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The Sisters of Mercy: la band che ha inventato l’estetica del gothic rock

The Sisters of Mercy

C’è una voce profonda, quasi sepolcrale, che da oltre quarant’anni accompagna una delle estetiche più riconoscibili della musica alternativa: occhiali scuri, capelli cotonati, fumo di scena e un drum machine al posto del batterista.

Sono i Sisters of Mercy, band inglese nata a Leeds che, pur rifiutando da sempre l’etichetta che il pubblico le ha cucito addosso, resta ancora oggi uno dei punti di riferimento assoluti del gothic rock.

Un nome preso in prestito da Leonard Cohen

Dietro il nome del gruppo non c’è, come si potrebbe pensare, un riferimento diretto alle suore di un ordine religioso cattolico, sebbene la coincidenza sia voluta e giocata con ironia. Il fondatore Andrew Eldritch e il chitarrista Gary Marx presero in prestito il titolo da “Sisters of Mercy“, brano del 1967 di Leonard Cohen ascoltato nel film di Robert Altman “I compari”. Lo stesso Eldritch, in un’intervista rilasciata alla rivista Sounds nel 1987, ha spiegato di aver scelto quel titolo perché la canzone di Cohen parla di prostitute, e trovava perfetto l’equilibrio tra l’immagine delle suore e quella delle prostitute per il nome di una rock band. Un cortocircuito semantico tra sacro e profano che, di fatto, anticipa già lo spirito dissacrante e ambiguo con cui il gruppo avrebbe attraversato la propria carriera.

Dalla Leeds post-punk alla nascita di un genere

Il gruppo nasce nel 1980 dall’incontro tra Eldritch, all’epoca batterista, e Marx, entrambi mossi dal semplice desiderio di sentirsi trasmessi alla radio. Il debutto discografico avviene con il singolo “Damage Done”, che attira rapidamente l’attenzione della scena underground britannica. È però con l’album “First and Last and Always“, pubblicato nel 1985, che i Sisters of Mercy definiscono un suono capace di fondere profondità emotiva e linee di chitarra ipnotiche, imponendosi come una delle voci più originali del post-punk dell’epoca.

Il vero salto di qualità commerciale arriva nel 1987 con “Floodland“, secondo album della band, realizzato in un momento in cui la formazione si era ridotta praticamente al solo Eldritch affiancato dalla sua fedele drum machine, ribattezzata Doktor Avalanche. Il disco, arricchito da arrangiamenti sinfonici e dalla partecipazione della New York Choral Society, consacra i Sisters of Mercy a livello internazionale. Seguirà nel 1990 “Vision Thing“, terzo e finora ultimo album in studio del gruppo, che vira verso sonorità più dure e metalliche.

Un genere rifiutato ma definito proprio da loro

Il paradosso più curioso della storia dei Sisters of Mercy riguarda proprio la loro etichetta di genere. Considerati tra i principali architetti del gothic rock, capaci di ispirare intere generazioni di gruppi e di plasmare l’immaginario estetico della scena dark, Eldritch ha sempre rifiutato con insofferenza la definizione di “goth“, preferendo descrivere il proprio suono come una sorta di “macchina industriale da ballo“. Al netto delle etichette, il marchio sonoro della band resta inconfondibile: il basso-baritono cupo e melanconico di Eldritch, testi poetici e spesso politicamente taglienti, ritmiche meccaniche scandite dal drum machine e un’estetica scenica fatta di ombre, fumo e teatralità, più vicina al rituale che al semplice concerto rock.

Non stupisce che la band abbia generato, nel tempo, una vera e propria costellazione di progetti paralleli: dalle sue stesse fila sono usciti Wayne Hussey e Craig Adams, che lasciarono il gruppo per fondare The Mission, e Gary Marx, che diede vita ai Ghost Dance. Un albero genealogico che testimonia quanto l’influenza dei Sisters of Mercy abbia finito per irradiarsi ben oltre i confini della band stessa.

Ancora in scena, senza nuovi dischi

Dai primi anni ’90 i Sisters of Mercy hanno smesso di pubblicare nuovo materiale in studio, in aperta protesta contro l’etichetta discografica dell’epoca, la Warner. Nonostante questo silenzio discografico ormai trentennale, il gruppo non ha mai smesso di esibirsi dal vivo, portando in tour anche brani inediti mai incisi ufficialmente, e continua a essere guidato da Andrew Eldritch, oggi affiancato da una formazione rinnovata ma sempre fedele allo spirito originario.

Album in studio

  • 1985 – First and Last and Always
  • 1987 – Floodland
  • 1990 – Vision Thing

Componenti attuali

  • Andrew Eldritch – (1980-) voce, tastiere, chitarre,
  • Ben Christo – chitarre, cori (2006-)
  • Kai (da Esprit D’Air) – chitarre, cori (2023-)
  • Doktor Avalanche – percussioni (1980-)

— Onda Musicale

Tags: Leonard Cohen, mission
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