“Canto dell’estate” si muove su un terreno delicato dove parola e musica cercano un equilibrio costante.
La scelta di lavorare su versi come “In te arde la figura oltre l’effimera età della bellezza che dura” restituisce un senso di sospensione che accompagna tutto l’ascolto. Il pianoforte costruisce un tappeto armonico essenziale mentre il sax interviene con frasi morbide e mai invasive. Il risultato è un progetto artistico che non cerca scorciatoie ma richiede attenzione e tempo. La scrittura musicale segue il respiro del testo con una cura evidente per la metrica.
Il riferimento a certe atmosfere tra jazz europeo e tradizione italiana richiama, in modo leggero, alcune soluzioni care a Paolo Fresu o a certe pagine più intime di Ludovico Einaudi. La vocalità resta sempre controllata quasi a non voler mai rompere l’incantesimo generale. A tratti però questa scelta porta a una certa uniformità dinamica che avrebbe potuto aprirsi maggiormente in alcuni passaggi centrali.
Nonostante questo, il brano mantiene una coerenza forte ed estremamente riconoscibile. Il finale lascia una sensazione di sospensione che funziona bene e resta impressa anche dopo diversi ascolti.









