Il primo album solista del cantautore napoletano esce il 6 novembre, anche in CD fisico. Dodici tracce che spaziano tra cantautorato italiano, folk-rock americano e sonorità contemporanee.
C’è chi le ferie le prende ad agosto, chi le divide tra Natale e qualche ponte di primavera. E c’è chi decide di prendersene un anno intero: non per scappare, ma per fermarsi e guardare cosa resta quando i vecchi punti di riferimento crollano. In copertina c’è un ragazzo seduto su una panchina davanti al mare. Intorno a lui le stagioni convivono tutte insieme: il sole estivo, le foglie d’autunno, un cumulo di neve, i papaveri di primavera. È l’immagine perfetta per «Un anno di ferie», il primo album solista di lupodellasteppa, progetto del cantautore napoletano di base a Roma Roberto Leone. Il disco esce il 6 novembre su tutte le piattaforme digitali e anche in CD fisico, frutto di una produzione totalmente indipendente.
Un anno in dodici canzoni
«Un anno di ferie» si può ascoltare come una sorta di concept. Dodici tracce, come i mesi dell’anno, in cui si può leggere tra le righe il passare delle stagioni. Non vengono mai nominate, ma le suggeriscono le atmosfere dei brani e le grafiche di copertina di Emanuele Di Cesare. Il disco si colloca nella tradizione del cantautorato italiano, con una forte influenza folk-rock americana e aperture verso sonorità contemporanee, frutto anche dell’incontro con il cantautore Francesco Anselmo, qui in veste di producer. L’attenzione ai testi e la scrittura introspettiva convivono con un interesse costante per l’incontro e le connessioni umane. Ne viene fuori un’esplorazione appassionata delle sfumature dell’animo umano, un inno all’intensità e alla pienezza di significato che la vita può riservare.
Un viaggio tra le atmosfere del disco
Il viaggio si apre con «Fuori dal sogno», che ha già un sapore autunnale: è una canzone onirica e visionaria, introdotta da un arpeggio delicato e da un canto a tratti sussurrato. Racconta il brusco risveglio alla realtà e la bellezza che può restare anche quando un sogno finisce. Seguono «Tramezzi», con il suo carattere decisamente rock e la tensione tra demolizione e ricostruzione, e «Resto», in cui l’andamento quasi ossessivo della strofa si libera in un ritornello catartico, un inno alla fiducia nella propria identità.
Poi l’atmosfera si fa più raccolta, quasi invernale, ed è il momento dei bilanci. In «Unica ragione» una chitarra fingerstyle, una slide e le interferenze di un synth accompagnano una riflessione sul bisogno di riconoscimento e accettazione che accomuna gli esseri umani. In «Nudi e soli» loop di chitarra acustica, assoli rock-blues e armonie vocali sostengono un messaggio crudo ma consolante: la brevità dell’esistenza invita a viverla fino in fondo, cercando significato, autenticità e connessioni. «Nelle mie tasche» è una ballata folk in cui vecchi scontrini e biglietti scaduti riportano alla luce ricordi, speranze e rimpianti, senza offrire risposte definitive alle domande della vita.
Con «Un uomo come me» arriva una sensazione di risveglio che fa pensare alla primavera. È una ballad rock dal gusto americano dedicata all’empatia e alla capacità di lasciarsi trasformare dall’incontro con l’altro. Arriva poi «L’urlo», che affronta precarietà, ansia sociale e difficoltà relazionali con sonorità elettroniche e un finale liberatorio. «Senza cravatta», dal sapore tex-mex e caratterizzata dal ritmo dondolante delle percussioni, racconta invece la riscoperta di un’identità nascosta dietro i rituali quotidiani e le aspettative della società.
La luce piena dell’estate sembra entrare con «Far succedere la vita», una bossa scanzonata che invita ad abbracciare fantasia, creatività e relazioni umane. Il suo ritornello diventa un manifesto: ciascuno è responsabile della propria felicità e del proprio modo di abitare il mondo. L’atmosfera si fa più intensa con «Sale», canto folk in 6/8 impregnato di Mediterraneo che si trasforma a poco a poco in un brano rock dalle sonorità quasi progressive. Qui il mare rappresenta l’ignoto, l’ostacolo e la sfida che spinge a continuare a nuotare.
Chiude il disco «Il tempo è una spirale», un rock grintoso che riunisce i temi della ciclicità della vita e del ritorno delle cose. Gli stati d’animo si ripresentano, ma l’esperienza e la consapevolezza cambiano il modo di attraversarli. Il finale invita così a tornare all’inizio dell’album, per ascoltarlo con uno sguardo diverso.
«Tramezzi», il singolo che apre le porte del disco
Il cuore di tutto il progetto è «Tramezzi», seconda traccia dell’album. I tramezzi sono le pareti interne di una casa: definiscono gli spazi, le abitudini e i percorsi di chi la abita. Nel testo di lupodellasteppa diventano i punti di riferimento apparentemente stabili della vita quotidiana: ruoli, certezze e confini che ci costruiamo intorno, finché non ci accorgiamo che non ci somigliano più. Abbatterli è «un’operazione necessaria / per vedere altra luce, dentro nuovi spazi». Il protagonista lo fa «perché altra scelta non c’è», nella speranza di trovare «un ambiente più simile a me, / un luogo in cui vivere la mia identità».
Il brano racconta però anche il lato destabilizzante del cambiamento. Le fondamenta oscillano, si apre un vuoto e arriva «un gelo tremendo» proprio quando è il momento di ricostruire. Nel ritornello si trova la frase che dà il titolo e la chiave di lettura all’intero disco:
«E ora non resta che prendermi un anno di ferie: / lascerò i miei pensieri sparsi tra le macerie»
Dove ascoltarlo
«Un anno di ferie» sarà disponibile dal 6 novembre su Spotify e su tutte le piattaforme digitali, e anche in CD fisico.
Crediti
- Testi, musiche, voce e chitarra acustica: lupodellasteppa (Roberto Leone)
- Produzione artistica, basso e synth: Francesco Anselmo
- Chitarra elettrica: Umberto Scaramozza
- Batteria e percussioni: Francesco Argento
- Cori su «Un uomo come me»: Veronica Santonastaso
- Mix e mastering: Alessandro Salvatori
- Grafica: Emanuele Di Cesare
Biografia
lupodellasteppa è il progetto di Roberto Leone, cantautore napoletano con una lunga esperienza come chitarrista in diverse band folk e rock tra Napoli e Roma. Dal 2011 è stato tra l’altro chitarrista acustico della band romana 2Hurt.
Con il nome lupodellasteppa pubblica i primi singoli dal 2025, e confluiranno tutti nell’album d’esordio «Un anno di ferie», in uscita il 6 novembre.
Il nome d’arte viene dal romanzo di Hermann Hesse. Il lupo è la parte dell’animo umano nascosta sotto strati di conformismo, regole e maschere sociali: l’istinto, l’identità, il lato più autentico di ognuno, che chiede di emergere e di essere riconosciuto senza paura di affermarsi e di cantarsi.









