“ROSE” non ha fretta. Non cerca di arrivare subito, non prova a imporsi. Ivan Stray e TwentyTwo costruiscono un brano che si prende il suo tempo, lasciando che ogni elemento trovi il proprio spazio senza forzature.
La voce resta sempre al centro; gli strumenti si muovono intorno, accompagnano, sostengono, senza mai cercare di emergere. Questo approccio rende il brano meno immediato, ma più duraturo. Non c’è il momento che resta subito, non c’è il passaggio costruito per colpire. Tutto si sviluppa con una certa calma, quasi con discrezione. Ed è proprio questa discrezione a fare la differenza. “ROSE” non si impone, ma si insinua. Non chiede attenzione, ma la ottiene nel tempo.
Ivan Stray e TwentyTwo dimostrano una consapevolezza precisa, una notevole maturità artistica, evitando qualsiasi eccesso e costruendo un pezzo che resta fedele a sé stesso dall’inizio alla fine. Non è una canzone che finisce quando si spegne. È una di quelle che continuano a lavorare anche dopo.
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