Musica

Quando Benny Goodman, Frank Sinatra ed i Beatles sfidarono le leggi razziali

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Questo è il mese in cui vanno ricordate e celebrate le lotte e le conquiste degli afroamericani per i loro diritti civili, ma non va neanche dimenticato il ruolo che hanno avuto in tutto questo grandi artisti come Benny Goodman, Frank Sinatra ed i Beatles.

Benny Goodman, “The King of Swing”, ha portato il jazz ed il Dixieland fuori dai suoi confini facendolo conoscere alla massa ed è stato infatti il primo di questo “triumvirato” a fare un passo verso l'integrazione ed i diritti civili.

Durante la seconda metà degli anni '30 era assolutamente proibiti ai musicisti bianchi di suonare con quelli neri e viceversa. Se nel Nord degli Stati Uniti si parlava per lo più di un “accordo tra gentiluomini” nel Sud vigevano invece le leggi Jim Crow che servirono a creare e a mantenere la segregazione razziale.

A Goodman, un ebreo di Chicago, non importava nulla di tutte queste leggi. Era un musicista e voleva solo jammare con i migliori musicisti possibili e non gli importava certo del colore della loro pelle.

Nel 1935 Goodman invitò il pianista afroamericano Teddy Wilson ed il batterista Gene Krupa ad entrare nel suo Benny Goodman Trio. Un anno dopo, nel 1936, invitò anche il vibrafonista Lionel Hampton creando così il Benny Goodman Quartet. Scelte per le quali avrebbe potuto essere arrestato, ma che invece si rivelarono vincenti per il suo successo e la sua musica che divenne famosa in tutti gli Stati Uniti d'America.

Nel gennaio del 1938 molti artisti afroamericani raggiunsero Goodman al suo concerto presso la prestigiosa Carnegie Hall. Non troppo tempo dopo che le band integrate, almeno nel Nord, hanno cominciato a fiorire in tutta la nazione e a spianare la strada anche a sportivi come Jackie Robinson quando ha debuttato con i Brooklyn Dodgers nel 1947.

Nonostante i suoi orientamenti politici più tendenti alla destra verso gli ultimi anni di vita, Frank Sinatra è stato anche lui un simbolo di questa lotta. Basti pensare che nel 1945, quando l'orrore dell'Olocausto sconvolse il mondo, lui recitò in un cortometraggio (“The House I Live In”) decisamente contro l'antisemitismo.

Durante gli anni '50 ha sfidato poi la “lista nera” anticomunista assumendo scrittori e registi, presunti, membri del Partito Comunista per poi manifestare apertamente le sue convinzioni a Las Vegas.

Sempre a Las Vegas, più precisamente nei suoi famosi casinò, anche grandi artisti come  Louis Armstrong, Nat King Cole e Lena Horne venivano trattati come tutti gli altri clienti afroamericani senza distinzioni particolari nonostante la loro fama.

Stando a quanto riferito, erano infatti costretti ad entrare dalle porte di servizio e gli era proibito avvalersi di qualsivoglia altro servizio dei lussuosi hotel. Basti pensare che una volta il Sands Hotel and Casino di Las Vegas svuotò addirittura la piscina dopo che Sammy Davis Jr. ci aveva fatto un tuffo dentro.

Scandalizzato dalla cosa Sinatra disse a Jack Entratter del Sands Hotel che se Davis non avesse goduto degli stessi privilegi di chiunque altro lui non si sarebbe più esibito lì dentro. Nel 2015 Corinne Sidney, che sposò due volte Entratter, dichiarò al Las Vegas Review Journal che Frank Sinatra ha fatto di più per porre fine alla segregazione rispetto a chiunque altro io abbia mai conosciuto. Era il potere del mondo dello spettacolo. Ecco come si sentiva, un fervente sostenitore dell'uguaglianza”.

Anche i Beatles durante il loro primo tour americano nell'estate del 1964, sebbene fossero ancora molto giovani, si batterono per i diritti civili. Tre settimane prima del loro concerto al Gator Bowl di Jacksonville in Florida (11 settembre) i Fab Four erano a Las Vegas. È stato infatti lì che Larry Kane, all'epoca giornalista radiofonico ventunenne di Miami ed unico rappresentante dei media a partecipare all'intero tour, ha fatto un commento sulle rigide politiche di segregazione in vigore a Jacksonville. Praticamente l'unica città in Florida in cui si sono esibiti.

Da quel che ricorda Kane la risposta fu chiara ed inequivocabile: nessun posto a sedere non segregato, niente Beatles. Un ultimatum che è arrivato poche ore prima che il concerto di John Lennon, George Harrison, Paul McCartney e Ringo Starr iniziasse.

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Tags: John Lennon/The Beatles/Frank Sinatra/Ringo Starr/Paul McCartney/George Harrison/Louis Armstrong/Benny Goodman
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