Musica

Don Pasquale Reloaded: a Cascina Paù Donizetti accende la miccia del presente

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Chi pensa che il melodramma sia un museo polveroso dovrebbe farsi un giro a Cascina Paù. Qui il Don Pasquale di VoceAllOpera 2.0 non è stato soltanto uno spettacolo lirico: è stato un cortocircuito culturale, una provocazione intelligente, un concentrato di energia teatrale capace di trasformare una delle più perfette macchine comiche di Donizetti in un affresco spietatamente contemporaneo.

La regia di Gianmaria Aliverta non cerca la rassicurazione del pubblico. Al contrario, affonda il coltello nelle contraddizioni del nostro tempo. Da una parte un Don Pasquale arroccato nelle nostalgie del passato, dall’altra un Ernesto immerso nell’universo delle nuove sensibilità sociali e culturali. Il rischio di scivolare nella caricatura era enorme. Invece la regia mantiene sempre il controllo della situazione, giocando sul filo dell’ironia senza mai trasformare il palcoscenico in un manifesto ideologico.

Il bello è che tutto funziona. Funzionano i tempi comici, funzionano i meccanismi drammaturgici, funzionano le provocazioni visive disseminate con intelligenza lungo la vicenda. Donizetti resta Donizetti, ma viene attraversato da una scarica ad alta tensione che ne illumina aspetti inattesi. Il pubblico ride, ma dietro le risate si percepisce un sottile disagio, quello che nasce quando il teatro ci costringe a riconoscere qualcosa di noi stessi.

L’ambientazione di Cascina Paù aggiunge un ulteriore livello di fascino all’operazione. Niente palcoscenici monumentali, niente distanze rituali tra artisti e spettatori: qui tutto accade a pochi metri dagli occhi del pubblico. Si sente il respiro dei cantanti, si percepisce il dettaglio di ogni gesto, e la vicinanza amplifica l’impatto emotivo dello spettacolo.

Sul fronte musicale, Nicolò Jacopo Suppa firma un lavoro che assomiglia a una raffinata operazione unplugged. La riduzione per quartetto d’archi non impoverisce la partitura: la mette a nudo. Come accade nei migliori album acustici, spariscono le sovrastrutture e resta l’essenza. Emergono la genialità melodica di Donizetti, la precisione dei dialoghi musicali, la straordinaria modernità del ritmo teatrale. Il quartetto accompagna con eleganza, precisione e una sensibilità cameristica che permette alle voci di respirare e di raccontare.

Eugenio Maria Degiacomi costruisce un Don Pasquale che va ben oltre il cliché del vecchio buffo. La sua interpretazione possiede peso teatrale, autorevolezza e una notevole varietà espressiva. Vocalmente domina il personaggio grazie a una parola scolpita con cura e a un fraseggio incisivo, anche se a volte poco sonoro. Non è soltanto il bersaglio della beffa: è un uomo che vede sgretolarsi il proprio mondo sotto gli occhi dello spettatore.

Francesco Bossi regala un Malatesta dal fascino quasi rockstar. Sicuro, brillante, sempre padrone della situazione, muove le fila dell’intrigo con eleganza e naturalezza. La voce corre con omogeneità e precisione, mentre la sua presenza scenica rende perfettamente credibile il ruolo del grande manipolatore della vicenda. Ogni intervento è calibrato, ogni frase trova il giusto accento.

Nicola Di Filippo affronta Ernesto con entusiasmo e generosità. Il personaggio acquista una dimensione autenticamente contemporanea, lontana dalla figura del semplice innamorato romantico. La vocalità conserva quasi sempre morbidezza e luminosità, soprattutto nei momenti più lirici, mentre la partecipazione scenica contribuisce a delineare un giovane combattivo, fragile e appassionato.

Il vero detonatore dello spettacolo resta però Olga Dyadiv. La sua Norina domina la scena con una sicurezza quasi magnetica. Seducente, ironica, imprevedibile, riesce a incarnare tutte le anime del personaggio senza mai perdere naturalezza. Le agilità scorrono con disinvoltura, gli acuti brillano con facilità e potenza, anche se con qualche nota poco proiettata nella zona della prima ottava, e il fraseggio rivela una personalità artistica ben definita. Ogni sua apparizione genera movimento, tensione, vita. È il motore emotivo dell’intera produzione.

Più che positivo anche il contributo di Andrea Merli come Notaio, con le sue magnifiche gag, inserito con efficacia in un cast che mostra una notevole compattezza teatrale e musicale.

Ma il vero valore aggiunto di questa produzione va oltre il palcoscenico. C’è infatti una dimensione profondamente civile dietro il progetto. VoceAllOpera 2.0 continua a investire concretamente sui giovani artisti, offrendo opportunità reali a interpreti emergenti e creando percorsi di crescita professionale in un settore che troppo spesso fatica a rinnovarsi.

A questo si aggiunge il fondamentale sostegno filantropico che rende possibile iniziative di questo livello. In un’epoca in cui la cultura è costretta a lottare quotidianamente per trovare risorse, il contributo di chi sceglie di investire nella formazione, nella bellezza e nei giovani talenti assume un significato che va ben oltre il semplice patrocinio. Diventa un atto di responsabilità sociale. Un super brava alla d.ssa Maria Candida Morosini!

Alla fine della serata resta una sensazione precisa: questo Don Pasquale non chiede il permesso. Entra in scena, provoca, diverte, divide, fa discutere. Esattamente come dovrebbe fare il teatro quando è vivo.

E soprattutto dimostra una verità che spesso dimentichiamo: il melodramma non è un monumento da conservare sotto vetro. È materia incandescente. Basta avere il coraggio di riaccenderla.

(di Dante Muro)

— Onda Musicale

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