Musica

DePookan: il suono del futuro dentro gli arcani di “Sang et Cendre”

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Quello che abbiamo sottomano non è banalmente un disco quanto più un’esperienza della visione che si ha del suono che qui spolvera i sentieri della cultura celtica ma trova riparo anche dentro la psichedelia digitale del nuovo millennio.

Sono i DePookan, formazione storica della Toscana che tornano dopo quasi 30 anni dal loro esordio, investendo questo lungo tempo in festival e palchi prestigiosi. Si intitola “Sang et Cendre” il nuovo lavoro uscito per la RadiciMusic Records: la fantasia, l’allegoria, quel modo di gestire i reverberi e le distanze evocative delle soluzioni, quel sapore antico, world e scuro, quasi sacrale che hanno gli impianti melodici. E non è da meno il video che troviamo in rete che fa il verso ad un vero proprio corto metraggio, in costume… liriche cantate in un linguaggio muto, ancestrale, invenzione letteraria a cura di Susy Berni, colonna portante del progetto assieme a Nicola Cavina. Ci si perde nel tempo e nello spazio come anche persi sono i punti di riferimento con la consueta abitudine del suono di questa scena indie.

Partiamo dalla tradizione celtica. In che modo entra nella vostra vita e poi viene mutuata in questo disco?

Risposta Susy

Erano gli anni ’90 eravamo molto giovani e ascoltavamo molti generi musicali; quando ebbi l’idea di formare i DePookan entrarono a farne parte artisti che provenivano dalla musica classica, dal Punk Rock e dal Celtic Punk ci conoscemmo nel 1993 con Nicola Cavina ed entro’ nei DePookan per poi tornare nel 2012 in maniera stabile; il mondo Celtico era un po’ la nostra famiglia di adozione, ci conoscevamo tutti sia a Firenze che fuori dalla Toscana, allora venivano organizzate, molte manifestazioni, live e  noi (singolarmente o con DePookan ci suonavamo), era un bellissimo mondo in quanto si creava e si scambiavano idee, pareri a volte anche consigli, su cosa ascoltare o sugli strumenti. In quel periodo 1992 fino agli 2000 abbiamo inserito nei nostri live,  rielaborazioni dei brani tradizionali Celtici, ma sempre alla maniera dei “DePookan” eravamo sempre stati considerati dal mondo celtico degli “sperimentatori” poiché non seguivamo alla lettera le partiture ed inserivamo già strumenti elettronici e tradizionali; la matrice celtica c’è sempre stata in quanto partiamo da li’ anche se poi le stesse sonorità vengono rielaborate e fatte nostre; nel disco il brano “Jhonny I Hardly Knew Ye” con la collaborazione della cornamusa Irlandese di:Massimo Giuntini ne è un esempio.

Sono sicuro che ve lo chiederanno tutti: perché inventarsi una lingua? Ha una sua grammatica, delle regole… o sono soltanto suoni utili al disegno melodico?

Perchè più che lingua è un vocalizzo, un abbellimento, una modalità per esaltare la voce e la musica, che io chiamo “Ancestral language” Lingua ancestrale che ho sempre usato nei “DePookan” (oltre che all’inglese e francese); sono molti gli artisti che usano questa modalità di abbellimento, stranieri ed italiani, non ultimo proprio un artista italiano nel 1972 con un suo brano.

Perché poi da qui, restando nel tema lirico, si aprono scenari letterari importanti. Come a dire: esiste o esisterà una letteratura in tal senso?

Di letteratura anche alcuni autori di saghe famose hanno creato un loro linguaggio fantasy, certo.

E l’elettronica invece traghetta questo disco anche nel futuro… o sbaglio?

No, non sbagli, i campionamenti con gli strumenti moderni ed antichi, assieme alla voce sono il nostro sound DePookan, la nostra firma per così dire.

E sarà un futuro distopico quello che immaginate o una rinascita?

Ogni giorno è un giorno di rinascita, mi auguro anche per DePookan.

La figura di Merlino come quelle di altri personaggi che costellano il disco… che allegorie sono con la vita moderna che viviamo oggi?

La figura del “guerriero”, ma anche soprattutto dell’uomo con le sue debolezze, le paure, la rabbia ma anche l’amore sono immagini potenti che ci pongono sempre il dilemma di fare la scelta giusta; se io pongo una causa avrò sicuramente un effetto per me, ma anche chi sta intorno a me, esistono però sempre due parole: la responsabilità, la consapevolezza; quindi, tutto dipende da noi e a cosa “diamo del cibo”, sia in termini spirituali che di vita. Niente è separato da noi, noi e l’ambiente siamo la stessa cosa. Quindi le due parole che ti dicevo prima, “responsabilità” e “consapevolezza”, assumono un significato profondo.

Nel disco ci sono anche strumenti di qualche antica tradizione?

Si abbiamo usato il Dulcimer derivato dal Santur persiano ed alcuni strumenti antichi Medievali. Oltre questo anche un campionamento con una Cornamusa “Bagpipe” Scozzese.

Dal vivo esiste/esisterà anche un impianto scenico e scenografico?

Dipende dalla committenza, da dove siamo a suonare. Di base, l’idea si c’è.

— Onda Musicale

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