Renato Abate, noto con lo pseudonimo Garbo, è una figura di spicco della musica italiana, riconosciuto come uno dei principali esponenti della new wave tricolore.
Nato a Milano il 25 aprile 1958, Garbo ha segnato la scena musicale degli anni ’80 con uno stile unico, influenzato da artisti internazionali come David Bowie e Bryan Ferry, ma capace di fondere elementi europei con la sensibilità melodica italiana. La sua carriera, lunga oltre quattro decenni, è caratterizzata da una costante ricerca artistica, indipendenza creativa e un approccio sperimentale che lo ha reso un’icona di culto, pur mantenendo una riservatezza che lo distingue dal clamore mediatico.
Gli inizi: da Milano alla trilogia berlinese di Bowie
Garbo scopre la musica in adolescenza, grazie al fratello maggiore che lo introduce a dischi di artisti alternativi, e a programmi radiofonici come “Supersonic” della Rai, che trasmettono sonorità lontane dal mainstream nazionalpopolare. Impara a suonare la chitarra e registra le sue prime composizioni con un registratore a cassette. La svolta arriva a Lecco, dove, presso lo studio di registrazione del negozio di strumenti musicali Battistini, inizia a farsi notare da artisti locali come Giuseppe “Baffo” Banfi.
Il suo pseudonimo, Garbo, ispirato a un cognome comune in Veneto, viene scelto per la sua musicalità e semplicità
Nel 1981, Garbo debutta con l’album “A Berlino… Va Bene“, pubblicato il 21 settembre dalla EMI Italia, lo stesso giorno del leggendario La Voce del Padrone di Franco Battiato. L’album, ispirato alla trilogia berlinese di David Bowie, cattura l’atmosfera decadente della new wave mitteleuropea, con testi malinconici e sonorità elettroniche. Il singolo omonimo diventa un successo radiofonico, consacrando Garbo come un fenomeno della nascente scena new wave italiana.
La sua presenza scenica, algida ed elegante, richiama paragoni con Bowie e David Sylvian, mentre il suo timbro vocale profondo e il suono atmosferico conquistano critica e pubblico. Nello stesso anno, Battiato lo sceglie per accompagnarlo nel tour promozionale di *La Voce del Padrone*, un’esperienza che segna l’inizio della sua ascesa.
Gli anni ’80: il successo e il festival di Sanremo
Il 1982 vede l’uscita del secondo album, “Scortati“, che include i singoli Generazione e Vorrei Regnare. Questi brani, presentati al Festivalbar 1983, consolidano la popolarità di Garbo. L’anno successivo, il singolo Quanti Anni Hai?, realizzato in collaborazione con Antonella Ruggiero dei Matia Bazar e prodotto da Roberto Colombo, entra nelle classifiche di Radio Deejay, dimostrando la capacità di Garbo di unire sonorità new wave a melodie accattivanti.
Il 1984 è un anno cruciale: Garbo partecipa al Festival di Sanremo con “Radioclima”, tratto dall’antologia “Fotografie”, che raccoglie i suoi maggiori successi, alcuni rivisitati
Sebbene si classifichi nelle ultime posizioni, il brano vince il Premio della Critica in memoria di Saverio Rotondi, direttore di *Ciao 2001*, un riconoscimento che ne sottolinea la qualità artistica. Nello stesso anno, collabora con i Matia Bazar per il loro album Aristocratica, contribuendo al brano Ultima Volontà.
Nel 1985, Garbo torna a Sanremo con Cose Veloci, ma si piazza nuovamente tra gli ultimi. Nonostante ciò, la sua notorietà cresce, grazie anche alla partecipazione al Festivalbar e ad altre manifestazioni musicali. Seguono gli album Il Fiume (1986) e Manifesti (1988), che contiene il singolo Extra Garbo. Questi lavori confermano la sua capacità di esplorare sonorità elettroniche e rock decadente, pur mantenendo un appeal pop.
Gli anni ’90: indipendenza e sperimentazione
Verso la fine degli anni ’80, Garbo si allontana dalle major discografiche, rifiutando compromessi commerciali che lo avrebbero spinto verso un pop più accessibile. Nel 1992 fonda la sua etichetta, Discipline, per pubblicare musica in totale libertà creativa. Questa scelta, pur riducendo la sua visibilità mediatica, gli consente di esplorare nuove direzioni artistiche. Nel 1993 esce Macchine Nei Fiori e Cosa Rimane… Rivisitazioni (81-91), seguiti da Fuori Per Sempre (1995). Nel 1997, con Up The Line (The Virtual Sound, Word And Image), Garbo dà vita al movimento del “Nevroromanticismo“, coinvolgendo scrittori come Isabella Santacroce, Tommaso Labranca e Niccolò Ammaniti. L’album Grandi Giorni (1998) affronta le inquietudini del nuovo millennio, mentre le raccolte Garbo: I Successi (1999) e Il Meglio chiudono il decennio.
Gli anni 2000: la trilogia dei colori e nuove collaborazioni
Nel 2002, Garbo firma con l’etichetta Mescal e pubblica Blu, primo capitolo della sua “trilogia dei colori”, con i singoli Un Bacio Falso e Migliaia Di Rose. Seguono Gialloelettrico (2005), realizzato con Discipline e con collaborazioni di artisti come Morgan, i Delta V e Luca Urbani, e Come il Vetro (2008), che chiude la trilogia esplorando l’assenza o la totalità dei colori. Nel 2004, partecipa al progetto Iconoclash di Boosta (Subsonica), reinterpretando A Berlino… Va Bene in chiave post-punk, insieme a membri dei Linea 77. Nel 2006, un tributo intitolato ConGarbo vede artisti come Baustelle, Delta V, Krisma e Andy (Bluvertigo) reinterpretare i suoi brani, confermando la sua influenza sulla scena indipendente italiana.
Nel 2012 esce “La Moda”, con copertina disegnata dall’architetto Massimo Iosa Ghini, che celebra il sodalizio tra Garbo e il design
Nel 2015, l’album Fine, realizzato con Luca Urbani e finanziato tramite crowdfunding su MusicRaiser, unisce pop elettronico e glam rock, con la partecipazione di musicisti come Mauro Sabbione e Francesco Bianconi dei Baustelle. Nel 2016, per i 35 anni di carriera, Garbo pubblica il live Garbo Living 2016, un doppio album che ripercorre il suo percorso artistico.
Gli Anni Recenti: “Nel Vuoto” e l’Innovazione
Nel 2018, Garbo collabora con Eugene e Andy (Bluvertigo) nel singolo Radiowave, che raggiunge il primo posto nella classifica alternative di iTunes Italia. Nel 2019, canta nel brano Grave Emorragia di Personalità di Davide Matrisciano. Nel 2023, dopo otto anni, pubblica Nel Vuoto, un album che esplora il vuoto esistenziale e siderale, con sette nuovi brani e una nuova versione di Sembra. Questo lavoro si distingue per l’uso dell’intelligenza artificiale nella creazione di un videoclip, dimostrando la continua voglia di sperimentare di Garbo
Vita privata all’insegna della riservatezza
Garbo è noto per la sua discrezione. In un’intervista a Rolling Stone Italia del 2021, ha dichiarato di non amare l’apparenza e di aver scelto di allontanarsi dai riflettori dopo il successo degli anni ’80 per dedicarsi alla composizione e alla ricerca musicale. Vive a Milano con la moglie, mantenendo un profilo basso e proteggendo gelosamente la sua privacy. Durante la pandemia, ha raccontato di aver vissuto il lockdown con serenità, riflettendo sulla propria vita e sull’umanità, trovando nella solitudine un’occasione per conoscersi meglio.
Garbo è considerato il “David Bowie italiano” per il suo stile sofisticato e la capacità di coniugare melodia e sperimentazione
La sua influenza si riflette in artisti come Baustelle, Subsonica e Bluvertigo, che ne hanno riconosciuto il contributo alla musica italiana. La sua discografia, che spazia dalla new wave al pop elettronico, rimane un punto di riferimento per chi cerca un suono non convenzionale. Nel 2025, Garbo celebra 50 anni di carriera con concerti organizzati da Barley Arts, proponendo sia brani storici che nuovi, senza nostalgia ma con uno sguardo al futuro.








