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Hollywood Brats: la band che seminò il seme del punk in un deserto di prog

Hollywood Brats

Gli Hollywood Brats sono una delle leggende più tragiche e (forse) sottovalutate del rock britannico, un gruppo proto-punk/glam che anticipò l’esplosione del punk rock di anni, ma fu ignorato e deriso ai suoi tempi.

Formati nel 1971 a Londra come The Queen e ribattezzati Hollywood Brats per evitare confusioni con la nascente band di Freddie Mercury, incarnarono un’energia selvaggia e trasgressiva in un’era dominata da prog rock e soul sdolcinato. Con il cantante Andrew Matheson (nato in Canada, emigrato a 18 anni) e il tastierista Casino Steel (norvegese di nascita) alla guida, la band subì abusi fisici sul palco, rifiuti dalle etichette e uno scioglimento amaro nel 1974. Il loro unico album – registrato ma sepolto per anni – li rese profeti maledetti, influenzando i futuri Damned, Clash e l’intera scena punk londinese

Gli esordi nel glam caotico (1971-1972)

La band nacque nel 1971 in un pub rock londinese, quando il diciottenne Andrew Matheson – fresco dall’immigrazione dal Canada, ossessionato da Stones e Kinks – reclutò Casino Steel (Stein Groven, tastierista norvegese con un debole per il piano honky-tonk) e il batterista Lou Sparks. Inizialmente battezzati The Queen, suonavano cover rock ‘n’ roll in piccoli locali, ma con l’ascesa della omonima band di Brian May (che divenne Queen), cambiarono nome in Hollywood Brats nel 1972.

Fu allora che si unirono il chitarrista Eunan “Brownie” Brady (reclutato via annuncio su Melody Maker: “Cerchiamo chitarrista ubriaco di scotch e Keith Richards”) e il bassista Wayne Manor (vero nome Micky Groome o Derek, a seconda delle fonti), completando una lineup instabile ma esplosiva

Il genere musicale era un proto-punk glam rock, un mix grezzo di rock ‘n’ roll anni ’50, garage fuzz e attitudine androgina: chitarre distorte, assoli selvaggi, accenti di cowbell e testi sfrontati su prostitute, avventure sessuali e vita di strada. Influenzati dai New York Dolls (per il caos visivo) e dagli Stooges (per l’aggressività), i Brats portavano un suono “snotty” – sporco, immediato, anti-prog – che strideva con l’epoca di Yes e Genesis.

Vestiti con boa, glitter e trucco esagerato, urlavano inni come “Sick on You” e “Then He Kissed Me” (cover dei Crystals, resa punk e lasciva). Il nome Hollywood Brats simboleggiava proprio questo: “brats” come monelli viziati di Hollywood, arroganti e trasgressivi, un’ironica sfida alla boriosità britannica. Evocava sogni di fama hollywoodiana contro la grigia realtà londinese, un inno alla ribellione giovanile in un’Inghilterra in crisi economica.

I primi live furono un incubo: boo, bottiglie e persino pestaggi dal pubblico che preferiva Barry White o Billy Paul

Ci buttavano giù dal palco ogni sera“, ricordò Matheson nel memoir Sick on You (2015). Eppure, attirarono l’attenzione di Keith Moon (The Who), che li definì “la migliore band che avessi mai visto” e li promosse ovunque.

Il disco maledetto e lo scioglimento (1973-1974)

Nel 1973, i Brats firmarono con NEMS Records (di Don Arden, manager di Black Sabbath), un contratto “il peggiore possibile“, come lo definì Matheson. Registrarono 10 tracce in un clima teso: “Sick on You“, “Stuck in the Rain“, “Queen of the Flowers” – puro “rock fun” con assoli fuzzy e liriche su “gold diggers e tramps“.

L’album, intitolato Hollywood Brats, fu completato ma NEMS rifiutò di pubblicarlo:

Il rock ‘n’ roll è morto, questa roba volgare non tornerà mai”.

La band rubò i nastri e li vendette a Mercury per un rilascio norvegese come Grown Up Wrong nel 1975 – troppo tardi, dopo lo scioglimento nel 1974 per frustrazione e debiti. Il singolo “Then He Kissed Me” uscì solo nel 1979 su Cherry Red, e l’album fu reissued come Hollywood Brats nel 1980, diventando un cult per i punk. Il genere rimase proto-punk: breve, aggressivo, con un piano honky-tonk che aggiungeva un tocco da saloon western al caos glam.

Dal 1975 ad oggi

Gli Hollywood Brats svanirono, ma il loro fantasma aleggiò sul punk ’77. Casino Steel passò ai London SS (influenzando Clash e Damned) e poi ai Boys (che fececero delle cover di loro canzoni come “First Time“). Eunan Brady suonò con Wreckless Eric e riformò i London SS nel 2012. Andrew Matheson continuò con vari progetti, pubblicando album solisti come Maybellene (1976, prodotto da Steel) e Night of the Bastard Moon (1994), guadagnando una nomination Juno in Canada. Tornò con il libro Sick On You (2015), che rivelò aneddoti epici, e nel 2019 si riunì con Steel e Brady per un concerto dopo 45 anni al 100 Club, con ospiti come Bob Geldof.

Nel 2022, co-scrisse “Blame It On Me” per Bonnie Raitt

Nel 2025, dopo la morte di Matheson il 31 maggio, l’eredità è più viva che mai: bootleg e ristampe (come Whatever Happened To del 2007) influenzano band garage revival. I Brats furono “i Dolls britannici perduti“, profeti di un punk che arrivò troppo tardi per loro.

Gli Hollywood Brats non conquistarono le classifiche, ma seminarono il seme del punk in un deserto di prog. La loro storia – di rifiuto, furto di nastri e trionfo postumo – è il rock ‘n’ roll puro: selvaggio, ingiusto e immortale.

— Onda Musicale

Tags: Queen, Bob Geldof, Freddie Mercury, Brian May, The Clash, Keith Moon
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