Nel panorama del rock britannico degli anni ’70, pochi nomi evocano un mix così affascinante di folk intimo, armonie vocali cristalline e un successo improvviso quanto effimero come gli Stealers Wheel.
Formata nel 1972 a Paisley, una cittadina operaia vicino a Glasgow in Scozia, la band degli Stealers Wheel rappresenta l’essenza del folk rock scozzese, con radici profonde nella tradizione musicale celtica e un tocco di pop orecchiabile che l’ha resa immortale grazie a un singolo iconico. La storia degli Stealers Wheel è quella di un’amicizia giovanile trasformatasi in un’avventura musicale turbolenta, segnata da successi fulminei e contrasti interni.
Attraverso i suoi fondatori, Joe Egan e Gerry Rafferty, la band ha catturato l’anima di un’epoca, mescolando malinconia quotidiana e ironia surreale in melodie che sembrano provenire da un pub di Glasgow. Tutto inizia negli anni ’60, in un contesto di post-industria scozzese, dove la musica era rifugio e aspirazione per i giovani della classe operaia. Joe Egan, nato il 18 ottobre 1946 in una famiglia irlandese-cattolica, e Gerry Rafferty, nato il 16 aprile 1947, si incontrano da adolescenti alla St. Mirin’s Academy di Paisley.
Entrambi affascinati dalla musica fin da piccoli, condividono voci uniche e un amore per le armonie vocali
Egan, con il suo timbro soulful e versatile, suona in band locali come The Sensors, mentre Rafferty, con la sua chitarra e testi poetici, milita nei The Mavericks e nei The Fifth Column, un gruppo che nel 1966 pubblica il singolo “Benjamin Day” per la Columbia, un flop ma un primo passo nel mondo discografico. Negli anni seguenti, Rafferty forma i The Humblebums con il futuro comico Billy Connolly, un duo folk che incide due album tra il 1969 e il 1970 per la Transatlantic Records, mescolando umorismo e ballate acustiche.
Egan, nel frattempo, collabora come corista nel primo album solista di Rafferty, Can I Have My Money Back? (1971), che include anche Rab Noakes, un folksinger scozzese. È questo intreccio di amicizie e esperienze che porta alla nascita degli Stealers Wheel nel 1971-1972. Inizialmente un progetto a quattro con Noakes e il bassista Iain Campbell, la band si espande presto: entrano il cantante Roger Brown e altri musicisti locali.
Tuttavia, la formazione instabile – tipica delle band emergenti dell’epoca – vede presto cambiamenti
Quando firmano con l’etichetta A&M Records nel 1972, la lineup si stabilizza con Paul Pilnick alla chitarra solista (ex Big Three e Tony Jackson & the Vibrations), Tony Williams al basso (dagli Executives) e Rod Coombes alla batteria (futuro membro dei Manfred Mann’s Earth Band). Questa versione quintetto registra il debutto omonimo disco Stealers Wheel tra dicembre 1972 e l’inizio del 1973, sotto la produzione d’eccezione di Leiber & Stoller, i leggendari autori di classici rock ‘n’ roll come “Hound Dog” per Elvis Presley.
Registrato negli Abbey Road Studios di Londra con l’ingegnere Geoff Emerick (ex Beatles), l’album cattura un suono pulito e stratificato, con influenze dal folk britannico e dal pop americano
La copertina, un’opera surreale di John Patrick Byrne, ritrae i membri della band come animali in un parco safari – Egan come leone, Rafferty come tigre, Pilnick come uccello – con il nome della band nascosto undici volte tra foglie e pellicce, un tocco “capriccioso” che riflette lo spirito giocoso del gruppo. L’album Stealers Wheel, pubblicato il 17 novembre 1972, è un trionfo critico e commerciale. Entra nella Billboard 200 americana alla posizione 50 e vende bene in Europa, grazie a un sound che bilancia introspezione folk e ganci pop irresistibili. Ma è il singolo “Stuck in the Middle with You” – scritto da Rafferty e spesso scambiato per un brano di Bob Dylan per il suo testo ironico e la chitarra acustica jingle-jangle – a lanciare la band nell’Olimpo.
Pubblicato nel 1973, raggiunge il #6 della Billboard Hot 100 negli USA, il #8 in Canada e il #28 in UK, vendendo oltre un milione di copie
Il brano, con le sue armonie vocali di Egan e Rafferty e un ritmo moderato contagioso, parla di paranoia e alienazione in un mondo di “clowns” e “star“, un commento surreale sulla fama nascente. Il successo porta però crepe interne. Rafferty lascia temporaneamente la band nel 1973 per tensioni creative e manageriali, sostituito dal chitarrista Luther Grosvenor (ex Spooky Tooth). Williams esce dopo le registrazioni, sostituito da DeLisle Harper. Egan e Rafferty, ridotti a duo, decidono di focalizzarsi sullo studio, usando session men per i live. Il secondo album, Ferguslie Park (1973), intitolato da un quartiere povero di Paisley simbolo delle loro radici operaie, è supportato da nove musicisti e include hit minori come “Star” (#31 UK e USA) e “Everyone’s Agreed That Everything Will Turn Out Fine“.

Ma l’album fallisce commercialmente, sfiorando appena la Billboard 200, e le tensioni tra Egan e Rafferty – acuite da problemi con Leiber & Stoller e la casa discografica – portano ad una pausa di 18 mesi
Nel 1975 esce Right or Wrong, il terzo e ultimo album, ritardato da dispute interne. Contiene tracce come “Another Meaning” di Egan, ma il gruppo si dissolve definitivamente. Stealers Wheel incidono solo tre album in tre anni, un output scarso segnato da instabilità. Nel 1978, A&M pubblica la compilation Gerry Rafferty and Joe Egan – Stuck in the Middle with You (The Best of Stealers Wheel), che tiene vivo il nome. Una reunion fugace avviene nel 2008 a Blackpool, organizzata da Williams con Coombes, Pilnick e Tony Mitchell: realizzano un video per una re-incisione di “Stuck in the Middle with You” per iTunes e K-Tel, ma è un capitolo breve e nostalgico.
Il nome “Stealers Wheel” – spesso scritto come “Stealer’s Wheel” in alcuni contesti – è un enigma affascinante, radicato nelle origini scozzesi della band ma avvolto in un velo di ambiguità
Non esiste una spiegazione ufficiale univoca da Egan o Rafferty, ma le fonti concordano su un legame con Paisley: potrebbe riferirsi a “Ferguslie Park“, il quartiere operaio menzionato nell’omonimo album, un’area un tempo nota per furti e vita di strada, dove “stealers” evoca ladri o “rubaroba” e “wheel” simboleggia le rotte o i cicli della vita quotidiana. In scozzese gaelico o dialettale, “wheel” potrebbe alludere a una ruota di fortuna o a un carro da “rubare” in senso metaforico, riflettendo il tema di sopravvivenza e astuzia operaia. Altre interpretazioni, più speculative, lo collegano al poker – “steel wheel” è una mano forte in high/low split (una variante del poker) – o a una battuta tra amici, tipico delle band britanniche degli anni ’70 (pensate ai Beatles o ai Rolling Stones).
In ogni caso, il nome evoca movimento instabile, furberia e precarietà, temi centrali nei testi di Rafferty, e si sposava perfettamente con la copertina dell’album di debutto, dove la band appare come degli animali in fuga. È un nome che suona ritmico e memorabile, contribuendo al mito di una band “rubata” dal destino.
Stealers Wheel è universalmente classificata come band di folk rock, un genere che negli anni ’70 fondeva la tradizione acustica britannica (influenzata da Fairport Convention e Dylan) con elementi rock più accessibili, come chitarre elettriche leggere e ritmi mid-tempo. Il loro suono è un ibrido scozzese: armonie vocali strette e malinconiche (eredità dei cori celtici), testi ironici su alienazione e quotidianità, e una produzione pulita che aggiunge tocchi di pop rock e persino bubblegum (per il lato orecchiabile di “Stuck in the Middle“). Influenzati da Bob Dylan, i Beatles e i folksinger scozzesi come Donovan, incorporano anche pub rock – ritmi da birreria – e soft rock, con un calore analogico che evoca gli Abbey Road Studios.
Non sono puristi del folk: l’elettricità di Pilnick e le percussioni di Coombes aggiungono drive rock, mentre le ballate di Egan portano un’anima soul
In sintesi, gli Stealers Wheel incarnano il folk rock britannico degli anni ’70, orecchiabile e riflessivo, perfetto per radio FM e colonne sonore. Lo scioglimento nel 1975 non ferma l’impatto: Rafferty diventa una star solista con City to City (1978) e hit come “Baker Street“, mentre Egan pubblica album come Back on the Road (1979). Entrambi alludono nei testi alle tensioni passate, enfatizzando l’acrimonia. L’immortalità arriva nel 1992, quando Quentin Tarantino sceglie “Stuck in the Middle with You” per la scena iconica di tortura in Reservoir Dogs – Mr. Blonde che danza con un orecchio mozzato – trasformando il brano in un cult.
Nel 1990 esce Best of Stealers Wheel, e la band appare in colonne sonore come The Happytime Murders e Bio-Dome
La morte di Rafferty nel 2011 per insufficienza epatica e di Egan nel 2024 segnano la fine di un’era, ma il loro lascito è vivo: oltre 50 milioni di stream mensili su Spotify per il loro singolo iconico.








