Mercoledì 18 novembre 2026 esce per nusica.org The Hawthorn and the Lark, il terzo album in studio del Trio Barba, Negri, Ziliani
Esce per nusica.org il terzo album del trio di Riccardo Barba, Nicola Ziliani e Federico Negri. Scrittura di matrice classica, improvvisazione jazz e spinta rock si incontrano in un viaggio musicale sul rapporto tra uomo e natura, con la partecipazione di Simona Severini.
Il disco sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 18 novembre 2026.
Il singolo Fairy Circles esce il 13 novembre 2026.
Barba Negri Ziliani
Riccardo Barba – pianoforte, organo, sintetizzatori
Nicola Ziliani – contrabbasso
Federico Negri – batteria, percussioni
Ospite: Simona Severini – voce

The Hawthorn and the Lark: il biancospino e l’allodola, un viaggio tra musica e natura
Esce mercoledì 18 novembre 2026 per nusica.org The Hawthorn and the Lark, terzo album in studio del trio Barba Negri Ziliani. Il disco riunisce Riccardo Barba al pianoforte, organo e sintetizzatori, Nicola Ziliani al contrabbasso e Federico Negri alla batteria e percussioni, con la partecipazione della cantante Simona Severini in tre brani. Ad anticiparlo, da venerdì 13 novembre 2026, il singolo Fairy Circles.
Il trio nasce nel 2019, ma la collaborazione tra i musicisti risale al 2010, attraverso progetti che spaziano dallo swing al jazz, dalla classica alla musica contemporanea. Dopo una prima fase dedicata agli standard e al repertorio di altri autori, il gruppo sviluppa una propria identità con Too Many Keys (2020) e Orpheus in the Underground (2022). Quest’ultimo, scritto durante la pandemia, immagina un Orfeo che scende negli inferi attraverso la metropolitana di una Londra deserta.
Con The Hawthorn and the Lark il gruppo arriva alla sintesi più vicina alla propria idea iniziale di musica. Nel disco convergono tre linguaggi. Dalla formazione classica di Barba e Ziliani vengono forme aperte, lontane dalle strutture ricorrenti dello standard jazz. L’improvvisazione nasce dalla scrittura e dal dialogo tra gli strumenti. Dal rock britannico degli anni Novanta e dal progressive degli anni Sessanta e Settanta arriva la spinta che attraversa i brani. Un contrappunto continuo tra pianoforte, contrabbasso e batteria permette all’ascoltatore di seguire, all’interno dello stesso brano, linee musicali differenti. Il repertorio è in gran parte firmato da Barba, che ha composto i nuovi brani nell’arco di quattro mesi, prima del lavoro di prova del trio.
L’allargamento dell’organico prosegue una ricerca avviata nei dischi precedenti: un quartetto d’archi nel primo, un piccolo ensemble di archi e fiati, sintetizzatori e organo elettrico nel secondo. Anche in questo album si riflette il lavoro di Barba come orchestratore: pianoforte, contrabbasso e batteria dialogano con la voce, con l’organo a canne e con i suoni raccolti sul Presena.
Al centro del disco c’è il rapporto tra l’uomo e la natura. I simboli del titolo richiamano la cultura celtica. Il biancospino rappresenta un passaggio oscuro verso il regno delle fate. L’allodola porta un’immagine di speranza e di apertura verso il cielo. I riferimenti musicali alla tradizione celtica sono sottili e contribuiscono a creare atmosfere sospese e dal sapore antico.
«Ho scritto questi brani pensando al rapporto tra l’uomo e la natura, in un momento in cui il clima è una questione centrale», spiega Riccardo Barba. «Non volevo dare risposte, e nemmeno suggerire le domande. Mi piacerebbe che questo disco, come i film di David Lynch, non avesse una spiegazione unica, e che portasse ciascuno a riflettere sul proprio rapporto con la natura, più che su quello dell’Uomo con la U maiuscola. Se nascessero tante interpretazioni diverse, per me sarebbe già un successo.»
Il disco segue un andamento emotivo di discesa e lenta risalita. Ecophilia (Nature Dance) apre con una danza quasi pagana, che offre una prima chiave di lettura. In Sailing Stones il movimento delle pietre evoca forze invisibili e sotterranee. Il loro cammino cieco verso la superficie diventa una metafora di resilienza e di silenziosa speranza.
Con Unfolded si raggiunge il punto più cupo. Sull’andamento di una marcia funebre affiorano i suoni del Ghiacciaio del Presena, raccolti personalmente dai musicisti e inseriti nella musica registrata in studio, dove crescono fino all’esplosione finale.
«Siamo saliti sul ghiacciaio e per un’intera giornata abbiamo registrato i movimenti del ghiaccio che si scioglie e si rompe, l’acqua che ne esce», racconta Barba. «Amplificati, quei suoni trasformano piccole crepe in boati quasi difficili da sopportare. È un ghiacciaio malato, che si sta spegnendo piano piano, e volevamo prima di tutto farne esperienza noi.»
Segue Late Night Travel, composto da Barba nel 2015 durante un viaggio notturno in auto nelle campagne inglesi. Il ricordo di un momento di sintonia con il paesaggio diventa un brano dolce e melodico, una pausa che permette all’ascoltatore di riprendere fiato.
La voce di Simona Severini amplia le possibilità espressive del trio. Il suo coinvolgimento nasce durante le prove della canzone di Tom Waits che chiude l’album: è Ziliani a suggerirne la partecipazione. Da quell’idea prende forma un lavoro che si estende ad altri due brani, con un uso della voce diverso in ciascuno.
In Fairy Circles Severini canta senza parole. I vocalizzi, sovraincisi più volte, si intrecciano agli strumenti e danno voce alle presenze soprannaturali evocate dal titolo, creando un’atmosfera rarefatta.
In The Unbroken Stream, lungo quasi dieci minuti, Severini recita invece un flusso di coscienza scritto da Barba. La voce rimane volutamente bassa rispetto alla musica, una scelta ispirata ad Anima Latina di Lucio Battisti, così che le parole si lascino scoprire attraverso ascolti successivi. Al trio si aggiungono sintetizzatori e un organo a canne registrato nella Chiesa di Santa Maria della Pace a Brescia. È stata la colonna sonora di Hans Zimmer per Interstellar a suggerire a Barba questo strumento, scelto per il suo suono autorevole, capace di collegare epoche musicali diverse. Temi e timbri si sovrappongono in una trama sempre più densa.
Green Grooves riporta in primo piano il ritmo. L’immagine della foresta suggerisce a Barba un brano ispirato alla tradizione afro-cubana. L’album è scandito anche dai quattro Elements: tre improvvisazioni solistiche, dedicate rispettivamente a pianoforte, contrabbasso e batteria, e un corale. Le quattro parti si ispirano a terra, fuoco, aria e acqua, gli elementi della tradizione filosofica occidentale.
A chiudere è You Can Never Hold Back Spring di Tom Waits, brano che Barba porta con sé fin dalla visione di La tigre e la neve di Roberto Benigni. Pensata inizialmente in versione strumentale, la canzone cambia colore con la voce di Severini, il cui registro grave restituisce una lettura diversa da quella ruvida di Waits. È l’unica canzone dell’album con un testo cantato e assume il valore di un post scriptum. Dopo i passaggi più inquieti del disco, il ritorno della primavera diventa un segno di speranza e insieme un monito sulla capacità della natura di continuare oltre l’uomo.
Profili
Riccardo Barba – pianoforte, organo, sintetizzatori
Pianista e compositore di formazione classica, con studi di composizione, frequenta da adolescente la musica rock come tastierista e autore di canzoni. Lavora come orchestratore e compositore per diversi ensemble. È autore della maggior parte del repertorio del trio.
Nicola Ziliani – contrabbasso
Contrabbassista di formazione classica, fin da giovanissimo si dedica anche all’improvvisazione teatrale, allo swing e al cantautorato. In una swing band incontra Riccardo Barba. Attualmente ricopre il ruolo di primo contrabbasso dell’OFI (Orchestra Filarmonica Italiana)Per The Hawthorn and the Lark ha curato parte delle registrazioni, il mix e il mastering, come anche per gli altri lavori del trio.
Federico Negri – batteria, percussioni
Arrivato al jazz dal rock, sviluppa un tocco personale e cameristico. È un session man molto richiesto nell’ambito del jazz e autore di un album come compositore e leader. Affianca all’attività concertistica quella di didatta a Mantova.
Simona Severini – voce
Milanese, cantante e chitarrista di formazione classica, si muove tra jazz e canzone d’autore. Il suo album d’esordio La Belle Vie è dedicato a Gabriel Fauré. Con il pianista Enrico Pieranunzi avvia una collaborazione di lungo corso, documentata da My Songbook (2016) e Monsieur Claude. A Travel with Claude Debussy (2018). A proprio nome pubblica l’EP Ipotesi (2020) e il singolo Non faccio niente (Virgin Records, 2022). Nel 2024 esce Fedra, con Daniele Richiedei e Giulio Corini. Ha collaborato con Pacifico, Giorgio Gaslini e Gabriele Mirabassi e si è esibita, tra gli altri, a Umbria Jazz, a Paris Jazz Vocal e al Piccolo Teatro di Milano.
Barba Negri Ziliani – The Hawthorn and the Lark
Tracklist
Ecophilia (Nature Dance) – 07:53 – Riccardo Barba
Elements (Part I: The Piano) – 03:21 – Riccardo Barba
Sailing Stones – 04:55 – Riccardo Barba
Unfolded – 05:23 – Riccardo Barba
Late Night Travel – 03:05 – Riccardo Barba
Elements (Part II: The Bass) – 02:40 – Nicola Ziliani
Fairy Circles – 05:57 – Riccardo Barba
The Unbroken Stream – 09:38 – Riccardo Barba
Elements (Part III: The Drums) – 01:40 – Federico Negri
Green Grooves – 04:38 – Riccardo Barba
Elements (Part IV: Corale) – 03:36 – Riccardo Barba
You Can Never Hold Back Spring – 04:46 – Tom Waits, Kathleen Brennan
Registrato a Mantova presso Digitube Studio da Carlo Cantini e a Bedizzole presso RB Studio da Nicola Ziliani. Organo a canne registrato presso la Chiesa di Santa Maria della Pace a Brescia. Suoni del Ghiacciaio del Presena registrati dal trio. Mix e mastering di Nicola Ziliani.








