The Dark Side of Minigolf, il nuovo album di TUM, è un lavoro che suona come un diario personale, allo stesso tempo romantico e ruvido, un viaggio che parte dal folk‑alt, attraversa suggestioni da cantautorato moderno e arriva fino all’intimità più sincera di chi racconta emozioni incandescenti e “piccole catastrofi” quotidiane.
Il titolo, evocativo e apparentemente leggero, cela un’intenzione profonda: come ha raccontato lo stesso artista, la metafora del minigolf nasce da una serata con amici, un gesto semplice eppure rivelatore, un momento casuale che diventa lente per osservare la vita, le attese, le speranze, gli inciampi e le piccole vittorie. Quel ricordo, tra buche polverose e risate, si trasforma in metafora per leggere la vita quotidiana con ironia, nostalgia e attenzione al dettaglio. In questo senso, The Dark Side of Minigolfnon è solo un album, ma una riflessione sul tempo che passa, sulle relazioni e sui sogni che si alternano a disillusioni, rendendo l’ascolto un’esperienza intima, intensa e quasi catartica.
Dal punto di vista sonoro, il disco mantiene la radice alternative‑folk che TUM portava dai tempi dei Pocket Chestnut, ma si evolve in arrangiamenti più stratificati, maturi e complessi. L’album mescola momenti acustici delicati con pennellate di distorsione, chitarre cariche, basso denso, contrappunti di strumenti a fiato come il corno francese e sintetizzatori discreti, creando un equilibrio tra tradizione e sperimentazione. Brani come “Komatiport”, “The Moon!”, “Alone in Toronto” ed “Evolving” scorrono come pagine di un diario: scorci di viaggio, notti passate a riflettere, introspezioni personali e aperture verso mondi lontani. La scrittura di TUM è sincera, priva di artifici, diretta ma calibrata, con attenzione al ritmo, alla musicalità delle parole e alla costruzione di atmosfere emotive, rendendo universale ciò che nasce dall’esperienza individuale. I testi parlano di amore e odio, speranza e disillusione, nostalgia e riscatto, dando al disco una densità emotiva rara nel panorama musicale italiano contemporaneo.
L’autenticità è uno dei tratti distintivi del disco: non si tratta di un prodotto confezionato per piacere al pubblico o seguire mode, ma di un lavoro radicato nell’esperienza e nei vissuti dell’artista. La produzione, curata da William Novati, già al lavoro con i Pocket Chestnut, valorizza l’onestà del suono: grezzo quando serve, tenero quando vuole toccare il cuore. Il disco dimostra una coscienza chiara della propria identità artistica: non punta alla spettacolarità, ma costruisce un paesaggio emotivo coerente, capace di parlare a chi vive l’incertezza, la nostalgia, il desiderio di trovare un porto anche temporaneo nelle canzoni.
Uno dei punti di forza di The Dark Side of Minigolf è la capacità di attraversare generi e sensibilità senza perdere personalità, fondendo folk, alternative, cantautorato e leggere pennellate pop contemporaneo. L’album riesce a essere intenso e stratificato pur rimanendo accessibile, e la varietà strumentale arricchisce ogni brano senza mai risultare dispersiva. Chi cerca un pop immediato o hit radiofoniche potrebbe trovare l’ascolto lento o riflessivo, ma questo non è l’obiettivo del progetto: TUM mira a costruire un universo emotivo coerente, non a inseguire le mode del momento. La scrittura resta umana, vera e riconoscibile, e l’insieme dell’album comunica autenticità, maturità e consapevolezza artistica.
In sintesi, The Dark Side of Minigolf è un album che suona come un esame di coscienza e come un abbraccio: a chi ascolta, a chi ricorda e a chi spera. TUM costruisce un universo fatto di memoria, viaggio e introspezione, riuscendo a far emergere il senso nel quotidiano, nelle “piccole cose” che costituiscono un’intera vita. È un disco fragile e potente allo stesso tempo, capace di emozionare, stimolare e coinvolgere, confermando TUM come uno degli artisti più sensibili e consapevoli della scena alternativa italiana. Chi cerca musica sincera, vera e profonda troverà in questo lavoro un ascolto attento e un cuore aperto.–









