Il pop d’autore che non si arrampica dentro vedute trasgressive e non sfoggia quella fine presunzione di voler cambiare il mondo.
Non ci sono piste inedite ne strade battute per la prima volta. Astenersi cercatori d’oro che alla musica chiedono solo novità. Benvenuti coloro i quali sanno invece apprezzare la personalità. In scena la voce e la penna di Freakybea e i suoni condotti dalla produzione di Fausto Marrucci e lavorati artigianalmente presso lo Studio Meda Sound di Lucca da Davide Prew e Pamela Del Sorbo. Benvenuto sia questo disco che non lascia troppo spazio ad altre parole se non il piacere di un ascolto sincero, urgente ma misurato, preciso… e definitivamente unico e personale.
E qui richiamo alla mente opere come la recente “3021” di Angela Baraldi: astenetevi tutti voi che date valore solo all’estetica. Qui, rimescolando le classiche forme, è venuto fuori qualcosa che solo Freakybea poteva fare. E si canta la vita e le sue mille facce da mettere al sole… o da tener nascoste nell’ombra, che dir si voglia!!!
Ci sono momenti di questo disco, conosciuto strada facendo, che mi parlano di rinascita. “Sono tornata”… “Settembre”… sono anche momenti di vita personale?
Esatto, sono momenti realmente vissuti da me! Sono tornata, ad esempio, esprime proprio il concetto di rinascita e racconta come si torna da un’esperienza di violenza domestica legata al mio ex compagno che mi ha picchiata per 10 anni. Dopo aver finalmente raccolto il coraggio per denunciarlo è cominciato un percorso di terapia psicologica che mi ha portata a ritrovarmi e a scoprire anche dei lati di me che tenevo nascosti, soprattutto a me stessa. Come affermo sempre, io non sono una donna speciale ma una persona come tutte e quindi se ce l’ho fatta io significa che tutti possono riuscirci. Certo è che questo percorso costa dedizione, paura e fatica ma credo che, alla fine, questi siano sentimenti leciti e valga anche la pena di provarli se in cambio poi si ricevono libertà e ritorno al libero arbitrio.
“Settembre” poi non ce la leviamo di testa tanto facilmente. Ha avuto la capacità di incidere a fuoco una melodia divenuta davvero tua, personale. Forse più di altri momenti del disco. Che storia ha avuto poi questa canzone?
Settembre racconta di come una donna [la sottoscritta ndr], ormai disillusa dalla vita e dall’amore, possa tornare ad innamorarsi di un amore “diverso”, pulito, senza doppi fini e tranelli psicologici, un amore VERO! Molte volte mi sono chiesta che cosa fosse cambiato e perché questo sentimento mi facesse provare cose mai provate prima; la risposta è molto più semplice di quanto si possa pensare: ero cambiata IO! Spesso, quando ci troviamo male in un rapporto, tendiamo a scaricare la responsabilità sull’altra persona e non pensiamo mai che se ci siamo innamorati di quell’individuo ci sono dei motivi che vanno ben oltre il caso. Essere attratti da un tipo di persona piuttosto che da un altro dipende esclusivamente dal nostro vissuto e da come percepiamo quel che, inconsciamente, pensiamo o meno di meritare. Penso che l’amore, in senso generale, salverà il mondo… basterebbe solo cercare di praticarlo nella maniera giusta.
Quanta libertà chiede e riceve questo disco? E con quale coraggio lo si mette in pasto al momento di immensa distrazione che c’è?
Ogni opera d’arte richiede attenzione e con questo non voglio elevarmi sopra gli altri, peccare di presunzione o cosa, tendo soltanto a sottolineare che la musica sia un’arte e quanto poco, al giorno d’oggi, sia considerata tale dal mondo discografico ma, soprattutto, da molti “artisti”. Questa svalutazione della musica, spesso ridotta a mero intrattenimento, avviene purtroppo a causa della sua “globalizzazione”. Mi spiego meglio. Con l’avvento dei talent, si è passato troppo il messaggio sbagliato che chiunque possa diventare un cantante famoso, prelevato dalla TV direttamente nella sua cameretta.
È quindi facile che i giovani credano che il cantante o il musicista non siano delle vere professioni come le altre, per le quali bisogna fare scuole, impegnarsi, prendere titoli di studio e fare molta gavetta. Immaginiamo un giovane cantante a paragone col commesso di un negozio: nessuno penserebbe che per andare a fare lo Store Manager da Armani basti presentarsi là senza un curriculum ben fornito di credenziali, perché è ovvio che senza esperienza, e gavetta in altri ruoli minori, tale commesso non sarebbe in grado di svolgere un lavoro così di responsabilità come quello dello Store Manager in un negozio di prestigio.
Allo stesso modo nessuno deve pensare che per calcare il palco di uno show televisivo basti avere una bella faccia e scrivere due rime su come si conquista una ragazza. Dietro ci deve essere (o meglio ci DOVREBBE essere) esperienza di palco e studio meticoloso della composizione e del proprio strumento. Mi prendo sicuramente il merito di aver dedicato la mia vita alla musica e di averla studiata tanto e mi prendo anche la responsabilità di dire che questo è sicuramente un disco consapevole. Certo è che se è proprio l’industria discografica per prima a distruggere certi parametri, come si possono formare musicisti eruditi e consapevoli?
E qui chiamo in causa la title track: questo disco si fa anche manifesto contro le torture del mondo che viviamo? E secondo te in genere una musica può fare tanto a livello sociale?
Penso che la musica ricopra, forse più di ogni altra arte, il ruolo di divulgatrice e questo la permea di una responsabilità intrinseca: l’educazione ad un pensiero acculturato collettivo. Attraverso la melodia certi concetti arrivano più diretti e senza giri di parole, inoltre, se scritta come si deve, ci regala la possibilità di cogliere in un testo tanti messaggi differenti che poi è cosa tipica dell’arte in generale vedere cose diverse, a seconda del tipo di persona che siamo o del momento emotivo che viviamo, nella solita opera. “Mondi” è un brano che racconta, a tratti in maniera ermetica a tratti meno, di quanto io non riesca a sopportare la slealtà dei “governanti italiani” nei confronti del popolo e di quanto mi senta alitare sul collo con un fiato pesante al “sapore di cenere”.
Non mi piace essere troppo esplicita nei miei testi, preferisco che l’ascoltatore azioni il cervello e cerchi di cogliere l’essenza di ogni mio brano ma poi, se non la coglie, va bene anche che dia la sua interpretazione personale, l’importante è che la canzone gli trasmetta e gli muova qualcosa di utile dentro.
E se ti chiedessi quale soluzione, com’è il mondo possibile che risolve tutto questo?
Il mondo è un posto imperfetto, creato appositamente per metterci alla prova e forse è giusto così! Siamo, a parer mio, noi esseri umani a doverci ricollegare a certi valori profondi che abbiamo in parte abbandonato. Si dice che gli estremi non vadano mai bene e qui mi sembra che si sia rapidamente passati, con un viaggio andata e ritorno, dal proibizionismo più totale ad un libertinismo troppo sfacciato. Basterebbe trovare un equilibrio tra questi due modi di espressione collettiva e forse anche la musica ne trarrebbe giovamento.
A chiudere: penso ai suoni così matematici ma anche tanto leggeri, libertini, divertenti spesso… quanta improvvisazione c’è stata?
Per tornare al concetto di “giusto mezzo” penso che ci debba sempre essere un dare/avere tra ciò che si compone a tavolino e l’improvvisazione derivante dalla creatività artistica. Per far sì che la matematica insita nella musica non risulti noiosa bisogna necessariamente accostarla ai colori accesi e sfuggenti della più spavalda creatività, soltanto così si potrà ottenere un matrimonio perfetto! Non importa il genere o il mood, un brano deve emotivamente trasportare l’ascoltatore seppur mantenendolo con i piedi per terra!









