Musica

Mister Scala, “Free”: la libertà di chi ha già tutto da perdere

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Nel 1979, un batterista autodidatta sardo vince il concorso nazionale “Cento Città” davanti a una giuria che include Renato Zero, Lucio Dalla e Ivan Graziani.

Da lì in poi, Salvatore Scala costruisce un percorso che tocca la RCA, i palchi di Gianni Morandi, le trasmissioni di Renzo Arbore, il Festival di Sanremo 1993 come corista di Enrico Ruggeri su “Mistero”. “Free” arriva dopo decenni di questo tipo, e si sente.

L’album è registrato quasi interamente con strumenti suonati dal vivo, in collaborazione con Giuseppe Gadau, musicista e arrangiatore. La scelta non è nostalgia: è coerenza. Chi ha condiviso il palco con Franco Califano e Enzo Avitabile sa che una certa profondità sonora non si ottiene in altro modo. Il blues che percorre “My friend”, il reggae che affiora in più punti del disco, i colori pop-rock di “Sole e Nuvole”, il rock-blues di “Tracce”: tutto convive senza forzature, tenuto insieme dall’identità inconfondibile dell’artista.

I testi non cercano allegorie. “Neanche l’ombra di un gatto” racconta il tempo chiuso della pandemia attraverso lo sguardo di un’adolescente; “Un pianeta lontano” affronta la depressione senza giri di parole; “Tra il Messico e il paradiso” porta dentro il disco il dramma della migrazione, ispirandosi a un film. “Pietre che rotolano giù” è una dedica alla zia Maria Antonietta e alla solitudine degli anziani nelle case di riposo: un brano che si prende il tempo che serve, senza semplificare.

“Ghess” merita un cenno a parte. Il testo è scritto nello “Scalese”, un esperanto inventato dall’artista già comparso nel disco “Ciac Ta Bum” (2009), quello in cui trasformava oggetti di uso comune in strumenti. La critica ai grandi brand globali trova qui una lingua tutta sua e l’effetto funziona.

La title-track è dedicata all’amico e musicista Antonello, e celebra la fortuna di fare musica senza dover rendere conto a nessuno. “Free reprise” riprende quel concetto e chiude il cerchio, non come ripetizione ma come conferma. L’artista, invece, mette a fuoco senza sconti il costo di fare questo mestiere fuori dai circuiti commerciali: probabilmente il brano più autobiografico del disco e il più diretto nell’ammettere quanto pesi costruire una carriera come questa.

“Free” non è un album che chiede di essere amato subito. Guadagna ascolto dopo ascolto, con la calma di chi sa esattamente cosa sta facendo e perché.

Ascolta l’album: https://open.spotify.com/intl-it/album/3NeJ9YoyYkBSH7gUroGtyY

— Onda Musicale

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