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The Delinquents: i ribelli glam di Mick Jones che hanno acceso la scintilla del Proto-Punk britannico

The Delinquents

I The Delinquents rappresentano l’alba della ribellione rock per Mick Jones, futuro chitarrista e co-fondatore dei Clash.

Formati nel 1973-1974 a Londra da un gruppo di adolescenti del sud della città – guidati dal quindicenne Mick Jones (nato nel 1955) – furono una band effimera ma cruciale, un laboratorio glam rock che pose le basi per il proto-punk britannico.

Con un suono grezzo ispirato ai New York Dolls e ai Rolling Stones, e un’attitudine da teppisti suburbani, i Delinquents non registrarono dischi ufficiali né suonarono concerti pubblici, ma incubarono talenti che esplosero nella scena punk del 1976. In questo articolo, simile a quelli dedicati a London SS, Generation X e Billy Idol, ripercorreremo la loro storia breve e caotica, analizzando il genere musicale e il significato del nome, per concludere con titoli giornalistici accattivanti per introdurre questa gemma sommersa a chi non la conosce.

Gli esordi nel glam underground (1973-1974)

La band nacque nel sud di Londra, in un contesto di povertà e disillusione post-bellica, dove la musica era l’unica via di fuga per giovani come Mick Jones, cresciuto tra Brixton e Tulse Hill. Jones, influenzato da idoli come Chuck Berry, i Rolling Stones e i Kinks, scoprì il glam rock da adolescente: seguì ovunque i Mott the Hoople e rimase folgorato dai New York Dolls, band proto-punk americana con look androgino e caos sonoro. Acquistò una Les Paul Junior come Johnny Thunders e si chiuse in camera per ore, copiando riff fino alla nausea.

Fu così che, intorno al 1973, formò i Delinquents con amici di scuola: John Brown (basso), Kelvin Blacklock (voce), Robin “Banks” Crocker (chitarra), Jim Hyatt e Bob Goffman (altri membri iniziali). La lineup evolvette con Mike Dowling e Paul Wayman (chitarre aggiuntive), creando un suono sovraccarico di sei corde.Il genere musicale era glam rock puro, con elementi di rock ‘n’ roll grezzo e garage: canzoni veloci, riff distorti, assoli selvaggi e un’energia da “ragazzi di strada“.

Influenzati dai Dolls (per il caos) e dagli Stones (per il blues britannico)

Suonavano cover come “Little Queenie” di Chuck Berry, mescolate a originali come “Hurry” e “You Know It Ain’t Easy“. Le prove si tenevano in stanze anguste e garage, senza ambizioni commerciali – solo puro divertimento ribelle. Il nome The Delinquents (i delinquenti) rifletteva la loro essenza: un’omaggio alla vita di strada, alla “delinquenza giovanile” come atto di sfida alla società repressiva degli anni ’70, segnata da crisi economica e noia suburbana.

Simboleggiava giovani “emarginati” che trovavano nel rock un’arma contro l’alienazione, un tema che Jones portò nei Clash

Non ci furono concerti ufficiali: i Delinquents erano un “progetto da camera“, un banco di prova per Jones, che a 18 anni stava già attirando attenzione locale per la sua chitarra tagliente. Registrarono un acetato 7” nel settembre 1974 – “Hurry” sul lato A, “You Know It Ain’t Easy” sul B – ma rimase inedito. Un demo di “Little Queenie / Violent Luck” (agosto 1975) catturò il loro spirito, ma la band si sciolse entro la fine del 1974, dopo circa un anno, per divergenze interne e la transizione di Jones verso suoni più aggressivi.

L’eredità e il passaggio al Proto-Punk (1975-oggi)

Lo scioglimento coincise con l’incontro di Jones con Tony James (futuro bassista di Generation X), portando alla formazione dei London SS nel marzo 1975 – il vero “testing ground” del punk, dove audizionarono futuri membri di Clash, Damned e Gen X. I Delinquents furono il preludio: qui Jones affinò il suo stile chitarristico, da glam flamboyant a punk incisivo, influenzando il suono dei Clash (pensate ai riff di “White Riot” come evoluzione di “Hurry”). Blacklock passò ai London SS come cantante, Brown e Waade (che si unì dopo) continuarono in altre formazioni, ma la band svanì nel mito underground.Negli anni ’80 e ’90, il nome riemerse in biografie come “England’s Dreaming” di Jon Savage e documentari sui Clash, dipingendo i Delinquents come “i primi ribelli di Jones“.

Non ci furono riforme ufficiali – a differenza dei London SS nel 2012 – ma il loro acetato e demo circolarono in bootleg tra collezionisti punk

Nel 2025, con i Clash celebrati in concerti tributo e Jones attivo con Carbon/Silicon, i Delinquents rimangono un capitolo dimenticato ma essenziale: influenzarono il garage revival (da White Stripes a Parquet Courts) e simboleggiano come il glam degli anni ’70 fecondò il punk ’77. Il significato del nome persiste: “delinquenti” non come crimine, ma come metafora di creatività anarchica, un grido contro la “prigione” della gioventù britannica.

I The Delinquents non furono una band da chart, ma un’esplosione primordiale – il big bang del talento di Mick Jones. La loro storia fugace insegna che le vere rivoluzioni nascono nei garage, tra boa di piume e sogni di ribellione, prima di conquistare il mondo.

— Onda Musicale

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