I Dire Straits Reload sono una band di musicisti straordinari con alle spalle una carriera importante e una grande passione per la musica dei Dire Straits.
Sul palco portano l’essenza di questo gruppo leggendario, offrendo uno spettacolo travolgente, ricco di emozioni ed un’attenzione impeccabile ai dettagli. Uno spettacolo si è già imposto all’attenzione in tutta Europa ed ha completato con successo un primo tour nei teatri italiani con date quasi sempre sold out e che si appresta a giungere a Trento il prossimo 20 febbraio all’Auditorium Santa Chiara (inizio alle 21.00).
Abbiamo contattato Andrea Cervetto, frontman della band e gli abbiamo rivolto alcune domande
Quando nasce il progetto Dire Straits Reload?
L’idea di omaggiare la storica band britannica nasce oltre 10 anni fa suggeritami da Alex Polifrone (batterista della band e compagno di avventure musicali da oltre 20 anni). Inizialmente eravamo 5 elementi e avevamo un altro nome, dall’incontro col nostro nuovo management OMA Production partito due anni fa la scelta di ampliare la band (ora siamo in 7 anzi direi 8 perché il fonico è parte integrante del progetto) e di dare un nome identificativo al progetto coadiuvati anche dalla collaborazione del nostro management con Good Vibrations Entertainment.
Che cosa rappresenta per vuoi suonare la musica di una delle band più iconiche della storia del rock?
Si tratta semplicemente di passione nei confronti di una band lontana dagli stereotipi del rock e del mainstream, il piacere di omaggiare e suonare con rispetto composizioni notevoli, il constatare che molte persone apprezzano le nostre esibizioni, ci rende veramente felici e di questo siamo grati. Per quanto mi riguarda Mark Knopfler è stato sicuramente uno dei motivi principali per il mio passaggio dalla chitarra classica alla chitarra elettrica in età adolescenziale, mi ha influenzato molto ed è uno dei miei riferimenti chitarristici ovviamente insieme ad altre icone della sei corde.
Raccontaci come è composta la vostra band?
Principalmente la band è composta da amici, potrei definirla una famiglia, ovviamente sono tutti professionisti di altissimo livello: Paolo Polifrone (basso), Paolo Zanetti (chitarra), Giuliano Lecis (pianoforte e tastiere), Alex Polifrone (batteria), Massimo Cebrero (sax), Sandro De Bellis ( percussioni) e Larsen Premoli (fonico).
Il prossimo 20 febbraio suonerete a Trento, ed intorno alla vostra esibizione c’è molta curiosità. Cosa potete raccontarci di quello che gli spettatori vedranno all’Auditorium Santa Chiara?
Vedranno un concerto intenso con emozioni condivise per oltre due ore di spettacolo. Lo show è veramente un omaggio al sound e alla storia musicale della band, non vedranno “impersonator” nessuno di noi ha mai desiderato “scimmiottare” la band quello è un tipo di spettacolo che non critichiamo ma semplicemente non ci appartiene. Abbiamo concentrato l’attenzione sui dettagli musicali e sul rispetto delle composizioni che eseguiamo con passione e professionalità.
Il nostro giornale ha intervistato in passato alcuni componenti dei Dire Straits, ma non Mark Knopfler. Che cosa pensate della sua straordinaria abilità nel suonare la chitarra e nel creare dei suoni davvero magici?
Knopfler ha sicuramente segnato una svolta nella chitarra elettrica trovando un sound unico e lo ha fatto in un periodo dove la chitarra era principalmente “crunch” e lo ha fatto con un suono limpido, pulito e cristallino, il suo modo delicato e la sensibilità del suo playing arriva direttamente al cuore di ascolta e credo che per un musicista autentico sia questo il punto più importante. Anche quando nella seconda parte di carriera della band si è affacciato ad un sound crunch si è distinto con Riff e playing assolutamente unico e pazzesco.
Dal vostro sito web si evince che vi aspetta un 2026 davvero ricco di concerti. Che rapporto avete con i live e, in particolare, con il vostro pubblico?
Principalmente siamo grati del riscontro che abbiamo con il pubblico, vedere persone che si commuovono e che ci ringraziano per le emozioni provate è una cosa straordinaria. Credo che l’esibizione live sia la vera natura del musicista, del resto è stato così fino a che non è “nata” la possibilità di registrare le performance. Tutti i componenti della band hanno registrato e/o inciso numerosi… dischi? Cd? Playlist? Come si chiamano oggi? Ah si: progetti ahahaha, amiamo tutti quella parte della professione dove viene richiesta creatività è un’altra faccia di questa professione anche se oggi quel tipo di performance è sempre meno richiesta l’AI sta in gran parte sostituendo questo aspetto, ma il live ha un riscontro diretto con il pubblico è un immediato scambio di emozioni, una vera e propria interazione e tutti (noi compresi) ne escono arricchiti. Credo che questo sia il ruolo principale della musica : rendere migliore la vita delle persone e ogni concerto ha in gran parte questo compito .
Che progetti avete per il futuro?
Il nostro futuro (riferito a questo progetto) è al momento incentrato sul capire cosa possiamo ancora migliorare per rendere questo omaggio ancora più gratificante, insomma come alzare ulteriormente il livello, amiamo alzare continuamente l’asticella e porci sempre nuovi obiettivi stimolanti, stiamo pianificando insieme al nostro management lo “sdoganamento” aldilà dei confini italiani personalmente sto già progettando i prossimi 5 anni di questo show.


