All’inizio degli anni Sessanta, David Gilmour lascia Cambridge con una chitarra, pochi soldi e un’idea ancora vaga di cosa significhi vivere di musica.
L’Inghilterra sta esplodendo sotto la spinta del beat, ma David Gilmour sente che la sua strada passa altrove. La Francia, con la sua scena culturale in fermento, i caffè pieni di studenti e artisti, e una tradizione musicale più aperta al jazz e al folk, diventa la sua meta naturale. È un viaggio di formazione, più che di ambizione: un tentativo di capire se la musica può davvero diventare la sua vita.
La vita da busker e i primi stenti
Una volta arrivato, David Gilmour scopre subito quanto sia difficile sopravvivere con la musica. Suona per strada, nei parchi, nei locali che gli concedono qualche ora di palco in cambio di pochi franchi e di un pasto caldo. Condivide stanze minuscole, dorme in auto, vive spesso al limite della fame. Racconterà più tardi che in quel periodo arrivò a perdere molto peso e a vivere per giorni con pochissimo cibo. Ma proprio questa vita dura gli permette di suonare ogni giorno, affinare la tecnica, imparare a gestire il pubblico senza amplificazione e a far parlare la chitarra più della voce.
Il periodo come modello: un lavoro per sopravvivere
Per guadagnare qualcosa in più, David Gilmour accetta anche lavori occasionali come modello. Non si tratta di moda professionale, ma di pose per scuole d’arte, fotografi emergenti e piccoli progetti commerciali. È un modo per mettere insieme qualche soldo e continuare a suonare. Questo dettaglio, spesso citato nelle biografie, restituisce bene l’immagine di un giovane artista disposto a tutto pur di restare vicino alla musica, senza dover tornare a Cambridge con la coda tra le gambe.
I Flowers e la prima vera esperienza professionale
La svolta arriva quando entra nei Flowers, una band anglo-francese che suona rhythm & blues nei club della Costa Azzurra. È la sua prima esperienza musicale stabile, con concerti regolari e un pubblico vero. I Flowers, che in seguito cambieranno nome in Bullitt, gli permettono di vivere una vita da musicista itinerante: viaggi in furgone, serate interminabili, repertori costruiti su cover americane e improvvisazioni. È qui che Gilmour sviluppa il suo stile melodico, pulito, essenziale, che diventerà la sua firma nei Pink Floyd.
La Francia come crocevia culturale
La Francia dei primi anni Sessanta è un luogo ideale per un giovane musicista: Parigi è un laboratorio culturale, la Costa Azzurra un punto di incontro tra americani, inglesi e francesi, e le città universitarie pullulano di locali dove si suona ogni sera. Gilmour assorbe tutto: jazz, chanson, folk, blues. Vive in mezzo a studenti, beatnik, artisti e musicisti di strada. È un mondo duro ma ricco, che gli offre una formazione impossibile da trovare in Inghilterra.
La presunta relazione con Brigitte Bardot
Nel corso degli anni sono circolate voci su una possibile relazione tra David Gilmour e Brigitte Bardot, complice il fatto che entrambi frequentavano la Francia nello stesso periodo e che Brigitte era spesso circondata da artisti e musicisti. Tuttavia, non esiste alcuna fonte affidabile che confermi un legame tra i due, né biografie né testimonianze dirette. Le ricerche disponibili non riportano alcun contatto documentato tra David Gilmour e la diva francese. Si tratta quindi di una leggenda metropolitana, probabilmente nata dalla sovrapposizione di ambienti culturali simili.

Il ritorno in Inghilterra e l’inizio del destino
Dopo anni di vita nomade, stenti e musica suonata ovunque fosse possibile, David Gilmour torna in Inghilterra verso la metà del 1965. Porta con sé un bagaglio enorme: tecnica, esperienza, sicurezza, e soprattutto una voce musicale personale, maturata tra le strade francesi. Saranno proprio queste qualità, forgiate nella fame e nella libertà degli anni francesi, a renderlo il candidato perfetto quando, nel 1967, i Pink Floyd cercheranno un nuovo chitarrista per affiancare – e poi sostituire – Syd Barrett.
Tutto il resto è storia.








