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Gli LSE rivogliono le loro ali (Intervista)

La band LSE con il nuovo singolo e videoclip "Rivoglio Le mie ali"

Fuori dal 22 dicembre il videoclip di “Rivoglio le mie ali”, il nuovo singolo degli LSE. Un video che gioca con i colori e l’energia del brano.

“Rivoglio le mie ali” è il volere riprendere in mano la propria vita e questo concetto viene espresso perfettamente attraverso le immagini. Infatti vediamo alternarsi la band che suona in bianco e nero con una ragazza a colori circondata dai ricordi di ciò che amava. È proprio guardando gli oggetti e le foto a cui è legata che decide di tornare ad essere se stessa, senza compromessi.

Rivoglio le mie ali” è un titolo molto evocativo: quando avete sentito per la prima volta l’esigenza di “riprendervi le ali” e trasformare questo sentimento in musica?

L’esigenza di “riprenderci le ali” è nata in un momento di forte immobilità, più interiore che esteriore. Era la sensazione di essere bloccati in una versione ridotta di noi stessi, compressi da aspettative, errori e silenzi non detti. La musica è diventata il luogo in cui questa tensione poteva finalmente muoversi. “Rivoglio le mie ali” non racconta una fuga, ma un ritorno: il bisogno di riconnetterci a ciò che eravamo prima di sentirci spezzati, e trasformare quella mancanza in suono, parole e rabbia lucida.

Il videoclip alterna il bianco e nero della band alle immagini a colori della protagonista: come nasce questa scelta visiva e che significato simbolico ha per voi?

La scelta di alternare il bianco e nero della band alle immagini a colori della protagonista nasce dall’idea di due piani emotivi che convivono ma non coincidono. Il bianco e nero rappresenta una dimensione sospesa, quasi cristallizzata quella del blocco, della ripetizione, del sentirsi fermi. Il colore, invece, è la vita che insiste, l’emozione che continua a muoversi nonostante tutto. La protagonista incarna ciò che ancora sente, soffre e desidera, mentre la band diventa la voce di un conflitto interiore più astratto. È un dialogo tra immobilità e possibilità, tra ciò che è trattenuto e ciò che tenta di liberarsi.

La ragazza del video ritrova se stessa attraverso oggetti e ricordi: credete che il passato sia più un rifugio o un trampolino per tornare a volare

Per noi il passato non è mai solo una direzione. Può diventare un rifugio quando fa paura andare avanti, ma può anche trasformarsi in un trampolino se si ha il coraggio di attraversarlo davvero. Nel video gli oggetti e i ricordi non servono a restare fermi, ma a riconoscersi: sono frammenti di identità che, una volta guardati in faccia, smettono di pesare. Tornare a
volare non significa dimenticare ciò che è stato, ma integrarlo, portarlo con sé senza esserne prigionieri
.

Provenite da background musicali molto diversi: quanto è stato naturale fondere pop anni ’90, hard rock, metal e grunge in un unico linguaggio?

All’inizio non è stato del tutto naturale, ed è proprio questo il punto. Venivamo da linguaggi diversi, con riferimenti e sensibilità a volte lontane, e il rischio era quello di sommare invece di fondere. Col tempo abbiamo capito che non dovevamo forzare un equilibrio, ma lasciare che ogni influenza trovasse il suo spazio emotivo. Il pop anni ’90 ci ha dato il senso della
melodia, il grunge l’urgenza espressiva, l’hard rock e il metal la fisicità. Il nostro linguaggio nasce lì, nel punto in cui queste tensioni smettono di scontrarsi e iniziano a parlare la stessa lingua.

Rispetto al vostro primo singolo “Sabbie Mobili”, cosa sentite sia cambiato o maturato nel vostro modo di scrivere e suonare?

Rispetto a Sabbie Mobili sentiamo di aver acquisito maggiore consapevolezza, soprattutto nel togliere. Prima c’era un’urgenza quasi istintiva di dire tutto, di riempire ogni spazio emotivo e sonoro. Con Rivoglio le mie ali abbiamo imparato a fidarci di più del silenzio, delle dinamiche, del peso che può avere una parola detta nel momento giusto. Anche come band siamo più compatti: suoniamo meno “uno accanto all’altro” e più come un unico organismo.

Quanto conta per voi l’aspetto visivo (video, immaginario, colori) nella costruzione dell’esperienza LSE?

L’aspetto visivo per noi non è un complemento, ma una parte integrante dell’esperienza LSE. Video, immaginario e colori sono un’estensione del suono: aiutano a rendere visibili emozioni che la musica da sola lascia sospese. Cerchiamo una coerenza emotiva più che estetica, perché ciò che ci interessa non è costruire un’immagine, ma un mondo in cui chi ascolta possa
riconoscersi.

Dopo l’uscita del videoclip il 22 dicembre, quali sono i prossimi passi del progetto LSE?

Dopo l’uscita del videoclip del 22 dicembre sentiamo di essere all’inizio più che alla fine di un percorso. Stiamo lavorando a nuova musica che prosegue il discorso aperto da Sabbie Mobili e Rivoglio le mie ali, approfondendo sia il lato emotivo che quello sonoro del progetto. L’idea è quella di dare continuità, costruendo un immaginario sempre più definito, e riportare questi brani dal vivo, dove l’identità degli LSE trova la sua forma più autentica. Vogliamo che ogni passo sia coerente e necessario, non affrettato.

— Onda Musicale

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