In un panorama musicale dominato da band rumorose e da esplosioni di rock anni ’80, gli Everything But the Girl (spesso abbreviati in EBTG) sono emersi come una brezza fresca e sofisticata; un duo capace di trasformare il sussurro in un urlo globale.
Formati nel 1982 a Kingston upon Hull, gli Everything But the Girl – una coppia formta da Tracey Thorn alla voce e Ben Watt alla chitarra, tastiere e produzione – ha attraversato quattro decenni di musica, evolvendo da un pop jazzato e malinconico a un’elettronica ipnotica che ha ridefinito i confini del genere. La loro storia non è solo quella di una band, ma di un amore, di esperimenti audaci e di un ritorno trionfale che, nel 2023, ha riportato in vita uno dei tesori nascosti della musica britannica.
Tutto inizia all’Università di Hull
Tutto inizia negli anni ’80, in un’università di provincia nel nord dell’Inghilterra. Tracey Thorn, nata nel 1962 a Hatfield, è una giovane cantante con un background nel folk e nel post-punk. A 16 anni, aveva già fondato le Marine Girls, un gruppo tutto al femminile che mescolava voci eteree e chitarre minimali, attirando l’attenzione della scena indie londinese. Il loro album d’esordio, Lazy Ways (1983), è un cult per gli amanti del dream pop, ma Tracey, stanca delle dinamiche di gruppo, decide di intraprendere la carriera solista.

Firma con la Cherry Red Records e incide un album folk-jazz, A Distant Shore (1982), che la catapulta tra i nomi emergenti. Ben Watt, anch’egli nato nel 1962 a Londra, è un chitarrista e compositore con un’anima jazz. Figlio di un famoso musicista jazz, Tommy Watt, Ben ha già all’attivo un album solista, North Marine Drive (1983), prodotto dalla stessa etichetta di Tracey. I due si incontrano all’Università di Hull, dove condividono non solo lezioni ma anche una passione per la musica ibrida: lei con la sua voce calda e introspettiva, lui con arrangiamenti raffinati che fondono chitarra acustica e tocchi latini.
È un colpo di fulmine, sia romantico che artistico
Si mettono insieme, si sposano e, nel 1982, decidono di unire le forze in un progetto comune. Per il nome, scelgono qualcosa di ironico e quotidiano, ispirato a uno slogan pubblicitario del negozio di mobili Turner’s Furniture Store, situato su Beverley Road a Hull. Lo slogan recitava: “Everything but the Girl”, ovvero “Tutto tranne la ragazza“. L’idea era provocatoria: il negozio vendeva tutto ciò che un uomo poteva desiderare per arredare la sua casa – mobili, tappeti, lampade – ma non una compagna, lasciando intendere che la “ragazza” era l’elemento essenziale mancante. Tracey e Ben, con un velo di umorismo femminista, lo ribaltano in un nome che simboleggia completezza imperfetta, un velo di malinconia e un tocco di ribellione contro le aspettative di genere.
Come ha raccontato Tracey nel suo memoir Bedsit Disco Queen (2013), quel nome catturava perfettamente il loro spirito: eleganti, ma non convenzionali; romantici, ma con un pizzico di distacco.

L’evoluzione musicale degli Everything But the Girl: dal sophisti-pop all’elettronica
Il genere musicale degli Everything But the Girl è un viaggio di metamorfosi, un laboratorio sonoro che riflette i cambiamenti culturali e personali della coppia. All’inizio, il loro suono è radicato nel sophisti-pop, un sottogenere britannico degli anni ’80 che fonde pop raffinato, jazz, soul e influenze latine. È la musica da ascolto rilassato, da caffè parigini o da pomeriggi piovosi a Hull: voci sussurrate su basi jazzy, con tocchi di bossa nova e arrangiamenti orchestrali.
Prodotti da Robin Millar (lo stesso di Sade), i primi album degli Everything But the Girl evocano un’atmosfera intima e letteraria, influenzata da artisti come Astrud Gilberto o i The Style Council
Il debutto arriva nel 1984 con Eden, un album che scala le classifiche britanniche grazie a singoli come “Each and Every One“, un jazz-pop sensuale che introduce la voce eterea di Tracey. Segue Everything But the Girl (1984), una raccolta di cover e originali che consolida il loro stile “neo-jazz-pop“. Ma è con Love Not Money (1985) che iniziano a esplorare temi più urbani e critici, come il consumismo e l’amore moderno, con un successo modesto ma crescente: l’album resta nove settimane nelle chart UK.
Gli anni ’90 segnano la svolta
Dopo album come Baby, the Stars Shine Bright (1986) e Idlewild (1988), che incorporano elementi di house e acid jazz, arriva il botto con la cover di “I Don’t Want to Talk About It” (1988), originariamente di Danny Whitten dei Crazy Horse. La loro versione, malinconica e acustica, diventa un tormentone, raggiungendo la Top 10 UK e anticipando il loro passaggio al pop elettronico.
Il punto di non ritorno è il 1994
L’album Amplified Heart è un capolavoro di songwriting intimo, prodotto da Ben con collaborazioni d’eccellenza. Ma è il remix di Todd Terry del singolo “Missing” a trasformare tutto: da ballad acustica a inno dance con bassi pulsanti e ritmi house, diventa un fenomeno globale. “Missing” scala al numero 1 in Italia, USA (Billboard Dance) e resta sette mesi nelle chart UK, vendendo milioni di copie. È il ponte verso l’elettronica: da lì, la band abbraccia drum ‘n’ bass, trip-hop e club music, influenzati dalla scena rave britannica.
Walking Wounded (1996) è l’apice: entra al numero 4 UK, con hit come “Walking Wounded” e “Wrong”, che mescolano testi su relazioni spezzate a beat frenetici
Temperamental (1999) chiude il decennio con un suono maturo e sperimentale, inclusi featuring con artisti come Ben Watt’s Lazy Dog. Nel 2000, il duo si prende una pausa: Tracey annuncia di non voler più esibirsi dal vivo, e si dedicano a solisti. Ben lancia la label Buzzin’ Fly e il progetto Everything But the Girl remix, mentre Tracey pubblica album come Love and Its Opposite (2010) e il memoir citato. Gli Everything But the Girl hanno all’attivo 15 album studio e innumerevoli singoli.
Oggi, Tracey e Ben vivono a Londra con i loro tre figli
I due continuano ad esplorare: lei con podcast e libri, lui con DJ set. Hanno pavimentato la strada per artisti come Massive Attack o Norah Jones, dimostrando che il pop può essere intellettuale e ballabile. Hanno venduto oltre 10 milioni di dischi e hanno dimostrato che la vera innovazione nasce dall’intimità.








