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The Mute Gods: il supergruppo prog rock che ha ridefinito il suono del XXI secolo

The Mute Gods

The Mute Gods nascono nel 2014 dalla visione di Nick Beggs, virtuoso bassista e Chapman Stick player britannico già noto per la sua militanza nei Kajagoogoo negli anni ’80 e per le collaborazioni con artisti del calibro di Steven Wilson, Steve Hackett e John Paul Jones.

Dopo decenni trascorsi come sideman di lusso, Nick Beggs decide finalmente di dar vita a un progetto proprio, capace di esprimere la sua personale visione musicale, creando i The Mute Gods.

Il nome della band porta con sé un significato profondo e stratificato. “The Mute Gods” (letteralmente “gli Dei muti“) rappresenta una riflessione sulla condizione dell’umanità moderna: viviamo in un’epoca in cui, nonostante la tecnologia e il progresso, le risposte alle domande fondamentali dell’esistenza rimangono avvolte nel silenzio. Gli Dei, se esistono, sembrano muti di fronte alle sofferenze e alle contraddizioni del mondo contemporaneo. È una metafora potente che permea tutta la filosofia musicale del gruppo.

Un supergruppo di talenti cristallini

Beggs non è da solo nella sua impresa. Per dare vita ai The Mute Gods, si circonda di musicisti straordinari:

  • Roger King, tastierista e produttore di lunga data di Steve Hackett, porta la sua esperienza trentennale nella produzione e nell’arrangiamento di musica progressive. Il suo contributo è fondamentale nel definire le atmosfere e le texture sonore della band.
  • Marco Minnemann, batterista tedesco di fama mondiale, completa la formazione originale. Minnemann è considerato uno dei percussionisti più tecnici e versatili della scena rock progressiva contemporanea, con collaborazioni che spaziano da Joe Satriani agli Aristocrats.

Questa line-up rappresenta un vero e proprio supergruppo nel panorama del rock progressivo moderno, con musicisti che collettivamente vantano collaborazioni con decine di artisti di primo piano della scena internazionale.

Progressive rock per il XXI secolo

Definire il genere musicale dei The Mute Gods non è semplice. La band si muove nell’ambito del progressive rock, ma con una forte connotazione contemporanea che li distingue dai revival nostalgici. Il loro suono fonde:

  • Progressive rock classico alla King Crimson e Genesis
  • Art rock con influenze avant-garde
  • Elementi elettronici e sintetizzatori moderni
  • Alternative rock con sfumature post-rock
  • Metal progressivo in alcuni passaggi più pesanti

La loro musica è caratterizzata da complesse strutture compositive, cambi di tempo signature frequenti, assoli virtuosistici (particolarmente dello Chapman Stick di Beggs) e atmosfere ora oscure e claustrofobiche, ora epiche e cinematografiche. Liricamente, i testi affrontano tematiche esistenziali, sociali e filosofiche con un approccio critico verso la società contemporanea, la tecnologia e la condizione umana.

“Do Nothing Till You Hear from Me” (2016)

Il primo album esce nel marzo 2016 per l’etichetta InsideOut Music e si intitola “Do Nothing Till You Hear from Me”. Il disco riceve immediatamente recensioni entusiastiche dalla critica specializzata, che apprezza la freschezza e l’originalità dell’approccio della band.

L’album vanta anche la partecipazione di ospiti illustri, tra cui Nick D’Virgilio (ex Spock’s Beard), Gary O’Toole e il compianto John Wetton dei King Crimson e Asia, in quella che sarebbe stata una delle sue ultime registrazioni in studio prima della morte nel 2017.

Brani come “Praying to a Mute God“, “The Killing Game” e “Father Daughter” mostrano immediatamente l’ambizione compositiva del trio e la loro capacità di creare musica progressive complessa ma accessibile, con melodie memorabili e arrangiamenti sofisticati.

“Tardigrades Will Inherit the Earth” (2017)

Appena un anno dopo, nel febbraio 2017, arriva il secondo album: “Tardigrades Will Inherit the Earth”. Il titolo fa riferimento ai tardigradi, microscopici invertebrati noti per la loro straordinaria resistenza a condizioni estreme, capaci di sopravvivere nello spazio, a temperature estreme e a radiazioni letali per quasi qualsiasi altra forma di vita.

La metafora è chiara: mentre l’umanità si autodistrugge attraverso guerre, inquinamento e autocompiacimento, saranno le creature più piccole e resilienti a ereditare la Terra. Il disco rappresenta un’evoluzione sonora, con atmosfere ancora più oscure e cinematografiche, e una produzione ancora più curata.

In questo album compare come ospite anche Alex Lifeson dei Rush, che contribuisce con assoli di chitarra su alcuni brani. La collaborazione con una leggenda del progressive rock come Lifeson testimonia il rispetto che The Mute Gods hanno già conquistato nell’ambiente.

“Atheists and Believers” (2019)

Il terzo album in studio, “Atheists and Believers”, esce nel marzo 2019 e segna un ulteriore passo avanti nella maturazione artistica della band. Il disco esplora il tema della fede e del dubbio, della dicotomia tra chi crede e chi non crede, in un’epoca in cui le certezze sembrano essere crollate.

Musicalmente, l’album presenta alcuni dei brani più complessi e ambiziosi della band, con suite che sfiorano i 10 minuti e arrangiamenti orchestrali che ampliano ulteriormente la tavolozza sonora del gruppo. La critica apprezza ancora una volta la capacità dei The Mute Gods di evolvere senza tradire la propria identità sonora. Anche questo disco vede la partecipazione di ospiti di lusso, consolidando il ruolo della band come punto di riferimento nella scena progressive contemporanea.

L’attività live e i cambiamenti nella formazione

Sebbene The Mute Gods siano nati principalmente come progetto da studio, la band ha anche intrapreso alcuni tour selezionati, spesso come headliner di festival progressive rock in Europa. Le performance dal vivo vedono l’aggiunta di ulteriori musicisti per ricreare la complessità degli arrangiamenti da studio.

Nel corso degli anni, ci sono stati alcuni cambiamenti nella formazione dei The Mute Gods per le esibizioni dal vivo, ma il nucleo creativo composto da Beggs e King è rimasto solido

La chimica tra i due è evidente nella coesione compositiva e nella visione artistica condivisa. Dopo “Atheists and Believers“, la band ha mantenuto un profilo relativamente basso, complice anche la pandemia di COVID-19 che ha bloccato tour e progetti. Nick Beggs ha continuato le sue prolifiche collaborazioni come session musician, mentre Roger King ha proseguito il suo lavoro con Steve Hackett.

Nel frattempo, i The Mute Gods hanno mantenuto viva la comunicazione con i fan attraverso i social media, lasciando intendere che nuovo materiale è in lavorazione. La band ha accumulato un seguito fedele e appassionato, particolarmente forte in Europa e in Giappone, dove il progressive rock gode ancora di grande popolarità.

Il catalogo dei The Mute Gods, seppur relativamente contenuto (tre album in studio), è considerato tra i più interessanti e qualitativamente elevati della scena progressive rock degli anni 2010

La capacità di fondere tradizione e innovazione, virtuosismo e melodia, complessità e accessibilità, ha reso The Mute Gods uno dei nomi più stimati e apprezzati del genere. I The Mute Gods rappresentano un esempio perfetto di come il progressive rock possa rimanere vitale e rilevante nel XXI secolo. Invece di rifugiarsi nella nostalgia o nella mera emulazione dei classici degli anni ’70, la band ha saputo creare un suono distintivo che guarda al futuro pur onorando le radici del genere.

L’utilizzo del Chapman Stick (uno strumento musicale a corde inventato da Emmett Chapman) da parte di Beggs come strumento principale (invece del basso tradizionale) contribuisce a dare alla band un’identità sonora unica

Lo strumento, con le sue 10-12 corde e la tecnica di tapping a due mani, permette di suonare simultaneamente linee di basso e melodie, creando texture complesse e stratificate.

La collaborazione con artisti del calibro di John Wetton, Alex Lifeson e altri giganti del progressive rock ha inoltre conferito ai The Mute Gods una sorta di “benedizione generazionale“, un passaggio di testimone dalla vecchia guardia del prog alle nuove generazioni di musicisti.

— Onda Musicale

Tags: Steve Hackett, Joe Satriani, Prog Rock, Rush, Alex Lifeson, John Wetton
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