La storia dei Radio Moscow comincia nel modo più romantico e rock possibile: un ragazzo, una chitarra, un registratore e un’ossessione.
Quel ragazzo è Parker Griggs, nato e cresciuto a Story City, Iowa, un luogo che non ti aspetteresti come culla di un power trio incendiario. Prima ancora di avere una band, Griggs registra da solo sotto lo pseudonimo Garbage Composal: garage rock, psichedelia, blues distorto, tutto suonato da lui, tutto in presa diretta.
Nel 2003 decide che è ora di trasformare quel caos creativo in un progetto vero. Nascono così i Radio Moscow, inizialmente un duo con la bassista Serana Rose, poi una formazione in continuo mutamento, sempre guidata dalla visione di Griggs. Il nome? Un omaggio ironico e un po’ vintage alle radio a onde corte, ai segnali lontani, a quel fascino da trasmissione clandestina che si sposa perfettamente con il loro suono ruvido e analogico.
Il suono: un vortice di Hendrix, Cream e sabbia rovente
Ascoltare i Radio Moscow significa entrare in un turbine di:
- blues elettrico e viscerale,
- psichedelia anni ’60,
- riff acidi e distorti,
- improvvisazioni da power trio vecchia scuola.
Le influenze sono dichiarate: Jimi Hendrix Experience, Cream, Blue Cheer, ma anche il lato più oscuro dei Black Sabbath. Eppure, ciò che rende i Radio Moscow unici è la furia controllata di Griggs: una chitarra che non imita, ma reinventa; un suono che sembra registrato in un garage polveroso, ma con una precisione chirurgica.
Il loro debutto del 2007, prodotto da Dan Auerbach dei Black Keys, è un manifesto: sporco, caldo, pieno di vita. Da lì in poi, ogni album è un passo avanti nella stessa direzione: più psichedelia, più groove, più libertà.
Brain Cycles, Leslie Magnafuzz e la consacrazione del trio
Con Brain Cycles (2009), i Radio Moscow trovano la loro forma definitiva: un blues psichedelico che sembra uscito da un vinile del ’69, ma con una potenza moderna. Il successivo The Great Escape of Leslie Magnafuzz (2011) conferma la loro identità: un viaggio lisergico tra jam, fuzz e ritmi tribali.
Nel frattempo, la band diventa una macchina da tour: Europa, Stati Uniti, festival, club, ovunque ci sia un palco pronto a reggere l’urto di un trio che suona come se fosse in trance.
La line‑up cambia spesso — Zach Anderson, Cory Berry, Paul Marrone, Anthony Meier — ma il cuore resta sempre Griggs.
Caos, sangue e rinascite
La storia dei Radio Moscow non è priva di momenti drammatici. Durante un concerto del 2012, una lite sul palco finisce con una chitarra lanciata in testa a Griggs: quattordici punti di sutura e la fuga immediata di due membri della band, che andranno poi a fondare i Blues Pills. È un episodio che sembra uscito da un film rock anni ’70, e che contribuisce a cementare la leggenda del gruppo.
Ma Griggs non si ferma. Continua a scrivere, registrare, suonare. Nel 2014 arriva Magical Dirt, un disco maturo, pieno di groove, che li consacra come una delle realtà più solide del rock psichedelico contemporaneo. Nel 2017 esce New Beginnings, un titolo che è una dichiarazione d’intenti: i Radio Moscow non sono una nostalgia, ma una forza viva.
Oggi: un culto globale, un suono senza tempo
Negli ultimi anni la band è meno attiva, complice la nascita del nuovo progetto di Griggs, El Perro, ma il catalogo dei Radio Moscow continua a crescere di valore. I loro album sono diventati punti di riferimento per chi cerca un rock autentico, viscerale, suonato con il cuore e con le mani sporche di fuzz.
I Radio Moscow non sono una band: sono un rito, un’esperienza, un richiamo ancestrale al lato più selvaggio del blues.
Album in studio dei radio Moscow
- 2007 – Radio Moscow
- 2009 – Brain Cycles
- 2011 – The Great Escape of Leslie Magnafuzz
- 2014 – Magical Dirt
- 2017 – New Beginnings








