Altro che musica “da museo”: il 20 aprile al Teatro Regio di Torino è andato in scena un Bruckner che suonava come una macchina perfetta, potente e viva. Sul podio Yutaka Sado ha preso la Sinfonia n. 5 in si bemolle maggiore WAB 105 di Anton Bruckner e l’ha trasformata in un viaggio fatto di tensione, esplosioni e controllo totale.
L’inizio è stato come un motore che si accende lentamente: archi compatti, bassi profondi, tutto pronto a salire di giri. Sado non ha mai schiacciato sull’acceleratore a caso: ha costruito ogni climax come una scalata, fino a picchi sonori che arrivavano addosso senza preavviso. I pianissimi? Tesi come corde, pronti a scattare.
Nell’Adagio si cambia atmosfera, ma non si perde intensità. I legni cantano puliti, quasi ipnotici, mentre gli ottoni entrano con sicurezza, senza strafare: niente sbavature, solo suono pieno e centrato. È qui che si sente la qualità dell’orchestra, capace di tenere tutto insieme anche quando la musica sembra sospesa nel vuoto.
Poi arriva lo Scherzo e il ritmo prende il comando. Attacchi secchi, groove serrato, dialoghi interni che funzionano come incastri perfetti. Il Trio è una pausa apparente, un respiro prima di ripartire con ancora più spinta.
Il Finale è il vero colpo grosso: un intreccio complesso che Sado tiene sotto controllo come un frontman navigato. Le linee si sentono tutte, niente si perde, e la tensione cresce fino a un’esplosione finale potente ma lucidissima, senza mai diventare caos.
Risultato: pubblico coinvolto e applausi pieni. Una prova che dimostra come Bruckner, se suonato così, non è affatto polvere e tradizione, ma pura energia costruita al millimetro.
(di Dante Muro)









