Fuori dal 14 novembre “A Shadow in the Sun”, il nuovo singolo di Onisco. Un brano che sa mescolare elementi elettronici dance a un cantato emozionante, profondo ed evocativo.
Pop ed elettronica si fondono creando un sound originale, unico. “A Shawdow in the sun” è un brano su cui lasciarsi andare alla melodia e allo stesso tempo farsi cullare e riflettere con il testo. Onisco si guarda attorno in un mondo con ritmi che non riconosce, con uno stile che non è il suo.
“A Shadow in the Sun” mescola elettronica dance e un cantato molto emotivo: com’è nato questo equilibrio tra ritmo e introspezione?
A Shadow in the Sun è un brano che nasce piano e voce in una versione molto cupa che ho provato ad alleggerire con un arrangiamento dance. Mi piacciono i contrasti, il testo nasce da una riflessione con un messaggio abbastanza forte e ho pensato che appesantire l’atmosfera ulteriormente non fosse la chiave giusta. Volevo che il messaggio arrivasse lentamente e che fosse una coccola per chi soffre la solitudine a cui a volte questo mondo troppo frenetico ci costringe. Ovviamente non so se ci sono riuscita…
Quale emozione o pensiero speri rimanga all’ascoltatore dopo aver ascoltato “A Shadow in the Sun”?
Spero che le persone a cui è capitato di sentirsi sole come “l’ultima foglia rimasta a dicembre” o come “un’ombra nel sole”, si ritrovino a pensare “ok, non sono l’unico, c’è anche lei, siamo in due”. Mi piacerebbe che il brano arrivasse come una carezza accompagnata da un “Tranquillo, non sei solo”.
Come lavori solitamente alla produzione dei tuoi brani? Parti dal beat, dalla melodia o dal testo?
Dipende, spesso parto dal pianoforte, inizio a suonare e a un certo punto canto. A volte bastano un paio di accordi per trascinarmi in una nuova melodia, altre volte suono per ore e non succede niente. Mi capita anche di usare il processo inverso. Canto una melodia, la strutturo nella mente e poi trovo gli accordi al pianoforte. Credo che questo passaggio iniziale sia fondamentale perché per me la linea melodica è la parte più importante di un brano e se un brano non funziona piano e voce vuol dire che la melodia è mediocre, o che comunque non è abbastanza incisiva. I brani che non superano il test strumentale li accantono. Il secondo passaggio è su Logic Pro. Strutturo una bozza dell’arrangiamento, trovo la velocità giusta, “vesto” il brano dell’atmosfera che secondo me gli si addice di più, incido la voce con un testo approssimativo e poi invio tutto a chi ha molti più suoni e padronanza del programma di me. Se anche questa persona reputa che il brano sia valido, portiamo avanti la produzione. A quel punto, di solito, ho sentito il pezzo così tante volte da avere già parte del testo in mente. Lo scrivo, lo incido e lo perfeziono in studio durante la registrazione finale.
Ci sono artisti o generi che hanno influenzato l’identità sonora di Onisco?
Io ascolto tutto: passo da Čajkovskij ai Nirvana, Micheal Jackson, Coldplay, Radiohead, Madonna, Talk Talk, Beyonce, Oasis, Chemical Brothers… ascolto veramente di tutto e penso che tutto ciò che ascolto in qualche modo mi influenzi. Ma se devo dire chi ho ascoltato di più, sicuramente sono i Beatles. Le melodie dei Beatles hanno qualcosa di mistico, ipnotico, inarrivabile. È grazie a loro che ho capito l’importanza della melodia, della sperimentazione, dell’arrangiamento e della libertà compositiva. Ovviamente io non c’entro assolutamente niente con i Beatles, ma ascoltarli mi ha insegnato tanto e continua a farlo. Devo ammettere, però, che essendo cresciuta in una scuola di danza, quando sento partire la cassa ho sempre un brivido, credo che ascoltando i miei brani questo si percepisca.

Dici che ONISCO è “musica e nient’altro” e un concetto aperto a chiunque. Cosa significa per te creare un progetto libero da etichette e algoritmi?
Io credo nella personalità artistica, nella sincerità, nell’unicità di ognuno. Ci credo davvero, ed è per questo che ho scelto di comporre in modo limpido, sincero, senza aspettative. Non voglio fingere di essere qualcun altro per aumentare i miei ascolti. Io sono questa, sono aperta alle idee degli altri e padrona delle mie. C’è voluto tempo per capirlo, ma il giorno in cui mi sono liberata delle aspettative degli altri nei miei confronti è stato anche il giorno in cui ho capito che la vera libertà è non avere nessuna aspettativa, ma semplicemente fare quello che sai fare nel modo migliore possibile e senza forzature. Da quel momento in poi, tutto quello che arriva è in più. Sto vivendo la musica come ho sempre voluto fare, suono solo perché amo farlo, mi sento a casa quando suono, mi sento protetta, completa.
Pubblicare un brano ogni due mesi è una scelta impegnativa: come vivi questa costanza creativa?
Cerco di ritagliarmi un momento per comporre quasi ogni giorno. Non ho molto tempo nella mia vita perché, diciamoci la verità, la musica è un lusso. Lavoro e ho lavorato tanto per dare vita a questo progetto, ho dovuto aspettare di potermelo permettere per realizzarlo. Anche se il tempo è poco, trovo sempre un momento per comporre. So che può sembrare strano detto così, ma credo che comporre sia come allenarsi: ci vuole costanza. Credo che solo con la costanza si riesca a migliorare, a sperimentare, ad andare oltre il limite che magari si crede di avere. Come ho detto prima, non produco tutto quello che compongo, molti brani li butto, altri li lascio da parte perché magari hanno qualcosa di buono ma devono ancora maturare. Non cerco di forzare la costanza creativa, non avrebbe senso, ma sicuramente cerco di migliorare la mia composizione con la pratica. Per me è un piacere farlo, comporre fa parte di me, mi viene naturale, lo faccio più o meno da sempre. Bene o male non lo so, ma amo cercare nuove melodie, e finché ci riesco lo faccio. Ho una programmazione abbastanza lunga al momento, ma non la trovo una cosa strana. All’inizio ero partita con l’idea di pubblicare un pezzo al mese per dodici mesi (nel frattempo i brani sono aumentati e di conseguenza anche i mesi). Riflettendoci, alla fine, sono solo dodici brani, ovvero un album.
Nei tuoi live i ballerini sono parte integrante dello show. Come nasce il dialogo tra musica e danza nei tuoi spettacoli?
Io sono cresciuta nella scuola di danza della mia famiglia, per me la danza è casa. Credo che la danza esalti la musica e che vedere dei professionisti sul palco sia sempre meraviglioso. Sono a mio agio con i ballerini, mi danno forza e grinta. Quando arrangio un brano ho sempre un pensiero per loro e credo che siano parte interante del progetto. Purtroppo i live con i ballerini non sono sempre fattibili perché la danza necessita di spazio. Per il momento riuscire a procurarmi dei live di questo tipo è veramente molto complicato quindi cerco di adeguarmi alle situazioni proponendo anche uno show più soft, in cui porto
una versione strumentale dei brani.
Se dovessi descrivere il futuro di Onisco con una sola parola, quale sarebbe?
Come dicevo, non ho aspettative, quindi non saprei descrivere il mio futuro. Ma esiste una parola che mi ha descritta in passato, mi descrive oggi e sicuramente mi descriverà anche in futuro: LIBERA.
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