I Delivery sono stati una formazione britannica attiva tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli ’70, considerata un pilastro fondamentale della scena progressive rock di Canterbury.
Nata dalle ceneri di un gruppo blues locale, la band Delivery ha rappresentato un ponte essenziale tra il blues britannico degli anni ’60 e l’evoluzione verso suoni più complessi e jazzati che avrebbero caratterizzato il prog degli anni successivi. Con un’unica album ufficiale all’attivo, i Delivery ha lasciato un’eredità significativa non tanto per la quantità di materiale registrato, quanto per il talento dei suoi membri, che hanno poi influenzato profondamente il panorama musicale britannico.
Dalle radici blues al progressive
La storia dei Delivery inizia nel 1966 a Canterbury, in Inghilterra, quando il chitarrista Phil Miller, suo fratello maggiore Steve Miller alla tastiera, il batterista Pip Pyle e il bassista Jack Monck fondano i Bruno’s Blues Band. Il gruppo si forma in un contesto di fervore blues, influenzato dalla British Blues Explosion che aveva visto protagonisti nomi come i Rolling Stones e i Bluesbreakers di John Mayall.
I fratelli Miller, entrambi musicisti precoci, portano un tocco familiare e creativo
Phil, con la sua chitarra fluida e improvvisativa, e Steve, con le sue armonie al pianoforte che evocano echi jazz. Nel 1968, l’ingresso del sassofonista Lol Coxhill segna una svolta. Coxhill, figura leggendaria del jazz britannico sperimentale, spinge il gruppo verso territori più avventurosi, lontano dal blues puro. Il nome cambia in Steve Miller’s Delivery, riflettendo il ruolo centrale di Steve. Questa fase è caratterizzata da esibizioni live intense nei club londinesi e di Canterbury, dove la band affina un sound che mescola riff bluesy con improvvisazioni libere.
Tuttavia, è nel 1969 che il progetto Delivery prende forma definitiva
la cantante blues Carol Grimes si unisce al gruppo, portando una voce rauca e potente che richiama Janis Joplin, mentre Roy Babbington sostituisce Monck al basso, aggiungendo una sezione ritmica più solida e jazz-oriented. Questi cambiamenti non sono casuali. Canterbury, con la sua vicinanza a band come Soft Machine e Caravan, diventa un incubatore per un nuovo approccio al rock: meno rigido del blues tradizionale, più aperto a influenze jazz e psichedeliche. I Delivery incarnano questa transizione, suonando in piccoli locali e festival underground, dove il pubblico apprezza la loro energia cruda e la chimica tra i musicisti.
Un ponte tra blues, jazz e prog
I Delivery suonano un ibrido affascinante di blues rock, jazz e progressive rock, spesso etichettato come parte della “Canterbury Scene“. Il loro stile è radicato nel blues britannico – con chitarre distorte, armonie vocali bluesy e testi che evocano emozioni viscerali – ma incorpora elementi jazz come le improvvisazioni al sax di Coxhill e le ritmiche complesse di Pyle e Babbington. Questo mix prefigura il progressive rock: strutture song non lineari, assoli estesi e un’attenzione al interplay tra strumenti, che anticipa il sound di gruppi come Hatfield and the North o National Health.
L’album Fool’s Meeting (1970), accreditato come “Carol Grimes and Delivery” per volere della casa discografica, esemplifica perfettamente questo genere
Brani come “In the Morning” fondono un riff blues con un bridge jazzato, mentre “Don’t Do It” esplora territori psichedelici con la voce di Grimes che si staglia su un muro di sax e chitarra. Non è prog puro come Yes o Genesis – manca la pomposità sinfonica – ma è un blues evoluto, energico e improvvisativo, che rende i Delivery un anello mancante tra l’era beatlesiana e l’esplosione prog degli anni ’70. Per i fan del genere, è un suono “canterburiano” ante litteram: caldo, umoristico e intellettualmente stimolante, con un tocco di umiltà blues che evita l’eccesso.
Il picco creativo
Nel 1970 i Delivery firmano con la B&C Records e registrano Fool’s Meeting in poche sessioni affrettate. L’album, prodotto da Roy Fisher, cattura l’essenza live della band: otto tracce che scorrono con un’energia contagiosa, registrate con un budget minimo ma con una produzione grezza che ne esalta l’autenticità. Ospiti come Richard Sinclair (dei Caravan) al basso e Roddy Skeaping al violino aggiungono strati di complessità, rendendo il disco un documento vivo della scena di Canterbury.
Il punto più alto della band arriva con le performance dal vivo: i Delivery suonano al Phun City Festival e in vari club, dove il loro set mescola cover blues con originali che mostrano già le scintille del futuro prog. Tuttavia, tensioni interne emergono presto. Grimes, stanca di essere promossa come “la Joplin inglese“, litiga con la label per il titolo dell’album. Pyle lascia nel 1971 per unirsi ai Gong, sostituito da Laurie Allen, e il gruppo vira verso un jazz più puro, perdendo Grimes e Babbington. Delivery si dissolve, ma non prima di un ultimo guizzo nel 1972: una reunion parziale con i fratelli Miller, Pyle e Richard Sinclair porta a pochi show, che sfociano nella nascita di Hatfield and the North. ###
La fine dei Delivery è rapida e amara
Pessime vendite di Fool’s Meeting – ostacolate da una promozione confusa e dal boicottaggio radiofonico del singolo “Harry Lucky” per un presunto riferimento alla droga – portano allo scioglimento. La band diventa una nota a piè di pagina nella storia del rock britannico, ma il suo impatto è immenso. Phil Miller fonda i Matching Mole con Robert Wyatt, poi suona negli Hatfield and the North e National Health. Steve Miller entra nei Caravan. Pip Pyle diventa batterista dei Gong e Soft Heap.
Roy Babbington si unisce ai Soft Machine. Lol Coxhill influenza il jazz sperimentale con Kevin Ayers. Anche Carol Grimes continua una carriera solista di successo. L’eredità dei Delivery è quella di un “ponte perduto”: senza di loro, la Canterbury Scene – con il suo mix di jazz, rock e umorismo british – non avrebbe avuto le stesse radici blues. Oggi, Fool’s Meeting è un cult per collezionisti prog, ristampato varie volte e citato come influenza da band moderne come The Mars Volta o Porcupine Tree.
Formazione dei Delivery
- Phil Miller – chitarra
- Steve Miller – tastiere
- Pip Pyle – batteria (fino al 1971)
- Jack Monck – basso (fino al 1969)
- Lol Coxhill – sassofono (dal 1968)
- Carol Grimes – voce (dal 1969)
- Roy Babbington – basso (dal 1969)
- Laurie Allan – batteria (dal 1971)











