La storia degli Empire of the Sun inizia nel 2006 a Sydney, Australia, dall’incontro creativo tra due figure già affermate nella scena musicale australiana: Luke Steele e Nick Littlemore.
Luke Steele era già noto come frontman dei The Sleepy Jackson, band alternative rock che aveva ottenuto un discreto successo in Australia con un sound che mescolava pop psichedelico e rock sperimentale. Nick Littlemore, dal canto suo, era membro dei Pnau, duo elettronico australiano specializzato in dance ed elettronica sperimentale, oltre ad essere un produttore ricercato.
L’incontro tra questi due artisti non fu casuale: entrambi sentivano il desiderio di esplorare territori musicali completamente diversi da quelli dei loro progetti principali. Volevano creare qualcosa di più grande, più teatrale, più cinematico. Qualcosa che non fosse solo musica, ma un’esperienza visiva e sensoriale completa.
Synth-Pop visionario
Gli Empire of the Sun crearono un sound immediatamente riconoscibile che può essere definito come synth-pop, electro-pop o dance-rock elettronico, con forti influenze da:
- New Wave anni ’80: sintetizzatori analogici, melodie orecchiabili, produzione lussureggiante
- Dance elettronica: beat programmati, bassi profondi, strutture pensate per la pista da ballo
- Pop psichedelico: atmosfere oniriche, stratificazione di suoni, testi evocativi
- Rock alternativo: strutture melodiche complesse, dinamiche emotive
- Musica cinematica: arrangiamenti orchestrali, senso epico e drammatico
Il loro sound si caratterizza per produzioni ricchissime, stratificazioni di sintetizzatori, melodie euforiche e un senso di grandiosità quasi pomposa che ricorda i grandi gruppi synth-pop degli anni ’80 come i Duran Duran o i Pet Shop Boys, ma con una sensibilità contemporanea e una potenza sonora moderna.
Il significato del loro nome e l’estetica visiva
Il nome “Empire of the Sun” (Impero del Sole) è tratto dall’omonimo romanzo semi-autobiografico del 1984 di J.G. Ballard, successivamente trasformato nel celebre film di Steven Spielberg del 1987. Il romanzo racconta la storia di un ragazzo britannico che cresce in un campo di prigionia giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale in Cina.
La scelta del nome riflette l’approccio teatrale e cinematografico del duo: evoca immagini di epopee, di avventure esotiche, di mondi fantastici e lontani. È un nome che suggerisce grandiosità, esplorazione e un senso di meraviglia infantile mescolato a temi più oscuri e complessi.
Questa visione si riflette perfettamente nell’estetica visiva della band, che è diventata parte integrante della loro identità. Fin dall’inizio, gli Empire of the Sun non si sono presentati come semplici musicisti, ma come personaggi:
- Costumi elaborati: abiti futuristici, copricapi stravaganti, maschere tribali mescolate a elementi sci-fi
- Alter ego: Luke Steele diventa “Lord of Lightning“, Nick Littlemore “Master of Dreams“
- Scenografie fantasy: video musicali che sembrano film di fantascienza a budget hollywoodiano
- Performance teatrali: concerti che sono veri e propri spettacoli multimediali
Il successo folgorante del debutto
Nel 2008 gli Empire of the Sun pubblicarono il loro album di debutto, “Walking on a Dream”, che divenne immediatamente un fenomeno globale. L’album, prodotto magistralmente da Nick Littlemore con la collaborazione di Peter Mayes (anche lui dei Pnau), conteneva una serie di brani che domineranno le classifiche e le piste da ballo di tutto il mondo.
Il singolo principale, anch’esso intitolato “Walking on a Dream“, divenne un inno generazionale: una perfetta fusione di melodia pop irresistibile, produzione elettronica sofisticata e un senso di euforia ottimistica. Il brano raggiunse le vette delle classifiche in Australia, conquistò l’Europa e si diffuse viralmente negli Stati Uniti.
Altri brani dell’album come “We Are the People” e “Standing on the Shore” confermarono che non si trattava di un colpo di fortuna, ma di un duo capace di creare hit dopo hit mantenendo una coerenza artistica notevole. L’album vendette oltre due milioni di copie in tutto il mondo e certificò gli Empire of the Sun come una delle band elettroniche più importanti della fine degli anni 2000.
L’evoluzione e gli album successivi
Dopo il clamoroso successo del debutto, il duo prese tempo per il seguito. “Ice on the Dune” arrivò nel 2013, dopo cinque anni di attesa. L’album mantenne la formula vincente del primo lavoro ma con produzioni ancora più elaborate e ambiziose. Brani come “Alive” e “DNA” dimostrarono che il duo non aveva perso il tocco magico per creare melodie euforiche e coinvolgenti.
Nel 2016 pubblicarono “Two Vines”, un album più maturo e riflessivo, che esplorava temi ambientali e spirituali. Il sound si fece leggermente più sperimentale, incorporando elementi di musica del mondo e sonorità più organiche accanto agli ormai caratteristici sintetizzatori. Dopo un altro lungo periodo di pausa, nel 2024 il duo annunciò nuovo materiale, dimostrando che il progetto, nonostante i lunghi intervalli tra le pubblicazioni, rimane vitale e rilevante.
L’impatto culturale
Gli Empire of the Sun hanno avuto un impatto significativo sulla cultura pop contemporanea in diversi modi:
- Musica per la Pubblicità e il Cinema: le loro canzoni sono state utilizzate in innumerevoli spot pubblicitari, trailer cinematografici e colonne sonore televisive, diventando parte della colonna sonora della vita quotidiana di milioni di persone.
- Festival e Performance Live: i loro concerti sono diventati leggendari per la loro teatralità e per l’energia trascinante. Apparizioni ai grandi festival come Coachella, Glastonbury e Lollapalooza hanno consolidato la loro reputazione come una delle live band più spettacolari del circuito elettronico.
- Influenza Estetica: l’approccio visivo massimalista della band ha influenzato un’intera generazione di artisti elettronici, dimostrando che la musica dance poteva essere anche teatro, arte visiva e storytelling.
- Revival del Synth-Pop: insieme ad altri artisti come MGMT, Passion Pit e Foster the People, gli Empire of the Sun sono stati protagonisti di un revival del synth-pop alla fine degli anni 2000 e inizio 2010, riportando in auge le sonorità elettroniche degli anni ’80 con una sensibilità moderna.
Nonostante gli intervalli lunghi tra le pubblicazioni (dovuti anche agli altri impegni dei due membri), gli Empire of the Sun mantengono uno status di culto. La loro musica continua ad essere scoperta da nuove generazioni attraverso piattaforme di streaming, playlist e utilizzi nei media. Luke Steele ha continuato a lavorare con i The Sleepy Jackson e ha formato altri progetti paralleli, mentre Nick Littlemore ha prodotto per artisti di calibro internazionale ed è rimasto attivo con i Pnau. Tuttavia, ogni volta che si riuniscono come Empire of the Sun, l’alchimia sembra intatta.
Album in studio degli Empire of the Sun
- 2008 – Walking on a Dream
- 2013 – Ice on the Dune
- 2016 – Two Vines
- 2024 – Ask That God








