti in tutto il Triveneto. Secondo te è ancora possibile, oggi, raccogliere tutto quell’entusiasmo per la musica?

"Secondo me oggi è più difficile. Il pubblico attuale è più protagonista e meno spettatore, preferisce le serate DJ, il Karaoke, gli aperitivi. I locali si adattano a queste tendenze e propongono sempre meno musica live. Quelli che lo fanno sono sommersi da richieste di band che vogliono esibirsi, ma i cachet sono bassi ed è difficile pagarsi le spese: così i musicisti professionisti rinunciano, e la qualità della musica live in generale si abbassa. Poi c’è la questione delle nuove proposte. I musicisti con talento esistono ancora, e grazie al web riescono a farsi conoscere. La differenza la fa l’impegno e la passione che ci mettono nel fare musica, ma chi pensa che l’importante sia apparire sul web, fa poca strada."

 

Vivendo sul palco gomito a gomito con le stesse persone, c’è il rischio che si creino delle tensioni. Come siete riusciti a mantenere l’affiatamento del gruppo in tutti questi anni?

"E chi ti ha detto che siamo riusciti a mantenerlo? In tanti anni abbiamo avuto diversi cambi di formazione, per motivi di lavoro o per altre ragioni. L’impegno richiesto era notevole, e non tutti erano disposti a offrirlo. Dagli anni 90 la formazione si è stabilizzata anche grazie alla scelta di fare meno concerti, ma di qualità. Alla fine siamo diventati anche ottimi amici. Negli ultimi anni i concerti sono ridotti ad un paio all’anno e pian piano il gruppo si è fermato."

 

Quindi ora hai altri progetti musicali…

"Ho scelto di provare esperienze differenti (Medieval Gypsies, i Santana Tribù e la Kombrikola), che mi danno moltissima soddisfazione. I Rising Power sono momentaneamente in standby, ma stiamo ragionando ad un ritorno, vedremo."

 

Come è il rapporto del pubblico trentino con il rock oggi?

"Purtroppo è cambiato moltissimo. Ma è un problema della musica in generale, non solo del rock. Allora la gente veniva per ascoltare chi suonava, pagando volentieri il biglietto per entrare, e questo bastava per organizzarsi in autonomia. Oggi il pubblico dà per scontata la presenza della musica live, la sente con indifferenza, ma non la ascolta. Per fare quello che facevamo anni fa, oggi servirebbe un enorme investimento pubblicitario. Tuttavia, le serate che io e mia figlia Katia teniamo d’estate nei camping o negli alberghi hanno un buon riscontro dal pubblico, soprattutto se straniero, e questo ci dà fiducia in quello che facciamo."

 

Ora Rising Power è un’associazione che propone formazione musicale. Cosa è cambiato secondo te nel modo di imparare a suonare?

"La scuola di musica è attiva dal 1994: all’epoca i ragazzi venivano per loro scelta ad  iscriversi per imparare a suonare. Oggi la scelta la fanno i genitori, che vogliono un figlio musicista. Ciò è un rischio: per la musica ci vuole passione e dedizione e le motivazioni devono arrivare dal ragazzo stesso, non dalla volontà del genitore."

 

Come vedi l'avvento del computer e di Internet nello studio e nella produzione musicale?

"Per quanto riguarda lo studio, chi si avvicina alla musica oggi, ha un mare di materiale didattico disponibile sul web. Chi ha talento e/o buona volontà ha delle opportunità migliori di quelle che c’erano in passato. A livello di produzione musicale, queste tecnologie sono strumenti fantastici dalle potenzialità straordinarie. Per sfruttarli completamente, però bisogna imparare ad usarli, il che non è semplicissimo. La loro applicazione in musica richiede gusto ed esperienza per districarsi nella miriade di effetti a disposizione e per non rischiare di creare cose imbarazzanti."

 

  Salvatore Leo – Onda Musicale

 

 

 

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