Musica

7 canzoni italiane che hanno raccontato il gioco e la fortuna

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Carte, dadi, roulette e schedine hanno sempre acceso la fantasia dei cantautori italiani. Il motivo è semplice: il gioco è una metafora perfetta della vita e dell’amore, con le sue puntate, le sue attese e i suoi rovesci improvvisi.

Un immaginario che i musicisti hanno attinto dai bar di provincia e dai casinò d’altri tempi, e che oggi vive anche sugli schermi, tra le slot più popolari e i tavoli online, senza mai perdere il suo fascino narrativo.

Il nostro percorso sonoro si snoda attraverso queste sette tappe:

  • “Che notte!” di Fred Buscaglione;
  • “Gioco d’azzardo” di Paolo Conte;
  • “Superenalotto” degli Afterhours;
  • “Il gioco delle tre carte” di Edoardo Bennato;
  • “Slot Machine” di Marracash ed Emis Killa;
  • “Las Vegas” di Tancredi;
  • “Fortuna” di Emma.

Sette brani, sette decenni diversi, un unico filo rosso: la sorte che si tenta, si canta e qualche volta si maledice.

Dai poker notturni di Buscaglione al tavolo verde di Paolo Conte

Il capostipite del filone è Fred Buscaglione. Nella Torino di fine anni Cinquanta, il cantante con il baffo da duro mise in scena un’Italia in bianco e nero fatta di whisky, night club e partite a poker che finivano male. “Che notte!” racconta proprio una di quelle serate: un piccolo affresco di malavita da operetta, con il gioco di carte al centro della scena e quel tono ironico che rese Buscaglione un personaggio unico della nostra musica.

Venticinque anni più tardi, un altro piemontese portò il tema su un piano più raffinato. “Gioco d’azzardo” di Paolo Conte (1982, dall’album Appunti di viaggio) è considerato da molti il brano italiano più emblematico sull’argomento: come ricostruisce Rockol nella sua rassegna sulle canzoni dedicate al tema, l’avvocato di Asti usa la partita come metafora dell’amore, con il corteggiamento trasformato in una mano rischiosa dove la posta è il cuore stesso.

Il gioco come sogno di riscatto (e come denuncia)

Alla fine degli anni Novanta il tema cambia significato. Con “Superenalotto” (1999), gli Afterhours di Manuel Agnelli intercettano l’Italia delle ricevitorie: il concorso più famoso del Paese diventa il simbolo del desiderio di svolta, la speranza di una vincita capace di cambiare tutto. Niente casinò eleganti, ma la quotidianità di chi affida alla sorte il sogno di un’altra vita.

Su un registro più graffiante si muove Edoardo Bennato con “Il gioco delle tre carte”: qui l’azzardo non è un passatempo ma una truffa da marciapiede, e il cantautore napoletano la usa come immagine di denuncia sociale. Il banco vince sempre, sembra dire Bennato, soprattutto se il banco è il potere.

La generazione delle slot e il mito di Las Vegas

Il rap italiano ha aggiornato il vocabolario del tema. In “Slot Machine”, Marracash ed Emis Killa costruiscono il ritornello attorno alle macchinette, trasformate in metafora dei rapporti e delle illusioni contemporanee. Come nota anche la rassegna di Mondo in Tasca sulle canzoni italiane dedicate al gioco, il brano dei due rapper è tra i riferimenti più espliciti al mondo del casinò nella musica recente.

La generazione successiva ha guardato oltreoceano: “Las Vegas” di Tancredi è un omaggio alla capitale mondiale del divertimento, tra fiches, all-in e luci al neon, con tutto il repertorio di immagini che la città del Nevada evoca da decenni.

Chiude il cerchio Emma con “Fortuna”, title track del suo album del 2019. Qui la sorte perde i connotati del tavolo verde e diventa una questione personale: la fortuna non si aspetta, si costruisce. Una lettura moderna che ribalta la prospettiva di tutti i brani precedenti.

Una scommessa lunga settant’anni

Da Buscaglione a Emma, la musica italiana ha puntato spesso le sue fiches sul tema del gioco, e quasi mai ha sbagliato mano.

Ogni epoca ha trovato la sua immagine: il poker fumoso degli anni Cinquanta, la roulette sentimentale di Conte, la schedina dei sogni operai, le slot dell’era digitale.

Il motivo di tanta fortuna (è il caso di dirlo) sta nella natura stessa dell’azzardo: nessun’altra metafora racconta con la stessa efficacia il rischio di amare, la voglia di riscatto e l’attesa di un colpo di fortuna. Finché ci saranno carte da mescolare, insomma, ci sarà sempre qualcuno pronto a scriverci sopra una canzone.

— Onda Musicale

Tags: Afterhours/Emma/Edoardo Bennato/Paolo Conte/Fred Buscaglione
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