Musica

Fascal: “Nascondino” è il nuovo singolo

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Il tema dell’amore liquido e dei silenzi digitali ricorre spesso nei tuoi testi. In che modo la tecnologia ha cambiato, nel bene e nel male, la narrazione delle relazioni?

Io penso che la musica, in particolare la musica pop e cantautorale, abbia il compito di parlare di quello che succede nella vita di tutti i giorni con immagini in cui ognuno possa ritrovarsi, per perdersi in quei 3 minuti di ascolto ed evadere dalla realtà che ci circonda. Passiamo la giornata con il telefono in mano e così nelle mie canzoni parlo tanto di messaggi e di chiamate nel cuore della notte, perché è normale. La tecnologia è parte integrante della nostra vita adesso, e anche le relazioni interpersonali dipendono da essa. Oggi è impossibile sparire nel nulla, siamo connessi ovunque e grazie ai social tutti sanno cosa fai o dove sei. Credo sia per questo che il Ghosting faccia così tanto male a chi lo subisce.

Fascal è definito come un lato di te rimasto a lungo nascosto. Come è nato questo progetto artistico e come convivono Fabio e Fascal?

Io definisco Fascal come il mio bambino interiore. Quello che mano a mano che si cresce tendiamo a mettere da parte, perché troppo presi dalla vita frenetica a cui siamo abituati. Lui rimane sempre lì, in stand-by, in attesa che qualcuno o qualcosa lo riaccenda. Fascal è riuscito allo scoperto durante il periodo del COVID: con la quarantena, quando tutto era fermo, immobile, e la realtà era capovolta. Non c’era nessun posto dove andare se non dentro se stessi e così ho riscoperto la passione per la scrittura, per sfogarmi, per passare il tempo. Tutti quei pensieri confusi sono poi riuscito a riordinarli grazie alla musica e sono nate le prime canzoni. Prima ho scritto il ritornello di Origami, e poi tutte le altre. Fascal non è soltanto un mio alter ego, ma è quella parte di me più istintiva e creativa che cerca ancora di capire il mondo, o semplicemente non lo accetta per quello che è.

Hai un percorso ricco: dal liceo con le prime cover band, ai singoli usciti tra il 2023 e il 2024, fino ai festival e alla masterclass con Giuseppe Anastasi. Quali tappe consideri più decisive nella tua crescita?

Sicuramente suonare dal vivo in diversi contesti mi ha aiutato molto come crescita a livello musicale e anche come sviluppo personale. Stare sul palco ti dà sicurezza ed è molto importante per chiunque vuole parlare ad un pubblico ed esporsi. Nei festival per artisti emergenti puoi fare questo e contemporaneamente confrontarti con altri ragazzi e la loro visione del mondo. Non basta azzeccare la melodia e scrivere qualche riga in rima. Secondo me il compito del cantautore, come già scritto prima, è raccontare la propria vita (più semplicemente una storia) e riuscire a farla rivivere ad altre persone. Durante la masterclass con Giuseppe Anastasi ho capito che stavo sulla strada giusta. Ho imparato tecniche di scrittura creativa, ad ascoltare le canzoni in modo diverso, ma soprattutto mi sono ritrovato in molti degli espedienti che ci ha raccontato sulla nascita delle sue canzoni, sulla casualità e la nascita di un’idea che, per quanto assurda, è pur sempre tua e spetta a te decidere se tenerla scritta in un diario o farle prendere aria

Negli ultimi anni hai portato la tua musica dal vivo in vari contesti, come la serata “Nostalgia Indie” o la finale del Mecò Fest. Quanto contano per te i live e quanto influenzano la tua scrittura?

Il live per me è fondamentale, anche se siamo portati a credere che oggi conti molto di più andare virali o fare grandi numeri sulle piattaforme digitali, tralasciando l’aspetto umano. Il motivo per cui sono qui a raccontare della mia musica è perché ho fatto ascoltare i brani che scrivevo. Alcuni erano terribili, altri però erano embrioni di canzoni che poi sono diventate i miei primi singoli e senza quella condivisione non avrei mai capito che potevano valere qualcosa. Ho creato la serata “Nostalgia Indie” per fare esperienza e promuovere nella maniera più classica possibile le mie canzoni. Inoltre mi dà una grande mano a capire se un brano ancora inedito può funzionare oppure no, e a volte il pubblico mi aiuta anche a scegliere il titolo. Tutto questo è possibile anche sui social, ma non con lo stesso calore.

Hai accennato alla volontà di una crescita organica verso un EP o un album. Come immagini il tuo futuro artistico e cosa possiamo aspettarci dopo “Nascondino”?

Ho ripreso a pubblicare dopo una pausa di quasi un anno. Un anno in cui ho scritto molto, spaziato tra le varie tematiche che si possono affrontare in un brano e cosa più importante, ho sperimentato. A nascondino seguirà un secondo singolo, più invernale, con l’obiettivo di impacchettare queste prime canzoni prima dell’estate.

Il mio sogno è quello di organizzare un concerto tutto mio, ma per poterlo realizzare dovrò lavorare parecchio insieme al mio team. Mi hanno detto che Nascondino sta andando bene e ne sono felice, vediamo le prossime. Per ora, penso che mi troverete su qualche palco per artisti emergenti, che sia un festival oppure una serata organizzata da gruppi locali. Vorrei provare ad essere più presente sui social, in fondo mi piace e mi diverte fare video lì per promuovere la mia musica e raccontare di me. Vi farò sapere nelle prossime interviste.

Instagram: https://www.instagram.com/fascalmusic/

TikTok: https://www.tiktok.com/@fascalmusic?_t=ZN-90jpyhqOBDa&_r=1

— Onda Musicale

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