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Esce “8-Tracks”, otto tracce che fanno la prova della grandezza dei Pink Floyd

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Il 5 giugno esce l’antologia che sintetizza il periodo più creativo della band.

“8-Tracks”, ovvero otto tracce che fanno una prova: la prova della grandezza dei Pink Floyd. Per conto del gigante Sony Music, nuovo proprietario del catalogo Pink Floyd, le tracce le ha ricercate Steven Wilson.

Steven Wilson

Leader dei Porcupine Tree, ma ormai da anni il più richiesto remixer del classic e del prog rock, Steven Wilson è già stato il regista sonoro del restauro di Pink Floyd Live at Pompeii MCMLXXII – prima, sontuosa operazione Sony sul repertorio Pink Floyd – e di Pink Floyd Live from the Los Angeles Sports Arena, già a dicembre 2025 nel box celebrativo dei 50 anni di Wish You Were Here e uscita standalone lo scorso mese di aprile. Non dimenticando, in ambito pinkfloydiano, l’intervento di restauro del 2023 su Wet Dream, primo album solista di Richard Wright.

Ebbene, per cercare le tracce della grandezza dei Pink Floyd, Sony Music ha consegnato a Steven Wilson le chiavi dell’archivio del catalogo affinché accedesse ai multitraccia originali. Fissando, però, degli obiettivi inamovibili.

La durata

La durata di 8-Tracks non doveva essere superiore al minutaggio di un vinile singolo. E infatti, le 8-Tracks presenti nel disco hanno una durata complessiva pari a 43’18’’, esattamente quella di un vinile.

Gli anni di riferimento

Steven Wilson doveva ricercare otto tracce nell’arco temporale 1971 – 1979. Otto tracce che  documentassero il percorso di consacrazione dei Pink Floyd; che costituissero la prova della fama mondiale raggiunta nel corso degli anni Settanta. Otto tracce che, nell’insieme, rappresentassero un corpus artistico andato ben oltre la prima fase di pop psichedelico dell’era Syd Barrett e la successiva produzione sperimentale. E, dunque, sei sono gli album dai quali Wilson avrebbe dovuto pescare: Meddle (1971), Obscured by Clouds (1972), The Dark Side of the Moon (1973), Wish You Were Here (1975), Animals (1977), The Wall (1979).

Creare un’esperienza di ascolto continua

“Oltre a costituire la prova della grandezza dei Pink Floyd, le otto tracce devono essere in sequenza, così ricreando l’esperienza di ascolto continua, nel classico stile floydiano”, ordinarono i capi Sony a Wilson, quando gli affidarono le chiavi dell’archivio. E l’intraprendente Steven ebbe un’arguta idea: ricercare nei multitraccia originali di quei monumentali album dei dettagli sonori, dei campioni di musique concrète di cui sono ampiamente innervati. Suoni o, perlopiù, rumori, da usare come bridge o trait d’union tra una traccia e l’altra.

Un riciclo creativo di reperti archeologici…

…e così rispettare lo stentoreo ordine ricevuto: “creare una sequenza di otto tracce che costituissero la prova della grandezza dei Pink Floyd e ricreassero un’esperienza di ascolto continua!”

È riuscito il prode Wilson ad eseguire l’ordine ricevuto?

Ascoltare per credere! Intanto, ha applicato il principio delle tre R. Ha ridotto a sole 8 le innumerevoli tracce della grandezza dei Pink Floyd nascoste nei sei album considerati. Impresa non da poco. Ha riutilizzato i reperti archeologici rinvenuti nei multitraccia originali di quei dischi:  venti impetuosi, tintinnii di monete, urla di bambini, gong di orologi a pendolo, belati, suoni/rumori ambientali… Infine, ha riciclato: ha trasformato tracce e reperti nella prova della grandezza dei Pink Floyd attraverso un’esperienza di ascolto continua! Il Santo Graal ricercato da Sony; 8-Tracks quali punto di partenza ideale per nuovi ascoltatori che vogliono scoprire la profondità e l’ampiezza dell’impareggiabile catalogo dei Pink Floyd, oltre ad essere una raccolta apprezzabile anche dai fan di lunga data.

Ma Wilson quali tracce ha scelto e come le ha unite?

Impresa non da poco, si diceva. E oltremodo perigliosa, fin dall’inizio. Ovvero fin da quando si è addentrato nel polveroso archivio concesso dalla casa discografica.

One of These Days (Meddle, 1971)

Un vento lontano, poi sempre più vicino, impetuoso; una vera tempesta. Dei colpi di basso, remoti, poi sempre più vicini, anche quelli, sinistri, ossessivi ed ossessionanti. Colpi, sì, generati da un pollice che percuote le corde. Lo scenario sonoro di un delitto. Una voce dall’ultramondo che preannuncia: “Uno di questi giorni vengo a farti a pezzettini!”. Impeto, ossessioni, voci sinistre: sono le prove di un crimine, più che della grandezza dei Pink Floyd!

Wot’s… Uh the Deal (Obscured by Clouds, 1972)

Il vento si placa; la scena del crimine si raffredda. Diventa protagonista una tranquillizzante chitarra acustica. L’ambientazione si fa bucolica, eco di quelle immortalate in More o in Ummagumma (Grantchester Meadows), dischi però fuori dal perimetro delle otto tracce. “Ah! Ma qual è l’accordo?”: l’idillio esotico della Nuova Guinea (il luogo in cui è ambientato il film di cui il brano/album è colonna sonora) svanisce fragorosamente nei… soldi!

Money (The Dark Side of the Moon, 1973)

Si apre un registratore di cassa e giù monete, a destra, a sinistra; il trionfo della stereofonia, il trionfo del mercato. Il sassofono di Dick Parry urla e stride e rivaleggia con la chitarra di David Gilmour a chi fa più la voce grossa contro il rumore delle monete. “Soldi, soldi, i soldi sono un crimine”: il sax di Dick e l’elettrica di David emettono suoni quasi onomatopeici dell’urlo, per la gioia del ‘compagno’ Roger Waters. Money è anche una traccia della grandezza di Dick Parry, il cui sassofono ha purtroppo smesso di urlare il 22 maggio scorso.

Another Brick in the Wall, pt. 2 (The Wall, 1979)

L’innocenza di bambini che si rincorrono in un prato sembra preludere all’idillio con la natura; ma quei bambini sono arrabbiati! “Non vogliamo educazione, non vogliamo essere solo mattoni nel muro”! Gli alunni della Islington Green School di Londra lo cantano a squarciagola e centinaia e centinaia di altri ragazzi lo avrebbero cantato nei decenni successivi accanto a Roger Waters sui palchi di tutto il mondo. Tracce di rabbia; tracce di muri da abbattere!

Wish You Were Here (Wish You Were Here, 1975)

Nel cortile della scuola qualche maestro urla verso quei ragazzi, ma qualcuno appartato in macchina ascolta la radio. David Gilmour così registrò dalla sua radio in macchina cambiando i canali a casaccio: Schumann e poi una chitarra acustica e… vorrei che fossi qui, tu che non ci sei, chiunque tu sia. Dal muro di rabbia alla malinconia dell’assenza. Tracce di vento, di nuovo; soffiano nel deserto…

Time (The Dark Side of the Moon, 1973)

Sveglie da comodino, rintocchi di orologi a pendolo, rumorosi, assordanti, improvvisi, giungono a rompere il malinconico idillio. “Sveglia! Non perdere tempo! Altro che ricordi di chi non c’è! Rischi di scoprire che sono passati dieci anni inutilmente!” Il tempo ti mette all’angolo, arriva come un pugno nello stomaco. Una traccia decisamente fragorosa; l’ennesima traccia della grandezza anche di Dick Parry, riposi in pace.

Comfortably Numb (The Wall, 1979)

Dopo gli assordanti richiami al mondo sensibile di sveglie e orologi, l’anelito all’intimità del focolare domestico di Breathe (reprise)“Home, home again” – ti porta a diventare piacevolmente insensibile. La tastiera di Richard Wright si spegne e consegna la scena sonora all’unisono del basso di Roger Waters e della batteria di Nick Mason. “Ciao, c’è qualcuno là fuori?” Una disperata invocazione che diventa poesia nell’assolo di chitarra elettrica più bello della storia della musica.

Pigs on the Wing [8-Track version]

Un assolo che sfuma nei belati di un gregge di pecore… “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla;su pascoli erbosi mi fa riposare,ad acque tranquille mi conduce.Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,per amore del suo nome.”… no, non è il testo di Pigs on the Wing; è il Salmo 23, uno dei canti più famosi della Bibbia. Ma ecco la traccia più preziosa, il reperto archeologico che dà compimento e senso a 8-Tracks: la versione 8-Track di Pigs on the Wing! Finora inedita a nome Pink Floyd, finora pubblicata ufficialmente solo da Snowy White in un suo album solista.

Snowy White

Sia lode anche a lui, fu ingaggiato per suonare nell’In the Flesh tour del 1977 e fu chiamato ai Britannia Row Studios, a Londra, quando ci si accorse che occorreva un bridge tra la prima e la seconda parte di Pigs on the Wing per la versione ‘stereotto’ dell’album.

Allora esisteva quel supporto, perlopiù per l’ascolto della musica in auto. Ascolto che avveniva in continuo, senza interruzione tra lato a e lato b. “Un’esperienza di ascolto continua”. E siccome le due Pigs on the Wing sono melodicamente ed armonicamente uguali, occorreva qualcosa che – nello stereotto – le dividesse nel contempo unendole.

Snowy White fu invitato a registrare un bridge e lo fece con la sua storica chitarra elettrica Goldtop. Un ponte consegnato allo stereotto. Una 8-Track consegnata alle 8-Tracks, alle otto prove che dimostrano la grandezza dei Pink Floyd.

Dunque, è riuscito il prode Wilson ad eseguire l’ordine ricevuto?

Ebbene sì, il prode Steven Wilson è riuscito a “creare una sequenza di otto tracce che costituiscono la prova della grandezza dei Pink Floyd e ricreano un’esperienza di ascolto continua!”. Sia lode anche a lui.

— Onda Musicale

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