Nel cuore di Montreux, affacciati sulle acque cristalline del Lago di Ginevra e all’ombra delle maestose Alpi svizzere, sorgevano i leggendari Mountain Studios.
Questa struttura di registrazione (i Mountain Studios), attiva dal 1975 al 1993, rappresenta uno dei capitoli più affascinanti della storia della musica rock internazionale, un luogo dove arte, tecnologia e paesaggio mozzafiato si fusero per creare alcune delle opere più memorabili della musica contemporanea.
La storia dei Mountain Studios è legata a quella del Montreux Jazz Festival e del suo fondatore, Claude Nobs
Nel 1967, Nobs aveva dato vita al festival che sarebbe diventato uno degli eventi musicali più prestigiosi al mondo. La sua passione per la musica e la sua visione imprenditoriale lo portarono, nel 1975, a realizzare un sogno ambizioso: creare uno studio di registrazione di livello mondiale nel cuore delle Alpi svizzere.
L’idea non era casuale. Montreux aveva già dimostrato di essere un magnete per i musicisti internazionali grazie al festival, e la Svizzera offriva vantaggi fiscali significativi per gli artisti stranieri. Inoltre, l’ambiente sereno e isolato del lago di Ginevra rappresentava l’antitesi perfetta al caos delle grandi città, promettendo ai musicisti un rifugio creativo senza distrazioni.
I Mountain Studios nacquero all’interno del complesso del Montreux Casino, lo stesso edificio che nel 1971 era andato a fuoco durante un concerto di Frank Zappa, evento immortalato dai Deep Purple nel brano “Smoke on the Water“. Questa coincidenza storica conferì agli studi un’aura leggendaria fin dall’inizio.
All’avanguardia dell’innovazione
I Mountain Studios erano concepiti come una struttura all’avanguardia, dotata delle tecnologie più avanzate disponibili negli anni ’70 e costantemente aggiornata nel corso dei decenni. La struttura si articolava su più livelli, con diverse sale di registrazione progettate per soddisfare esigenze musicali differenti.
Studio A: il cuore pulsante
Lo Studio A rappresentava il fiore all’occhiello della struttura. Dotato di una sala di ripresa di dimensioni generose (circa 80 metri quadrati), era progettato per ospitare orchestre complete o band con setup complessi. L’acustica della sala era stata studiata meticolosamente, con pannelli mobili che permettevano di modificare le caratteristiche sonore dell’ambiente a seconda delle necessità di registrazione.
Il cuore tecnologico dello Studio A era rappresentato da una console di mixaggio Neve 8068, considerata una delle migliori al mondo per la registrazione rock e pop. Questa console a 32 canali, famosa per il suo suono caldo e musicale, era la stessa utilizzata in studi leggendari come Abbey Road. La sala regia era equipaggiata con monitor Westlake Audio BBSM-10, garantendo un ascolto di riferimento estremamente preciso.

Sistema di registrazione multitraccia
Negli anni ’70 i Mountain Studios adottarono il sistema di registrazione a 24 tracce Studer A800, uno standard professionale che permetteva una flessibilità compositiva senza precedenti. Questo sistema venne successivamente aggiornato con tecnologie digitali, mantenendo sempre gli studi al passo con l’evoluzione tecnologica del settore.
Studio B e strutture accessorie
Lo Studio B, più piccolo ma altrettanto ben equipaggiato, era ideale per overdub, missaggi e progetti più intimi. Entrambi gli studi erano collegati da un sistema di comunicazione interno che permetteva sessioni simultanee e collaborative.
La struttura comprendeva anche ampie sale prove, aree relax con vista panoramica sul lago e persino appartamenti dove gli artisti potevano soggiornare durante le lunghe sessioni di registrazione. Questa concezione “residenziale” dello studio era rivoluzionaria per l’epoca e contribuì significativamente al successo della struttura.
Strumentazione
I Mountain Studios vantavano una collezione impressionante di strumenti musicali e attrezzature. Tra i pezzi più pregiati si annoveravano diversi pianoforti a coda Steinway, una vasta gamma di amplificatori vintage (Marshall, Vox, Fender), batterie Ludwig e Grestch, e una collezione di chitarre e bassi d’epoca. Questa dotazione strumentale, combinata con l’acustica eccellente degli ambienti, permetteva agli artisti di esplorare sonorità uniche e raffinate.
Leggende della musica nei Mountain Studios
I Mountain Studios attrassero nel corso dei loro diciotto anni di attività alcuni dei più grandi nomi della musica internazionale. Ogni artista che varcò la soglia di questi studi lasciò un’impronta profonda nella loro storia.
Queen: un’intensa storia d’amore con Montreux
Senza dubbio, i Queen rappresentano la colalborazione più famosa e duratura con i Mountain Studios. La band britannica scoprì la struttura nel 1978 e se ne innamorò immediatamente. Freddie Mercury, in particolare, trovò in Montreux una seconda casa, tanto da acquistare un appartamento nella città e considerarla il suo rifugio artistico.
I Queen registrarono nei Mountain Studios alcuni dei loro album più celebri, tra cui “Jazz” (1978), “The Game” (1980), “Hot Space” (1982), “The Works” (1984), “A Kind of Magic” (1986), “The Miracle” (1989) e “Innuendo” (1991). Questi lavori includono hit mondiali come “Crazy Little Thing Called Love“, “Another One Bites the Dust“, “Under Pressure” (la celebre collaborazione con David Bowie), “Radio Ga Ga” e “I Want to Break Free“.
La relazione tra Freddie Mercury e Montreux era così profonda che l’artista continuò a frequentare gli studi anche negli ultimi anni della sua vita. Le sue ultime registrazioni vocali furono effettuate proprio ai Mountain Studios, materiale che venne poi utilizzato per l’album postumo “Made in Heaven” (1995).
David Bowie, innovazione e sperimentazione
David Bowie fu un altro habitué dei Mountain Studios, attratto dalle loro possibilità tecniche e dall’ambiente stimolante. Oltre alla già citata collaborazione con i Queen per “Under Pressure”, Bowie utilizzò gli studi per diversi progetti, incluse sessioni per l’album “Tonight” (1984) e vari lavori di remix e sovraincisioni. La presenza di Bowie agli studi era caratterizzata da un approccio sperimentale e innovativo, spesso coinvolgendo tecnologie all’avanguardia e collaborazioni inaspettate con altri artisti presenti nella struttura.
The Rolling Stones: rock aristocracy
I Rolling Stones scoprirono i Mountain Studios negli anni ’80 e li utilizzarono per diverse sessioni di registrazione e pre-produzione. La band apprezzava particolarmente la privacy e la qualità tecnica della struttura, che permetteva loro di lavorare senza le pressioni tipiche degli studi commerciali nelle grandi città.
Chris Rea
Il chitarrista e cantautore britannico Chris Rea fu un altro cliente affezionato dei Mountain Studios. Rea utilizzò la struttura per registrare diversi album negli anni ’80 e ’90, apprezzando particolarmente la qualità sonora ottenibile per le registrazioni di chitarra blues e la possibilità di lavorare con tempi distesi.
Iggy Pop
Anche Iggy Pop (al secolo James Newell Osterberg Jr. – classe 1947) trovò nei Mountain Studios l’ambiente ideale per alcuni dei suoi progetti più raffinati. Il contrasto tra la sua energia punk e l’eleganza svizzera creò risultati artistici particolarmente interessanti, dimostrando la versatilità degli studi nell’accogliere generi musicali diversi.
La lista degli artisti che hanno registrato ai Mountain Studios include
- AC/DC: la band australiana utilizzò gli studi per sessioni di pre-produzione e registrazione negli anni ’80
- Rick Wakeman: il tastierista degli Yes apprezzava le possibilità offerte dalla strumentazione keyboards degli studi
- Montserrat Caballé: la celebre soprano collaborò con Freddie Mercury proprio ai Mountain Studios per l’album “Barcelona“
- Iron Maiden: alcune sessioni per album degli anni ’80
- Def Leppard: registrazioni e mixaggi per diversi progetti
- Gary Moore: il chitarrista irlandese registrò materiale blues e rock
Gli anni ’80 e la massima espansione
Gli anni ’80 rappresentarono l’apice del successo dei Mountain Studios. In questo decennio, la struttura raggiunse una reputazione internazionale che la poneva tra i primi cinque studi di registrazione al mondo, al pari di Abbey Road a Londra, Electric Lady a New York o Sunset Sound a Los Angeles.
Durante questo periodo, gli studi erano praticamente sempre occupati, con artisti che prenotavano sessioni con mesi di anticipo. La combinazione di tecnologia all’avanguardia, ambiente stimolante e gestione professionale creava un cocktail irresistibile per i musicisti di tutto il mondo. L’influenza dei Mountain Studios sulla musica di questo periodo è difficile da quantificare, ma molti critici musicali concordano sul fatto che il particolare “suono” ottenibile in questi studi abbia contribuito a definire l’estetica sonora del rock degli anni ’80.
Il declino, la chiusura e la fine di un’era
Nonostante il successo, i Mountain Studios iniziarono a incontrare difficoltà negli anni ’90. Diversi fattori contribuirono al loro declino:
Cambiamenti tecnologici
L’avvento delle tecnologie digitali e dei computer per la produzione musicale modificò radicalmente l’industria discografica. Molti artisti iniziarono a preferire la flessibilità di studi più piccoli o addirittura home studio, riducendo la domanda per strutture grandi e costose come i Mountain Studios.
Evoluzione dell’industria musicale
Gli anni ’90 videro una trasformazione profonda dell’industria musicale, con budgets di produzione ridotti e una maggiore attenzione ai costi. I grandi studi residenziali, simbolo dell’era del rock classico, iniziarono a perdere appeal commerciale.
Morte di Freddie Mercury
La scomparsa di Freddie Mercury nel 1991 rappresentò un colpo emotivo e commerciale significativo per i Mountain Studios. Mercury era stato non solo un cliente fedele ma anche un ambasciatore informale della struttura, attirando altri artisti con la sua presenza.
Nel 1993, dopo diciotto anni di attività, i Mountain Studios chiusero definitivamente i battenti. La decisione fu presa con grande dispiacere da Claude Nobs e da tutto lo staff, ma le circostanze economiche e industriali rendevano insostenibile la continuazione dell’attività. Nonostante la chiusura, l’eredità dei Mountain Studios continua a vivere attraverso le centinaia di registrazioni realizzate al loro interno. Molti degli album prodotti in questi studi sono oggi considerati pietre miliari della musica rock e pop, e il loro impatto culturale è ancora evidente.
Il museo Queen
Nel 2013, in occasione del 40° anniversario del Montreux Jazz Festival, è stato inaugurato il Queen Studio Experience, un museo interattivo che ricostruisce fedelmente lo Studio B dei Mountain Studios dove i Queen registrarono molti dei loro successi. Questo spazio, situato all’interno del Montreux Music & Convention Centre, permette ai visitatori di immergersi nell’atmosfera creativa che caratterizzava gli studi.
Influenza sulla produzione musicale
Le tecniche di registrazione e produzione sviluppate ai Mountain Studios hanno influenzato generazioni di ingegneri del suono e produttori. Il particolare approccio alla registrazione rock, che bilanciava potenza e raffinatezza tecnica, è ancora oggi studiato nelle scuole di audio engineering.
Il turismo musicale
Montreux è diventata una destinazione privilegiata per gli appassionati di musica rock, attratti dalla storia dei Mountain Studios e dalla presenza del museo Queen. Questo fenomeno ha contribuito significativamente all’economia turistica locale, dimostrando l’impatto duraturo della struttura sulla città.
Per comprendere appieno l’importanza dei Mountain Studios nella storia della registrazione musicale, è necessario analizzare gli aspetti tecnici che rendevano unico il loro “sound”
Acustica ambientale
La posizione geografica degli studi, situati a 372 metri sul livello del mare e circondati dalle Alpi, creava condizioni acustiche particolari. L’aria più rarefatta e l’assenza di inquinamento sonoro urbano contribuivano a una chiarezza sonora distintiva, particolarmente evidente nelle registrazioni di strumenti acustici.
Catena audio
La catena audio dei Mountain Studios era caratterizzata da una filosofia “vintage” che privilegiava il calore analogico. Oltre alla console Neve 8068, la struttura utilizzava preamplificatori API, compressori Urei 1176 e LA-2A, e equalizzatori Pultec, tutti strumenti che oggi sono considerati “holy grail” dell’audio professionale.
Tecniche di microfonazione
Gli ingegneri dei Mountain Studios svilupparono tecniche di microfonazione innovative, particolarmente per la registrazione di batterie e chitarre elettriche. L’utilizzo creativo degli spazi naturali dell’edificio, incluse scale e corridoi, per creare riverberi naturali distintivi, divenne una signature sonora riconoscibile.
I Mountain Studios non erano solo un luogo di lavoro, ma una vera e propria comunità temporanea dove artisti, tecnici e staff condividevano esperienze creative e umane indimenticabili
Le Jam Session spontanee
Una delle caratteristiche più affascinanti della vita negli studi erano le jam session spontanee che nascevano dall’incontro casuale tra artisti diversi. Non era raro che membri dei Queen, David Bowie e altri musicisti si ritrovassero a improvvisare insieme nelle ore notturne, creando momenti musicali irripetibili che purtroppo rimanevano nella memoria dei presenti.
La cucina svizzera incontra il Rock
Lo staff degli studi aveva sviluppato un servizio di catering che combinava la raffinata cucina svizzera con le esigenze dei musicisti rock. Le pause pranzo diventavano momenti di socializzazione e scambio creativo, spesso prolungandosi in discussioni artistiche che influenzavano il lavoro in studio.
Il rifugio di Freddie Mercury
Freddie Mercury aveva trasformato uno degli appartamenti annessi agli studi nel suo rifugio personale, decorandolo con opere d’arte e oggetti provenienti dai suoi viaggi. Questo spazio privato diventò leggendario tra i musicisti, che lo consideravano un santuario della creatività rock.











