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Prince e il mistero che aleggia sulla sua morte

Prince

Come ha fatto Prince – il più grande perfezionista della musica – a finire la sua vita in un modo così caotico e accidentale?

Quella che stiamo per raccontarvi non è la classica storia rock. Potremmo definirla piuttosto un thriller moderno fatto di dolore, segreti e pillole sbagliate. Oggi vi raccontiamo il capitolo finale della storia di Prince: quello che raramente viene raccontato per intero.

L’inizio della storia di Prince Rogers Nelson sembra già un film. Nasce il 7 giugno 1958 a Minneapolis, Minnesota. Il nome “Prince Rogers” non è una trovata da rockstar, ma apparteneva già a suo padre, John L. Nelson, musicista jazz e leader di un trio locale. Un uomo ambizioso, che proietta sul figlio tutti i sogni artistici rimasti incompiuti.

La famiglia di Prince è un intreccio culturale complesso

Origini italiane dal lato paterno, afroamericane, native americane e bianche da quello materno. Un mosaico che Prince userà spesso per confondere i giornalisti. Ma la genetica, in questa storia, è l’ultimo dei problemi.

Prince nasce epilettico e da bambino soffre di frequenti crisi convulsive

A scuola viene deriso, mentre i genitori non sanno come affrontare la situazione. Un giorno però accade qualcosa di inspiegabile: Prince dice alla madre che non sarà più malato, perché glielo ha detto un angelo. Da quel momento le crisi cessano davvero. Coincidenza, autosuggestione o fede? Nessuno lo saprà mai.

La vera epifania arriva intorno ai cinque anni, quando vede il padre esibirsi sul palco. Elegante, carismatico, capace di dirigere musicisti e ballerine con un solo gesto. È lì che Prince comprende il potere della musica. L’esperienza viene rafforzata poco dopo, quando assiste a un concerto di James Brown.

I suoi genitori sono due poli opposti

Il padre metodico e severo, la madre Mattie più spontanea e istintiva. In mezzo c’è Prince, un bambino prodigio che suona il pianoforte a orecchio, riproducendo sigle televisive come Batman. A sette anni scrive la sua prima canzone, “Funk Machine”. L’equilibrio familiare crolla nel 1968 con il divorzio dei genitori. Prince inizia a spostarsi da una casa all’altra. Vive con la madre e un patrigno che detesta, un uomo freddo e distante. In quel periodo la madre, in modo ingenuo e bizzarro, gli lascia riviste erotiche: senza saperlo, sta preparando l’autore dei testi più provocatori degli anni Ottanta.

Il rapporto con il padre è ancora più complesso

Ed è segnato da violenze fisiche, che Prince confiderà solo a pochissime persone. Dietro l’immagine dell’essere androgino e invincibile c’è un bambino che ha vissuto nella paura. Durante l’adolescenza viene cacciato di casa dal padre e passa ore a piangere in una cabina telefonica. Promette a se stesso che non piangerà mai più. Trova rifugio nel seminterrato della famiglia Anderson, che diventa il suo regno creativo. Qui nascono le prime band e qui Prince suona senza sosta, notte e giorno.

Il punto di svolta

Il salto decisivo arriva grazie a Chris Moon, proprietario di uno studio che gli offre tempo di registrazione gratuito e gli consiglia di usare solo il nome Prince. Poco dopo entra in scena Owen Husney, manager brillante che costruisce attorno a lui un’aura di mistero e lo porta alla Warner. A soli 19 anni Prince ottiene il controllo totale del suo album di debutto, “For You”, che registra suonando ogni strumento. Un lavoro costosissimo, tecnicamente perfetto ma emotivamente freddo, che lo lascerà fisicamente esausto.

Da lì in poi è un’escalation

Nascono i The Revolution, arrivano “Dirty Mind”, “Controversy” e poi “1999”. Prince diventa un “terrorista sonoro” capace di mescolare funk, rock, new wave e sessualità esplicita. Con “Purple Rain” raggiunge l’apice assoluto: film, album, tour mondiale, Oscar, Grammy e record storici. A 26 anni ha conquistato il pianeta.

Negli anni successivi però diventa sempre più isolato e paranoico

Scioglie i The Revolution, pubblica opere sperimentali come “Around the World in a Day” e “Sign o’ the Times”, ritira all’ultimo il leggendario “Black Album” e negli anni Novanta entra in guerra con la Warner, arrivando a scrivere “Slave” sul proprio volto e a cambiare nome in un simbolo impronunciabile.

La sua vita privata viene segnata da una tragedia devastante

Il figlio Amir nasce con una grave malattia genetica e muore dopo pochi giorni. Il dolore distrugge il matrimonio e spinge Prince a rifugiarsi nella fede, diventando Testimone di Geova. Negli anni Duemila torna a splendere: rientra nelle classifiche, viene inserito nella Rock and Roll Hall of Fame e nel 2007 regala al mondo una delle esibizioni più iconiche di sempre al Super Bowl, suonando “Purple Rain” sotto un diluvio artificiale.

Ma il dolore fisico lo accompagna costantemente

Anni di salti sul palco distruggono le sue anche. Per sopportare il dolore inizia ad assumere oppioidi. Il 21 aprile 2016 Prince viene trovato senza vita in un ascensore della sua residenza Paisley Park a Minneapolis. Aveva 57 anni. La causa della morte è un’overdose accidentale di un oppioide potentissimo, assunto inconsapevolmente tramite farmaci contraffatti. Pochi giorni prima il suo aereo privato aveva effettuato un atterraggio di emergenza per una presunta sindrome influenzale.

I funerali si sono svolti il 15 maggio, in forma strettamente privata, presso la Sala del Regno dei Testimoni di Geova, di cui era membro battezzato da circa 10 anni. L’ uomo che aveva controllato ogni dettaglio della propria arte viene sconfitto dall’unica cosa che non poteva controllare: un errore umano.

Così si chiude la storia di Prince. Nel silenzio più assordante di tutti, quello che resta quando la musica si ferma.

— Onda Musicale

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