6 Agosto 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Lunedì, 17 Ottobre 2016 10:50

Mario Campanella: intervista all'autore di "Syd Diamond. Un genio chiamato Barrett"

Mario Campanella: intervista all'autore di "Syd Diamond. Un genio chiamato Barrett"
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L'autore Stefano Leto


A dieci anni dalla morte di Syd Barrett, è uscito lo scorso mese di luglio un libro molto interessante che racconta la biografia di uno dei fondatori dei Pink Floyd, nonchè anima della band per il periodo di permanenza nel gruppo.

Il libro è stato scritto dal giornalista scientifico Mario Campanella e si intitola "Syd Diamond. Un genio chiamato Barrett" e racconta come il ragazzo che fondò i Pink Floyd, e che ne ispirò i futuri successi, fosse affetto da una forma della sindrome di Asperger. (leggi l'articolo)

All’interno del libro sono contenute molte testimonianze di ex fidanzate e di parenti di Syd Barrett e alla fine della lettura si ha la netta e piacevole sensazione di "saperne di più" su colui che, certamente, è stato l'anima dei una delle band più amate di tutti i tempi.

Abbiamo contattato l'autore del libro, Mario Campanella, e gli abbiamo rivolto alcune domande.

 

Mario Campanella è giornalista impegnato su tematiche importanti che riguardano anche i giovani. Quando nasce la tua passione per la musica?

"Nella prima infanzia, ricordo che la musica mi piaceva molto già a cinque, sei anni. Il primo pezzo che mi rapì fu  “Solo tu“ dei Matia Bazar. Avrò avuto sei anni. Poi con l’adolescenza  l’incontro con la grande musica. Il mio rimpianto è non saper leggere nemmeno le note!"

La scorsa estate hai pubblicato il libro “Syd Diamond. Un genio chiamato Barett”. Come è nata questa idea?

"Nel 2015 ho scritto una pubblicazione scientifica per Fioriti su Syd, che era stato un mito della mia giovinezza. Volevo cercare le prove del fatto che - ci racconta il giornalista - egli non fosse schizofrenico ma che avesse la sindrome di Asperger. Spero di esserci riuscito  o, perlomeno, di avere aperto qualche dubbio a chi pensa il contrario."

Dopo l’uscita di Barrett dai Pink Floyd è iniziata la cosiddetta “era Waters”. Cosa ne pensi?

"Waters è un grandissimo genio, immenso, ma credo che sia anche un po Syd. Nel libro cerco di mettere l’accento su questa combinazione simbiotica che non si è mai spezzata. Tutti i grandi successi scritti da Waters - prosegue Campanella - sono in un certo senso ispirati da Syd. È innegabile e questa simbiosi trova la sua consacrazione nel brano Hey You."

Ti sei mai chiesto cosa sarebbero stati i Pink Floyd con Syd Barrett? Secondo te sarebbero arrivati così in alto?

"Forse no ma è un ragionamento paradossale. Syd è stato un musicista straordinario, ancora oggi innovativo. Il suo compito psichedelico  era terminato già nel 1968. Gli altri hanno saputo rendere comprensibile al pubblico la sua musica, forse semplificandola troppo, ma senza quel dramma avremmo avuto "The Dark Side of the Moon"  e "Whish You Were Here?"

Cosa ne pensi della figura, a volte schiva, di Nick Mason?

"È, come Wright, vittima della primazia della triade Barrett-Waters-Gilmour - ci spiega l'autore - ma credo abbia dato un contributo importante al successo dei  Pink Floyd  forse più di  Wright. Per me è stato un grandissimo musicista."

In questi giorni Roger Waters è in America dove suonerà insieme a Neil Young, The Who, Paul McCartney, Rolling Stones, Eric Clapton in quello che è già stato definito il “Woodstook del terzo millennio”. Cosa ne pensi?

"Sentimentalmente sono preso da questi vintage ma credo che siano  operazioni profondamente sbagliate per una serie di motivi. Certo, vedere insieme Waters e Clapton  a chi non piacerebbe?  Però non vorrei che  fosse  un’operazione nostalgia esclusivamente  commerciale."

All’inizio del prossimo anno dovrebbe uscire il nuovo disco di Waters, atteso da anni. Che cosa ti aspetti dal disco?

"Da Waters mi aspetto sempre qualcosa di grande,  anche se la sua denuncia politico-sociale di 40 anni fa andrebbe benissimo anche adesso. Credo che la sua rabbia oggi sia ancora più creativa. La sua grandezza è sempre stata quella di  leggere nel cuore della Società non facendo differenze tra Stati Uniti ed Europa. Certo, forse è diventato più americano  nelle strutture di personalità ma è come se fosse un Bukowski."

Recentemente sono apparse delle frasi sui social che lasciavano intendere una possibile reunion dei Pink Floyd. La posizione di Mason, Gilmour e Waters è ampiamente nota. Tu cosa ne pensi e credi che un giorno sarà possibile che avvenga?

"Personalmente sono per l’idea dell’assenza. I Pink Floyd appartengono alla  Storia, non solo  alla musica. Tra un secolo saranno studiati  (se si studierà ancora....). Spero che evitino riunioni revansciste."

 

Stefano Leto - Onda Musicale

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