Il settimo album di Maurizio Pirovano, “Fiori dal Deserto”, esce a maggio 2026 fisicamente negli store ed in autunno su tutte le piattaforme digitali
Il settimo album di Maurizio Pirovano, “Fiori dal Deserto”, esce a maggio 2026 fisicamente negli store ed in autunno su tutte le piattaforme digitali, scelta fatta per dare un segno forte che la musica abbia ancora bisogno di un supporto reale per darle, forma, peso e soprattutto valore in questa epoca caratterizzata dall’intangibilità. “Fiori dal Deserto”, anticipato dal singolo “Commedia americana”, raccoglie frammenti di tempo come fotografie bruciate dal sole di un’epoca inquieta. È un disco che racconta un presente fragile e nervoso, sospeso tra dimensione individuale e destino collettivo, dove ogni giorno sembra consumarsi in uno stato di perenne emergenza.
L’intervista
Dal punto di vista musicale hai definito “Commedia americana” l’episodio più rock dell’album. Come hai lavorato sul suono per trasmettere questa energia?
Con il mio chitarrista Del Fiol abbiamo un modus operandi ormai consolidato da 10 anni di collaborazione. Sono convinto che una canzone debba “stare in piedi” già voce e chitarra altrimenti ha qualcosa che non va. “Commedia Americana” aveva il tiro per essere un pezzo rock nel vero senso del termine ed in quella direzione siamo andati.
La chitarra è protagonista assoluta del pezzo. Quali sono stati i riferimenti musicali o le influenze che ti hanno guidato nella costruzione del brano?
Qui ho attinto a piene mani al mio amore per il rock d’oltre oceano. Volevo che fosse un pezzo serrato, quasi claustrofobico per dare proprio il senso di un rapporto che soffoca. La chitarra la fa da protagonista ma non è invadente, sostiene un testo crudo con un suono sempre a fuoco, in più la sezione ritmica di Paulovich e Cambianica manda in faccia all’ascoltatore un treno di emozioni. Penso che la vera forza di questo arrangiamento sia quello di farti venire voglia di riascoltare subito il pezzo per capire cosa ti è successo.
Il videoclip, diretto da Luca Marcello Adami, amplifica la forza del singolo. Come è nata la collaborazione e quali indicazioni gli hai dato per tradurre il brano in immagini?
Con Adami abbiamo una collaborazione storica, i miei video più importanti sono stati girati proprio da lui. Luca ha il merito di capirmi al volo quando parlo di certi temi e di come vorrei vederli sullo schermo. Questa volta non volevo che ci fosse una storia nel video ma volevo che le emozioni fossero espresse dalla fisicità della band e dagli strumenti suonati. Avevo visto un video dei Lacuna Coil ambientato negli stati uniti che mi aveva colpito per l’atmosfera e da li siamo partiti per sviluppare il concetto. Luca ha poi avuto l’idea , secondo me azzeccatissima, di usare questo un fuoco che brucia ogni cosa come metafora di un rapporto logoro ed in crisi.
Con quale artista o artisti ti piacerebbe collaborare in futuro?
Ci sono due artisti che amo per motivi diversi, il primo è Fossati e l’altro è Bianconi dei Baustelle. Hanno un uso della parola che mi affascina. Le canzoni nascono per “dire cose” che altrimenti non avrebbero voce, loro lo fanno in modo molto personale.


