La storia dei Pnau (pronunciato “puh-now”) inizia a Sydney (Australia), nel 1999, quando due giovani studenti di musica decidono di unire le forze per esplorare i confini della musica elettronica.
Nick Littlemore e Peter Mayes si incontrarono alla Sydney Conservatorium of Music, entrambi affascinati dalle possibilità infinite offerte dalla musica elettronica e dalla cultura dance che stava esplodendo in Australia alla fine degli anni ’90.
Nonostante la giovane età, i due dimostrarono fin da subito una maturità compositiva e una visione artistica che li distingueva dai numerosi progetti elettronici dell’epoca. Non volevano semplicemente creare musica da club: volevano spingere i confini del genere, incorporando elementi di musica classica, jazz, rock e pop in un contesto elettronico.
Il nome “Pnau” venne scelto quasi casualmente, una parola inventata senza un significato preciso, ma il cui suono evocava qualcosa di esotico, misterioso e leggermente alieno – perfetto per un progetto che avrebbe sempre guardato oltre i confini convenzionali della dance music.
Elettronica senza confini
Definire il sound dei Pnau è un’impresa complessa, poiché il duo ha sempre rifiutato di essere incasellato in un singolo genere. La loro musica può essere descritta come elettronica sperimentale, dance alternativa, nu-disco e electro-pop, con influenze che spaziano attraverso:
- House progressiva: strutture ipnotiche, build-up emotivi, groove profondi
- Nu-disco: bassline funky, elementi retrò degli anni ’70 e ’80 rielaborati in chiave moderna
- Electro-pop: melodie accattivanti, vocalizzi processati, arrangiamenti pop sofisticati
- Musica sperimentale: utilizzo di campionamenti insoliti, strutture non convenzionali, sound design innovativo
- Musica orchestrale: incorporazione di archi, fiati e arrangiamenti classici nella dance music
Il loro approccio alla produzione è sempre stato caratterizzato da una ricerca sonora meticolosa, con particolare attenzione ai dettagli, a stratificazioni complesse e ad una qualità audio cristallina. Non si tratta di musica elettronica minimalista, ma di composizioni ricche, stratificate, quasi barocche nella loro complessità.
“Pnau” è un nome inventato, una non-parola che i fondatori scelsero proprio per la sua assenza di significato prestabilito
Questa scelta riflette perfettamente la filosofia della band: creare musica che non si vincoli a definizioni, generi o aspettative predefinite. La grafia particolare, con la “P” muta, aggiunge un elemento di mistero e invita l’ascoltatore a interrogarsi, proprio come la loro musica invita a esplorare territori sonori inesplorati. È un nome che suona futuristico ma anche organico, tecnologico ma umano – esattamente come la loro musica.
L’identità artistica dei Pnau si è evoluta nel tempo, ma è sempre stata caratterizzata da:
- Eclettismo: rifiuto delle etichette di genere
- Innovazione: sperimentazione costante con nuove tecnologie e tecniche produttive
- Sensibilità pop: capacità di creare melodie memorabili anche nella musica più sperimentale
- Collaborazioni: apertura a lavorare con artisti di ogni genere
L’esordio dei Pnau
Il duo pubblicò il suo album di debutto, “Sambanova”, nel 1999, quando entrambi erano ancora poco più che ventenni. L’album attirò l’attenzione della critica australiana per la sua originalità e sofisticazione, mescolando elementi di bossa nova, jazz e elettronica in modi inaspettati.
Il secondo album, “Again” (2003), consolidò la loro reputazione come innovatori. Brani come “Baby” dimostravano la loro capacità di creare tracce dance emotivamente coinvolgenti che funzionavano sia in club che in cuffia.
Ma fu con il terzo album, “Pnau” (2007), che il duo raggiunse una nuova dimensione artistica. L’album era ambizioso, cinematico e riccamente orchestrato, con collaborazioni vocali che aggiungevano una nuova profondità emotiva alla loro musica. Tracce come “With You Forever” e “Wild Strawberries” mostravano una maturità compositiva notevole.
Un elemento interessante della storia dei Pnau è l’evoluzione della formazione
Sam Littlemore, fratello di Nick, fu coinvolto nel progetto fin dall’inizio come membro non ufficiale, contribuendo alla produzione e alla direzione creativa. Per un periodo, i Pnau operarono effettivamente come un trio, anche se la configurazione principale rimase sempre il duo Nick-Peter.
Sam Littlemore ha avuto una carriera impressionante come produttore, lavorando con artisti internazionali di calibro mondiale, ma il suo legame con i Pnau è rimasto costante, contribuendo sporadicamente ai loro progetti.
Il progetto Elton John: “Good Morning to the Night”
Uno dei momenti più significativi nella carriera dei Pnau arrivò nel 2012, quando ricevettero l’opportunità straordinaria di remixare e rielaborare il catalogo di Elton John. Il risultato fu “Good Morning to the Night”, un album che prendeva elementi vocali e strumentali di classici di Elton John dagli anni ’70 e li trasformava in nuove composizioni dance.
Il progetto fu un successo sia critico che commerciale. L’album raggiunse la numero 1 nel Regno Unito, un traguardo straordinario per un duo elettronico australiano. Il singolo principale, anch’esso intitolato “Good Morning to the Night“, diventò un hit globale, introducendo i Pnau a un pubblico mainstream che non li conosceva ancora.
Questo progetto dimostrò diverse qualità dei Pnau:
- Rispetto per la tradizione: trattarono il materiale di Elton John con reverenza e creatività
- Abilità produttiva: trasformarono registrazioni analogiche degli anni ’70 in dance contemporanea senza perdere il calore originale
- Visione artistica: crearono qualcosa di nuovo che funzionava sia per i fan di Elton John che per gli amanti della dance music
“Chameleon”
Dopo il successo del progetto Elton John, i Pnau pubblicarono “Changa” nel 2017, forse il loro album più accessibile e orientato al pop. Il disco includeva collaborazioni con artisti come Kira Divine e presentava un sound più immediato e radiofonico, pur mantenendo la sofisticazione produttiva che li contraddistingue.
Singoli come “Chameleon” e “Go Bang” dimostrarono che i Pnau potevano competere nel mercato pop mainstream senza compromettere la loro integrità artistica. Nel 2024, il duo pubblica “Hyperbolic”, un ritorno a sonorità più sperimentali e clubby, che riaffermava la loro posizione come innovatori della scena elettronica. L’album esplora territori più oscuri e psichedelici, dimostrando che dopo oltre vent’anni di carriera, i Pnau non hanno perso la voglia di sperimentare.
Il legame con gli Empire of the Sun
Non si può parlare dei Pnau senza menzionare il loro legame con gli Empire of the Sun. Quando Nick Littlemore formò questo progetto parallelo con Luke Steele nel 2007, molti si chiesero se i Pnau sarebbero sopravvissuti. Invece, i due progetti coesistettero e si arricchirono reciprocamente. L’esperienza con gli Empire of the Sun permise a Littlemore di esplorare un lato più pop e teatrale della sua creatività, competenze che poi riportò nei Pnau. Allo stesso tempo, il lavoro più sperimentale con i Pnau mantenne la sua credibilità nell’underground elettronico.
Peter Mayes, dal canto suo, ha sempre mantenuto i Pnau come progetto principale, continuando a sviluppare il sound del duo anche durante i periodi in cui Littlemore era impegnato altrove.
I Pnau e l’ impatto profondo sulla scena musicale australiana (e internazionale)
- Pionieri della dance australiana: insieme ad artisti come The Avalanches e Cut Copy, i Pnau hanno posto l’Australia sulla mappa della musica elettronica di qualità.
- Produttori ricercati: sia Nick Littlemore che Peter Mayes sono diventati produttori richiestissimi, lavorando con artisti che vanno da Elton John a Lover Lover, da Empire of the Sun a numerosi artisti emergenti.
- Influenza stilistica: il loro approccio alla produzione elettronica – ricco, orchestrale, emotivamente coinvolgente – ha influenzato un’intera generazione di producer elettronici.
- Longevità: in un genere dove molti artisti durano pochi anni, i Pnau hanno mantenuto rilevanza per oltre due decenni, continuando a evolversi e sorprendere.
La loro filosofia musicale
Ciò che distingue i Pnau da molti loro contemporanei è una filosofia musicale che privilegia:
- La sostanza sulla formula: ogni album suona diverso, ogni traccia esplora nuovi territori
- L’emozione sul tecnicismo: nonostante la complessità produttiva, la musica rimane emotivamente accessibile
- La sperimentazione sul successo commerciale: pur avendo avuto hit, non hanno mai inseguito le mode
- La collaborazione sulla competizione: approccio aperto a lavorare con artisti di ogni background
La loro discografia (alla quale vanno aggiunti 32 singoli e 3 EP)
- 1999 – Sambanova
- 2003 – Again
- 2007 – Pnau
- 2011 – Soft Universe
- 2012 – Good Morning to the Night
- 2017 – Changa
- 2024 – Hyperbolic







