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Big Big Train: la band che ha riportato il prog rock britannico al suo splendore

Big Big Train

I Big Big Train nascono nel 1990 a Bournemouth, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, dall’incontro tra Greg Spawton (basso, chitarra acustica) e Andy Poole (tastiere, chitarra).

In un’epoca in cui il progressive rock era considerato morto e sepolto, schiacciato dal grunge e dalla britpop, due giovani musicisti decidono coraggiosamente di fondare una band che guarda proprio a quel genere apparentemente defunto.

Il nome “Big Big Train” evoca immediatamente immagini di viaggi, movimento e nostalgia. Non è casuale: la band ha sempre avuto una particolare fascinazione per i treni, le ferrovie e tutto ciò che rappresentano nella cultura e nella storia britannica. I treni sono metafora di progresso, di connessione tra luoghi e tempi diversi, di un’Inghilterra industriale e romantica allo stesso tempo. Questo immaginario permea tutta la discografia della band, dai titoli degli album alle copertine, dai testi alle atmosfere musicali.

Gli anni ’90 non sono facili per una band progressive. Il genere è considerato obsoleto, pomposo, lontano dalla sensibilità contemporanea. Ma Spawton e Poole credono fermamente nella loro visione musicale e iniziano un lungo percorso che li porterà, decenni dopo, a essere considerati tra i principali artefici della rinascita del prog britannico.

Neo-progressive con anima britannica

Definire lo stile musicale dei Big Big Train richiede di attraversare diverse categorie, anche se la band viene solitamente classificata come neo-progressive rock o symphonic progressive rock. Il loro suono affonda le radici nella grande tradizione del prog britannico degli anni ’70, ma con una sensibilità contemporanea:

  • Progressive rock sinfonico alla Genesis e Yes
  • Folk rock progressivo con richiami ai Jethro Tull
  • Art rock con orchestrazioni elaborate
  • Rock sinfonico con uso frequente di strumenti orchestrali
  • Canterbury scene con sfumature jazz e atmosfere raffinate

Ciò che distingue davvero i Big Big Train è la loro profonda “britannicità“. La loro musica è intrisa di riferimenti alla storia, alla letteratura, al paesaggio e alla cultura inglese. I testi parlano di guerra mondiale, di esploratori vittoriani, di countryside inglese, di ferrovie a vapore, di poeti e scrittori britannici. È progressive rock che guarda al passato non con nostalgia sterile, ma con il desiderio di recuperare una narrativa e un’identità.

Musicalmente, le loro composizioni sono caratterizzate da melodie memorabili, arrangiamenti orchestrali complessi, frequente uso di flauto e altri strumenti folk, voci armonizzate in stile corale, sezioni acustiche intime alternate a esplosioni elettriche, e una produzione raffinata che valorizza ogni dettaglio.

La ricerca di un’identità (1990-2000)

I primi anni di attività della band sono un periodo di sperimentazione e ricerca. Il debutto discografico arriva nel 1993 con “Goodbye to the Age of Steam”, un album che già nel titolo rivela l’ossessione della band per le ferrovie e per un’epoca passata.

Seguono “English Boy Wonders” (1997) e “Bard” (2002), album che mostrano una band ancora alla ricerca della propria voce definitiva, ma che contengono già i semi di ciò che diventerà il sound caratteristico dei Big Big Train. In questi primi lavori, la formazione è fluida e la band opera prevalentemente come progetto da studio piuttosto che come band dal vivo. La produzione è limitata, le vendite modeste, e la band rimane sconosciuta al di fuori di una ristretta cerchia di appassionati di progressive rock. Ma Spawton e Poole non si arrendono, continuando a perfezionare la loro visione musicale.

L’arrivo di David Longdon (2009)

La vera svolta nella storia dei Big Big Train arriva nel 2009, quando entra nella band David Longdon, cantante e polistrumentista (flauto, tastiere) proveniente dalla scena teatrale londinese. La voce di Longdon, dal timbro caldo e immediatamente riconoscibile, con richiami a Peter Gabriel e ai Gentle Giant, diventa il marchio di fabbrica del nuovo corso della band.

L’album “The Underfall Yard” (2009) segna questa rinascita. È un concept album – che segue Gathering Speed (2004) – che parla di ferrovie, ingegneria vittoriana e del deposito ferroviario di Underfall a Swindon. Il disco riceve recensioni entusiastiche dalla critica specializzata e improvvisamente i Big Big Train vengono notati dalla comunità progressive internazionale.

La formazione si stabilizza con l’ingresso di Nick D’Virgilio (batteria, voce), leggendario batterista americano già membro degli Spock’s Beard e collaboratore di artisti come Genesis e Tears for Fears. La presenza di D’Virgilio, musicista di fama internazionale, conferisce ulteriore credibilità alla band.

English Electric (2012-2013)

Il vero capolavoro arriva con “English Electric”, pubblicato in due parti nel 2012 e 2013. Questo doppio album è considerato unanimemente il punto più alto della discografia della band e uno dei migliori album progressive del XXI secolo.

“English Electric Part One” e “Part Two” sono un viaggio attraverso la storia e la cultura britannica: dall’esplorazione antartica di Scott e Shackleton alla Battaglia d’Inghilterra, dalle leggende arturiane alla poesia di Edward Thomas caduto nella Prima Guerra Mondiale. La musica è maestosa, emotiva, perfettamente orchestrata.

Brani come “Wassail“, “Uncle Jack“, “The First Rebreather“, “East Coast Racer” e “Upton Heath” diventano classici istantanei del repertorio neo-prog. L’album vende sorprendentemente bene per gli standard del genere e la band inizia finalmente a ricevere il riconoscimento che merita. Con “English Electric”, i Big Big Train stabiliscono definitivamente la loro identità: non sono una semplice band retro o nostalgica, ma una forza creativa originale capace di creare progressive rock contemporaneo profondamente radicato nella tradizione britannica.

Folklore e Grimspound (2016 – 2017)

L’album “Folklore” (2016) consolida ulteriormente la reputazione della band. Il disco esplora le tradizioni folkloriche britanniche, le leggende antiche, i rituali stagionali. Musicalmente è forse il lavoro più vario della band, con incursioni ancora più marcate nel folk progressivo.

L’anno dopo esce anche “Grimspound”, un EP che prende il nome da un villaggio dell’età del bronzo nel Dartmoor. La band dimostra di essere in un periodo di straordinaria creatività, con nuove composizioni che mantengono alta la qualità. In questo periodo la formazione si espande ulteriormente con l’aggiunta di Rikard Sjöblom (tastiere, chitarra, voce), geniale multi-strumentista svedese leader dei Gungfly e membro dei Beardfish. Sjöblom porta ulteriori colori alla tavolozza sonora della band.

Stone & Steel (2016-2017)

Una svolta fondamentale arriva quando i Big Big Train, dopo oltre 25 anni di esistenza, decidono finalmente di esibirsi dal vivo. Per anni erano stati principalmente un progetto da studio, ma la crescente popolarità e le insistenti richieste dei fan convincono la band a salire sul palco. I concerti al Kings Place di Londra nel 2014 vengono registrati e pubblicati come “From Stone & Steel” (2016), documentando questo momento storico. Le performance dimostrano che i Big Big Train non sono solo abili compositori e musicisti da studio, ma anche una formidabile live band.

Il successivo tour e l’album live “Merchants of Light” (2018) consolidano questa nuova dimensione della band. I concerti sono eventi elaborati, con proiezioni video, illuminazione teatrale e una scaletta che attraversa tutta la loro discografia.

Grand Tour (2019)

“Grand Tour” (2019) rappresenta un ulteriore picco creativo. L’album è un concept ispirato ai viaggi educativi che i giovani aristocratici britannici intraprendevano nel XVIII secolo attraverso l’Europa. La musica riflette questa tematica con aperture verso sonorità continentali, pur mantenendo la caratteristica impronta britannica. Il disco riceve recensioni eccellenti e dimostra che la band, dopo quasi trent’anni di carriera, è ancora capace di rinnovarsi e sorprendere. La produzione è sontuosa, gli arrangiamenti orchestrali raggiungono vette di complessità mai viste prima, e le composizioni sono tra le più ambiziose della loro carriera.

La tragica morte di David Longdon (2021)

Il 20 novembre 2021, la comunità progressive rock viene sconvolta da una tragica notizia: David Longdon muore all’età di 56 anni a seguito delle ferite riportate in un incidente. La sua morte rappresenta una perdita devastante non solo per i Big Big Train, ma per l’intero movimento prog britannico. Longdon era diventato il volto e la voce della band durante il periodo di maggior successo. La sua morte solleva interrogativi inevitabili sul futuro della band. Molti fan temono che possano sciogliersi, non potendo immaginare i Big Big Train senza quella voce così caratteristica.

Welcome to the Planet (2022)

Con straordinario coraggio e resilienza, i Big Big Train decidono di continuare. Nel 2022 esce “Welcome to the Planet”, il primo album post-Longdon. La band affronta la situazione in modo coraggioso: invece di cercare un sostituto “clone” di Longdon, decidono di adottare un approccio corale, con più voci che si alternano.

Alberto Bravin diventa il nuovo cantante principale, affiancato da Clare Lindley (voce, violino) e da altri membri della band. Il risultato è un album che onora la memoria di Longdon pur guardando al futuro. La musica mantiene la qualità e l’ambizione che hanno sempre caratterizzato i Big Big Train, ma con una nuova sensibilità. L’album riceve recensioni positive, con i critici che lodano la capacità della band di superare una tragedia così devastante e continuare a creare musica di alto livello. È un testamento alla forza dello spirito creativo e alla profondità del legame tra i membri della band.

The Likes of Us (2024)

Nel 2024 i Big Big Train pubblicano “The Likes of Us”, dimostrando definitivamente che la band non solo è sopravvissuta alla perdita di Longdon, ma è ancora capace di evolversi e creare musica rilevante. La nuova formazione ha trovato il proprio equilibrio e la band guarda al futuro con rinnovata energia. Il disco esplora tematiche sociali e storiche legate alla classe operaia britannica, mantenendo la tradizione della band di raccontare storie della storia e della cultura inglese. Musicalmente, continua la tradizione del symphonic prog di alta qualità che ha reso famosa la band.

Una delle band più importanti nella rinascita del progressive rock britannico del XXI secolo

Insieme a band come The Pineapple Thief, Haken e Kino, hanno dimostrato che il prog britannico non è un genere morto, ma una tradizione viva capace di produrre musica contemporanea di grande valore. La loro influenza si estende oltre la semplice musica. Hanno contribuito a risvegliare l’interesse per la storia e la cultura britannica, particolarmente per l’era vittoriana ed edoardiana, tra una nuova generazione di ascoltatori. Le loro copertine elaborate, i loro testi letterari e le loro produzioni curate hanno innalzato gli standard qualitativi dell’intero genere.

Ciò che distingue i Big Big Train da molte altre band progressive è il loro approccio narrativo

Ogni album racconta storie, ogni brano è un piccolo romanzo musicale. Non si tratta di semplice nostalgia, ma di un tentativo consapevole di recuperare l’arte della narrazione nel rock progressivo. I testi parlano di figure storiche reali, di eventi documentati, di luoghi geografici precisi. C’è un lavoro di ricerca dietro ogni composizione, un’attenzione al dettaglio storico che ricorda il lavoro di un romanziere storico piuttosto che quello di un tipico paroliere rock. Musicalmente, questo si traduce in composizioni che hanno un arco narrativo, con introduzioni che stabiliscono l’atmosfera, sviluppi che raccontano la storia, e conclusioni che risolvono le tensioni musicali ed emotive. Per il 2026 è atteso un nuovo disco in studio.

La band continua a esibirsi dal vivo e a lavorare su nuovo materiale. Il futuro appare luminoso, con una formazione stabile e una visione artistica chiara. La capacità di superare la tragedia della morte di Longdon ha dimostrato la resilienza e la profondità del progetto Big Big Train.

Il “grande treno” continua la sua corsa attraverso il paesaggio del progressive rock, portando con sé storie di un’Inghilterra passata e presente, di eroi dimenticati e tradizioni che meritano di essere ricordate. E in questo viaggio, la band ha dimostrato che il progressive rock non è solo musica complessa e virtuosismo tecnico, ma anche narrazione, emozione, connessione con la storia e la cultura.

— Onda Musicale

Tags: Genesis, Yes, Peter Gabriel, Gentle Giant, Prog Rock, Jethro Tull, Spock’s Beard
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