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La musicista della settimana: Neko Case

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Neko Case

In un panorama musicale dominato da generi effimeri e produzioni levigate, Neko Case emerge come una forza primordiale, una cantautrice la cui voce è stata definita un “flamethrower” – un lanciafiamme – capace di travolgere l’ascoltatore con la sua potenza grezza e la sua vulnerabilità profonda.

Nata il 8 settembre 1970 ad Alexandria, in Virginia, Neko Case (al secolo Neko Richelle Case) non è solo una musicista indie rock e country noir: è una sopravvissuta, un’attivista per i diritti degli animali, una narratrice di storie che intrecciano natura, dolore e redenzione. La sua carriera, che spazia dal punk al folk, ha influenzato generazioni di artisti, mentre la sua vita privata – segnata da traumi familiari, emancipazione precoce e una fluidità di genere che sfida le norme – rivela una donna che ha trasformato il caos in arte.

Nel 2025, con l’uscita del suo memoir The Harder I Fight the More I Love You e del nuovo album Neon Grey Midnight Green, Neko Case continua a urlare verità scomode, ricordandoci che la musica non è solo suono, ma sopravvivenza

La storia di Neko Case inizia in un contesto di instabilità e povertà che sembrerebbe uscito da uno dei suoi testi più cupi. Figlia unica di genitori adolescenti – il padre James Bamford Case, un veterano del Vietnam nell’Air Force, e la madre di origini ucraine (il cognome familiare originale era Shevchenko, legato alla pro-lotta professionista Ella Waldek) – Neko nacque come “conseguenza non intenzionale del loro primo incontro sessuale“, come lei stessa descrive nel memoir del 2025.

I genitori divorziarono quando lei iniziò la scuola elementare, lasciando Neko in un turbine di bugie e abbandoni.Uno degli episodi più sconvolgenti della sua infanzia, rivelato nel memoir, è la falsa morte della madre. All’età di otto anni, Neko fu informata che la madre era morta di cancro; due anni dopo, scoprì che era una menzogna orchestrata per liberarsi di lei.

“Ho perdonato presto quella bugia, ma il nostro rapporto è
peggiorato con il tempo e la discesa dell’alcolismo di mia madre”

La madre entrava e usciva dalla sua vita, mentre il patrigno, un archeologo, costringeva la famiglia a spostarsi continuamente: dal Massachusetts occidentale al Vermont, all’Oregon e infine a Washington. Tacoma, nello stato di Washington, divenne il “suo” luogo d’origine, un porto sicuro in mezzo al caos. Crescendo in povertà estrema, Neko Case sopravviveva mangiando farina cruda, riso e pasta, mordendo pulci per fame e scaldandole sul termosifone. “Ero un bambino allevato da bambini“, riflette nel libro, descrivendo i genitori come vittime a loro volta di traumi e dipendenze.

A soli 15 anni, si emancipò legalmente dalla famiglia, lasciando la scuola superiore per fame e disperazione

Non c’era modo di studiare quando eri affamata“. Questa infanzia solitaria e nomade forgiò la sua connessione profonda con la natura e gli animali, che divennero i suoi “amici e familiari desiderati per tutta la vita“. Oggi, a 55 anni, vive in una fattoria nel Vermont con cavalli, un giardino e vari pianoforti malandati – un rifugio che contrasta con il suo passato tormentato

La musica entrò nella vita di Neko come un’ancora di salvezza

A 18 anni, già emancipata, si trasferì a Tacoma e iniziò a suonare la batteria in band punk locali come i Del Logs e i Propanes, esibendosi in club underground come il Community World Theater. “Il punk mi ha salvata“, ha dichiarato in interviste, descrivendo come quella scena vibrante, ricca di donne musiciste e eventi all-ages, le desse uno spazio per respirare. Nel 1994, si trasferì a Vancouver, British Columbia, per studiare all’Emily Carr Institute of Art and Design, diplomandosi nel 1998. Lì, immerse nella scena punk canadese, suonò con band come Cub, Maow e i Weasels.

Fu in quel periodo che registrò le voci per l’album d’esordio dei New Pornographers, Mass Romantic (2000), un side project che divenne un successo inaspettato. Le sue performance power-pop su tracce come “Letter from an Occupant” la proiettarono nel mondo indie rock, rendendola un'”onoraria canadese” per la CBC Radio 3. Trasferitasi a Seattle nel 1998, Neko Case abbracciò il country, pubblicando The Virginian (1997, con Her Boyfriends), un mix di originali e cover di artisti come Loretta Lynn e Patsy Cline. La sua voce, paragonata a un “tornado vocale“, mescolava honky-tonk e rockabilly.

Furnace Room Lullaby (2000) introdusse elementi di “country noir“, con immagini cupe come la copertina che la ritrae svenuta su un pavimento di cemento. Nel 1999, stanca della scena di Seattle che “non era più accogliente per gli artisti locali“, si spostò a Chicago. Lì, fondò la sua etichetta Lady Pilot e pubblicò l’EP Canadian Amp (2001), registrato in cucina, con cover di Neil Young e Hank Williams. Fu anche eletta “Sexiest Babe of Indie Rock” in un sondaggio di Playboy.com, ma rifiutò di posare nuda: “Non voglio essere nota per quello, ma per la mia musica“.

La carriera solista di Neko Case è un viaggio attraverso generi ibridi: country, folk, art rock, indie pop

Blacklisted (2002) fu il suo primo album solo, registrato a Tucson e influenzato da David Lynch e Neil Young. Include cover di Aretha Franklin e Sarah Vaughan, e il titolo allude forse al suo bando a vita dal Grand Ole Opry dopo aver rimosso la camicia durante un concerto per colpo di calore (nel 2001). Fox Confessor Brings the Flood (2006) esplorò immagini stark e strutture non convenzionali, conquistando le liste dei migliori album dell’anno e debuttando al #54 della Billboard 200. Middle Cyclone (2009) fu un trionfo: primo top-ten negli USA, #1 su Amazon, con esibizioni da Leno, Letterman e Fallon.

Tour mondiali e performance a Lollapalooza consolidarono il suo status

The Worse Things Get, the Harder I Fight, the Harder I Fight, the More I Love You (2013) affrontò temi personali di lotta e amore, candidato ai Grammy come Best Alternative Music Album. Le collaborazioni sono state cruciali: con i New Pornographers, fornì voci lead su album come Together (2010) e Brill Bruisers (2014). Nel 2016, formò il supergruppo case/lang/veirs con k.d. lang e Laura Veirs. Nel 2018, Hell-On tornò dopo cinque anni di silenzio, con teaser provocatori come serpenti intorno a lei.

La sua discografia include anche live album come The Tigers Have Spoken (2004) con i Sadies, e cover di artisti da Bob Dylan a Buffy Sainte-Marie. Influenze come Angelo Badalamenti e la colonna sonora di Dead Man permeano il suo stile criptico e imagistico.

La sua vita privata

Neko Case ha sempre navigato una vita privata complessa, segnata da un rapporto ambiguo con il genere e la femminilità. In un’intervista NPR del 2013, dichiarò: “Non mi vedo specificamente come una donna, ma come un ‘animaletto”, con il mio vaso un po’ più pieno di ‘roba maschile che femminile“. Nel 2021, i suoi pronomi su Twitter erano “She/Sir“; nel 2025, in un’intervista PBS per il memoir, si definì “genderfluid” e ammise: “Non mi sono mai sentita una ragazza“. Questa fluidità riflette la sua lotta interiore: “La rabbia delle donne è reale, ma spesso la rivolgiamo contro noi stesse“, ha detto al Guardian.

Neko Case è riservata ma aperta. Vive una “relazione a lungo termine” con il partner Jeff, e ha una figliastra adolescente, ma ha escluso la maternità: “Non c’è modo, dopo quello che ho passato“. L’ansia derivante dal passato la rende diffidente: “Ho difficoltà a fidarmi delle persone, ma a volte lo faccio troppo facilmente“.

L’attivismo di Neko si concentra sugli animali e l’ambiente

I suoi testi pullulano di protagonisti animali, e la sua fattoria è un santuario. Critica l’industria musicale per il suo sessismo e il “diritti degli uomini“, usando Twitter per retweetare cause e immagini di animali. Ha ricevuto nomination ai Grammy per Middle Cyclone (2010) e The Worse Things Get (2014), e premi come Female Artist of the Year ai PLUG Independent Music Awards (2006).

“La musica mi ha salvata da un’infanzia di abbandono”

— Onda Musicale

Tags: Neil Young/Aretha Franklin/David Lynch
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