Musica

Il ritorno sul palco del mai domo Roger Waters

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Roger Waters

Il cofondatore dei Pink Floyd ha partecipato al Revolutionary Rally tenutosi il 7 febbraio 2026 al BAL Theatre di San Leandro, in California.

Al grido di “È necessaria la rivoluzione, le riforme non bastano”, il mai domo Roger Waters è salito sul palco dello storico BAL Theatre di San Leandro. Non solo per parlare, ma soprattutto per interpretare la sua musica. E questa è la notizia principale. L’artista britannico, ma da anni stanziatosi negli Hamptons a New York, mancava dalle scene dal 5 ottobre 2024, quando si esibì a Londra tra le “Voices of Palestine”. Allora, l’uso del palco come piattaforma di denuncia politica.

“Revolution is needed. Reform isn’t enough.”

Stavolta Roger Waters fa suo il grido rivoluzionario di Butch Ware, candidato alle elezioni per la carica di governatore della California del 2026.

Rudolph ‘Butch’ Ware – 52 anni – professore universitario associato e artista hip hop, è esponente del Green Party, formazione politica con ambizioni da terzo partito nell’apparentemente inscalfibile sistema bipolare americano. È rappresentante di punta della comunità musulmana nel paese a stelle e strisce. Insomma, quanto di più lontano dalla imperante ideologia MAGA.

Tuttavia, pane per i famelici denti rivoluzionari di Roger Waters e tutta ciccia per l’ennesima sua controversa scelta radicale. Dunque, ancora musica e politica, binomio ormai inscindibile per l’artista inglese.

“Under the Rubble”

L’inquadramento dell’evento era necessario per passare all’altra notizia: la prima esecuzione dal vivo della canzone nuova “Under the Rubble”. Pubblicata on line il 29 dicembre 2023, “Sotto le macerie” è lo straziante canto che dà ‘voce’ ad un bambino sotto le macerie che, terrorizzato, invoca dapprima il papà e poi la mamma. A suo tempo ne abbiamo parlato approfonditamente su queste pagine.

Allora era appena un provino, voce tremula e pianoforte e soli 100 secondi: “Papà, adesso voglio andare a casa / Papà, per favore portami a casa / Mamma, per favore dimmi che è un sogno / E che mi rialzerò da qualche parte e non sarò solo, mamma / Qui è buio / Papà non respira più, mamma / Mamma…”

Adesso, sul palco del BAL Theatre, la canzone rimane poco più di una demo e la voce si fa ancora più incerta ma il pathos rimane alto.

Niente chitarra o basso, anzi tra le mani Waters ha dei fogli con i testi delle canzoni che butta a terra e raccoglie più volte, dimostrando un’invidiabile agilità fisica, nonostante vada per gli 83 anni.

“The Bravery of Been Out of Range”

In questa rentrée sulle scene, Waters è accompagnato dal fido Gus Seyffert – polistrumentista, produttore ed autentico direttore musicale di tutti i suoi progetti musicali dall’album “Is This The Life We Really Want?” (2017) in poi.

Qui Seyffert imbraccia solo una chitarra acustica e sovrintende l’esecuzione della house band che accompagna l’esecuzione degli artisti ospiti del Rally.

Dopo una non proprio brevissima introduzione, come di consueto, parte l’esecuzione di “The Bravery of Been Out of Range”, dall’album “Amused to Death” (1992), qui proposta nella versione con una nuova strofa realizzata durante il lockdown.

L’esecuzione vocale è senza artifici; la canzone prevede tonalità medio-basse, alla portata di un Waters che, con l’età, vira sempre più verso il sussurro. Alla Leonard Cohen ultimi anni.

“The Gunner’s Dream”

Il musicista lascia spazio al performer quando Waters riprende da terra per l’ennesima volta i fogli con i testi delle canzoni e comincia a leggere i versi di “The Gunner’s Dream”, dall’album “The Final Cut” (1982), “scritto da Roger Waters ed eseguito dai Pink Floyd”, come si legge sulla copertina del disco.

Il performer legge i versi e arringa il pubblico: è puro teatro musical-politico. L’ennesima invenzione performativa di Waters. È la modalità con la quale furono costruiti i due spettacoli al Palladium di Londra l’8 e 9 ottobre 2023: un concerto intimo per la presentazione del discussissimo The Dark Side of the Moon Reduxinframmezzato ad aneddoti e letture di racconti tratti dall’annunciata autobiografia “I’ll See You On The Dark Side Of The Moon: Memoirs Of A Lanky Prick”.

Dovesse mai uscire il libro, è da immaginarsi una serie di poche esibizioni, intime, da entertainer che parla (tanto), canta (poco) e lascia suonare…

Roger Waters al Palladium di Londra, ottobre 2023

“Wish You Were Here”

Introdotta dalle note iniziali eseguite da Gus Seyffert all’acustica, poi raggiunto dall’elettrica, basso, tastiera e batteria della house band, parte “Wish You Were Here”. Una versione molto breve nella quale, dopo un’incertezza vocale iniziale, Waters sollecita il sing-a-long del pubblico.

Uscito dal palco, Roger viene riportato in scena dal candidato governatore Butch Ware, mano nella mano, per l’ultimo applauso del pubblico.

Conclusioni

Mai domo, neppure a quasi 83 anni Roger Waters! Ma a quella età è un fattore secondario. Essenziale è il valore della testimonianza e della funzione civile dell’arte che egli incarna.

Waters è un artista e le sue idee veicolate attraverso words & music. Da decenni un suo pregio/difetto è dare riletture attualizzate a vecchie composizioni. È un pregio perché sottolinea il carattere senza tempo di quei versi e suoni; è un difetto perché la ricontestualizzazione può non calzare sul prodotto artistico. In definitiva, è preferibile che canti di più, pur stonando (ha 83 anni!), e parli di meno.

— Onda Musicale

Tags: Pink Floyd/Leonard Cohen/Amused to death/The Final Cut
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