Musica

La musica classica ha ancora qualcosa da dire. Eccome

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C’è ancora chi pensa che un recital pianistico sia un appuntamento riservato a una ristretta élite di appassionati.

Basta assistere a una serata come “Gli specchi del tempo”, organizzata da Lingotto Musica +Off con il sostegno di Reale Mutua, per capire quanto questa idea sia ormai superata. Quando sul palco sale un interprete del calibro di Leonardo Pierdomenico, la musica classica diventa racconto, emozione e spettacolo nel senso più autentico del termine.

Pianista tra i più interessanti della sua generazione, Pierdomenico vanta un percorso artistico di assoluto prestigio. Vincitore del Premio Venezia nel 2011 e del Raymond E. Buck Jury Award al prestigioso Van Cliburn International Piano Competition nel 2017, si è imposto all’attenzione internazionale grazie a una personalità musicale che unisce straordinaria solidità tecnica, raffinata intelligenza interpretativa e una costante ricerca del suono. Le collaborazioni con orchestre come quella del Teatro alla Scala, con la Fort Worth Symphony Orchestra, la Czech Philharmonic Chamber Orchestra e numerose altre prestigiose istituzioni europee e americane testimoniano una carriera costruita con rigore, talento e credibilità, senza inseguire facili protagonismi.

Chi lo ascolta comprende immediatamente il motivo di tanto apprezzamento

Pierdomenico non cerca mai di impressionare il pubblico con il semplice virtuosismo. Ogni scelta interpretativa nasce da una profonda conoscenza della partitura, da un rispetto assoluto per il compositore e dalla capacità di trasformare la tecnica in puro linguaggio musicale. È questa maturità artistica che rende ogni suo concerto un’esperienza coinvolgente.

Il programma della serata era costruito con grande intelligenza. Non una semplice successione di autori, ma un dialogo tra epoche diverse, accomunate dalla continua ricerca del colore, dell’invenzione e della trasformazione del linguaggio pianistico.

L’apertura con la Gavotte et six doubles di Rameau ha mostrato subito la cifra stilistica dell’interprete. Il tocco era elegante, l’articolazione chiarissima, gli ornamenti sempre naturali. Ogni variazione trovava una propria identità senza interrompere il filo narrativo dell’intera composizione.

Con Debussy il pianoforte è diventato materia viva. In Reflets dans l’eau il suono sembrava dissolversi nell’aria con una tavolozza timbrica di straordinaria ricchezza. Hommage à Rameau è emerso con una nobiltà quasi orchestrale, mentre Mouvement ha impressionato per leggerezza, precisione e controllo assoluto del ritmo.

Le Sonate di Scarlatti hanno rappresentato un perfetto equilibrio tra rigore e fantasia

Brillanti, luminose e mai meccaniche, hanno restituito tutta la sorprendente modernità del compositore napoletano, dimostrando quanto questa musica continui a parlare anche al pubblico contemporaneo.

La seconda parte del concerto era interamente dedicata ai dodici Studi op. 25 di Chopin, una delle vette assolute della letteratura pianistica. Un banco di prova nel quale tecnica e poesia devono convivere in perfetto equilibrio. Pierdomenico ha affrontato questa monumentale raccolta con una naturalezza impressionante, trasformando ogni Studio in un piccolo universo espressivo.

A colpire non è stata soltanto la sicurezza tecnica, pure straordinaria. Ancora più sorprendente è stata la qualità del suono, sempre pieno ma mai pesante, la cura del fraseggio, la capacità di mettere in evidenza le linee interne della scrittura e di costruire un racconto musicale continuo, nel quale ogni brano dialogava con il successivo.

È il segno distintivo dei grandi interpreti: far dimenticare allo spettatore la difficoltà dell’esecuzione, lasciando emergere soltanto la bellezza della musica

Il pubblico del Lingotto lo ha capito perfettamente. Al termine del programma ufficiale la sala è esplosa in un lungo applauso, caloroso e convinto, richiamando più volte l’artista sul palco.

Con grande generosità Pierdomenico ha regalato due bis, entrambi dedicati ad Aleksandr Skrjabin. Il primo, una rara pagina per la sola mano sinistra, è stato un piccolo gioiello di concentrazione e intensità poetica. Il secondo, uno Studio dello stesso compositore russo, ha chiuso la serata con uno slancio virtuosistico irresistibile, ricevendo un’autentica ovazione.

Serate come questa spiegano perfettamente il valore della proposta culturale di Lingotto Musica +Off. Grazie anche al sostegno di Reale Mutua, il pubblico torinese continua ad avere l’opportunità di ascoltare artisti di caratura internazionale all’interno di programmi costruiti con intelligenza e qualità.

La musica classica, quando è affidata a interpreti come Leonardo Pierdomenico, smette di essere un patrimonio da conservare e diventa qualcosa di vivo, necessario e sorprendentemente attuale. È una lingua universale che continua a emozionare senza bisogno di effetti speciali, ricordandoci che il vero talento non ha bisogno di alzare la voce: gli basta sfiorare una tastiera per conquistare una sala intera.

(articolo scritto da Dante MURO)

— Onda Musicale

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