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The Wrecking Crew: gli eroi invisibili (e forse dimenticati) del Rock’n’Roll

The Wrecking Crew

Non li avete mai visti sul palco. I loro nomi non sono mai apparsi sulle copertine degli album che hanno reso famosi. Eppure, se avete ascoltato musica pop negli anni ’60 e ’70, avete sentito suonare loro.

I Wrecking Crew non erano una band nel senso tradizionale del termine: erano un gruppo informale di musicisti di sessione che, dalle stanze di registrazione di Los Angeles, hanno letteralmente costruito il sound di un’intera generazione.

Il nome nacque quasi per scherzo. Il batterista Hal Blaine raccontava che i vecchi musicisti di studio, quelli dell’era del jazz e delle big band, guardavano con sospetto questi giovani rocker capelluti che stavano “demolendo” il music business. “Wrecking crew“, li chiamavano con disprezzo. Loro si ripresero l’etichetta con orgoglio, trasformandola nel simbolo di una rivoluzione silenziosa.

I volti dietro le hit

Al centro di tutto c’era Hal Blaine, probabilmente il batterista più registrato della storia della musica. Poi c’era Carol Kaye, bassista donna in un mondo totalmente maschile, le cui linee di basso hanno definito classici immortali. Tommy Tedesco alla chitarra, con oltre 10.000 sessioni alle spalle. Leon Russell alle tastiere, Glen Campbell (sì, proprio lui, prima di diventare una star country) alla chitarra. E ancora: Larry Knechtel, Don Randi, Joe Osborn, Plas Johnson e decine di altri.

Questi musicisti non erano semplici esecutori

Erano arrangiatori nell’ombra, creativi che spesso inventavano sul momento le parti strumentali che avrebbero reso immortali canzoni destinate a diventare pietre miliari. Leggevano lo spartito, certo, ma poi aggiungevano quel qualcosa in più: un riff, un fill, un’armonia che trasformava una buona canzone in un capolavoro.

I loro quartieri generali erano studi di registrazione leggendari come il Gold Star Studios e il Western Recorders di Los Angeles. Qui, in sessioni massacranti che potevano durare fino a sei registrazioni al giorno, i Wrecking Crew davano vita alla musica che avrebbe venduto milioni di copie con il nome di altri artisti.

Phil Spector li voleva sempre per costruire il suo “Wall of Sound”

Brian Wilson dei Beach Boys si fidava ciecamente di loro per tradurre in realtà le complesse armonie che sentiva nella sua testa. I Monkees, presentati al pubblico come una band autosufficiente, in studio erano affiancati quasi sempre dai Wrecking Crew. Persino Frank Sinatra e Dean Martin, quando dovevano registrare, chiamavano loro.

L’elenco delle canzoni suonate dai Wrecking Crew è semplicemente sbalorditivo

Be My Baby” delle Ronettes? Wrecking Crew. “Good Vibrations” e “God Only Knows” dei Beach Boys? Wrecking Crew. “Mr. Tambourine Man” dei Byrds? Solo Roger McGuinn cantava, tutto il resto era Wrecking Crew. “These Boots Are Made for Walkin‘” di Nancy Sinatra, “A Taste of Honey” di Herb Alpert, “Bridge Over Troubled Water” di Simon & Garfunkel, la colonna sonora di “Mission: Impossible“.

E non finisce qui: hanno suonato in oltre 350 singoli entrati nella Top 10 Billboard

Hanno contribuito a più di 40 album numero uno. Hanno vinto Grammy Awards senza che nessuno sapesse i loro nomi. Carol Kaye ha stimato di aver suonato in circa 10.000 registrazioni durante la sua carriera. Hal Blaine rivendicava di essere presente in 150 brani tra i primi 10 in classifica.

Il loro era un lavoro duro, frenetico, spesso anonimo

Venivano pagati a sessione – bene, per gli standard dell’epoca, ma niente a che vedere con le royalties milionarie che spettavano agli artisti i cui nomi apparivano sugli album. Tre ore di lavoro, un assegno sindacale, e via verso la prossima sessione. Nessun credito, nessun riconoscimento pubblico.

Ma per i produttori e le case discografiche, i Wrecking Crew erano oro puro. Affidabili, velocissimi, capaci di leggere qualsiasi spartito al volo e di improvvisare quando necessario. Perché perdere tempo in studio con musicisti di band che magari non sapevano suonare così bene, quando potevi avere i migliori al mondo che ti consegnavano la perfezione in una sola take?

Negli anni ’70, il sistema cominciò a cambiare

Le band iniziarono a pretendere di suonare i propri strumenti in studio. La scena musicale si spostò da Los Angeles ad altri centri. I costi di produzione cambiarono. Molti membri dei Wrecking Crew si ritirarono, altri divennero produttori o si dedicarono alle colonne sonore cinematografiche.

Per decenni, la loro storia rimase nell’ombra, nota solo agli addetti ai lavori. Poi, nel 2008, il regista Denny Tedesco (figlio del chitarrista Tommy) iniziò a lavorare a un documentario sulla band. “The Wrecking Crew!” uscì finalmente nel 2015, dopo anni di difficoltà produttive, e fu una rivelazione. Il pubblico scoprì finalmente chi aveva davvero suonato le canzoni della propria giovinezza.

Hal Blaine morì nel 2019, all’età di 90 anni

Carol Kaye, oggi novantenne, continua a raccontare la sua storia e a dare lezioni online. Gli altri membri sono quasi tutti scomparsi, portando con sé aneddoti irripetibili e ricordi di un’epoca irripetibile.

Ma la loro musica sopravvive. Ogni volta che una radio trasmette “California Dreamin‘”, ogni volta che un film usa “You’ve Lost That Lovin’ Feelin‘”, ogni volta che qualcuno scopre per la prima volta “Aquarius/Let the Sunshine In“, i Wrecking Crew continuano a suonare. Sono i fantasmi gentili della musica pop, gli eroi invisibili che hanno regalato al mondo il soundtrack della California dorata, senza mai pretendere applausi.

— Onda Musicale

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