In primo pianoMusica

Frank Sinatra e la mafia: la storia (mai del tutto chiarita) di un’amicizia scomoda

Poche vicende hanno accompagnato la carriera di Frank Sinatra quanto quella dei suoi presunti legami con il crimine organizzato.

Per quattro decenni l’FBI ha tenuto sotto osservazione “La Voce“, accumulando un fascicolo di oltre duemila pagine. Eppure, nonostante la mole di documenti, nessuna indagine è mai riuscita a dimostrare un coinvolgimento diretto del cantante in attività illecite. Resta una zona grigia fatta di amicizie pubbliche, favori incrociati e sospetti mai del tutto dissolti.

Un dossier aperto per un sospetto sulla leva militare

Il fascicolo dell’FBI su Sinatra nasce all’inizio degli anni ’40, in seguito a una segnalazione anonima legata al suo mancato servizio militare durante la Seconda Guerra Mondiale. Da lì il dossier cresce fino a diventare, negli anni, una sorta di catalogo dei principali boss della criminalità organizzata dell’epoca: da Lucky Luciano a Sam Giancana, passando per Carlo Gambino, Willie Moretti e Joseph Fischetti, cugino di Al Capone. Sinatra ha sempre respinto ogni accusa di legami con la mafia, pur non avendo mai fatto mistero delle sue frequentazioni.

La foto di Cuba e il caso Giancana

Il primo grande scandalo pubblico esplode nel 1947, quando Frank Sinatra viene fotografato all’Avana insieme a Lucky Luciano, in occasione di quello che la stampa dell’epoca descrisse come un summit dei vertici mafiosi. Da quel momento i suoi movimenti diventano oggetto costante di cronaca.

Ma è il rapporto con Sam Giancana, boss dell’organizzazione criminale di Chicago, a restare il più controverso. I due erano legati da un’amicizia personale che andava oltre le semplici frequentazioni mondane: secondo quanto raccontato in seguito dalla figlia di Sinatra, Tina, il cantante si sarebbe esibito in un locale di Giancana per sdebitarsi di un favore politico. Sinatra avrebbe infatti presentato Giancana all’entourage di John Fitzgerald Kennedy durante la campagna presidenziale del 1960, nel tentativo di garantire l’appoggio dei sindacati al futuro presidente.

Il triangolo Kennedy-Giancana-Exner

A complicare ulteriormente il quadro interviene la figura di Judith Campbell Exner, presentata sia a Kennedy sia a Giancana proprio da Sinatra. Secondo diverse ricostruzioni storiche, la donna avrebbe finito per fare da tramite tra il presidente e il boss mafioso, in un periodo in cui la CIA e alcuni esponenti della criminalità organizzata avrebbero collaborato a un presunto piano per eliminare Fidel Castro. Fu proprio la scoperta di questi legami, secondo alcune ricostruzioni, a spingere Robert Kennedy a convincere il fratello ad allontanarsi progressivamente da Sinatra.

Sospettato, sorvegliato, mai incriminato

Le carte dell’FBI mostrano un’attenzione quasi ossessiva verso i movimenti di Sinatra: nel 1963 il capo dell’ufficio di Los Angeles arrivò a proporre di piazzare microspie nella villa del cantante a Palm Springs, per raccogliere quelle che venivano definite informazioni di alto valore sulle attività della criminalità organizzata. Il direttore dell’FBI, J. Edgar Hoover, bloccò personalmente l’operazione ritenendola inopportuna in quel momento, e non risultano tracce di intercettazioni realizzate successivamente. Un ex agente federale, intervistato anni dopo, ha raccontato che capitava spesso di seguire alcuni boss mafiosi fino all’aeroporto, per poi scoprire che erano lì ad aspettare proprio Sinatra: passavano il weekend insieme senza alcun timore di essere scoperti.

Lo stesso Sinatra, in un’intervista televisiva con Walter Cronkite, liquidò la questione sostenendo che fare l’artista significa incontrare ogni genere di persone, tra locali notturni e ristoranti, e che su questo non ci fosse molto altro da aggiungere.

Nessuna condanna, molte domande aperte

Alla fine, il bilancio giudiziario resta chiaro: Sinatra non fu mai accusato formalmente di alcun reato legato alla criminalità organizzata, nonostante decenni di sorveglianza. Le sue frequentazioni, però, restano un capitolo ineliminabile della sua biografia, capace di alimentare per generazioni libri, documentari e ricostruzioni giornalistiche. Un’ombra che accompagna la leggenda della Voce più famosa del Novecento, senza mai davvero risolversi in una verità definitiva.

Biografia di una leggenda

Frank Sinatra (al secolo Francis Albert Sinatra) nasce a Hoboken, nel New Jersey, il 12 dicembre 1915, figlio di immigrati italiani. Muove i primi passi come cantante negli anni ’30 con piccole orchestre locali, prima di affermarsi a fine decennio con Harry James e poi con Tommy Dorsey, con cui diventa un idolo giovanile.

Da solista conquista il successo planetario negli anni ’40 e ’50, imponendosi come una delle voci più influenti della musica popolare americana grazie a un fraseggio elegante e a un timbro riconoscibile in tutto il mondo. Parallelamente costruisce una solida carriera cinematografica, vincendo l’Oscar come miglior attore non protagonista nel 1954 per “Da qui all’eternità“. Negli anni ’60 diventa il volto del celebre “Rat Pack” insieme a Dean Martin e Sammy Davis Jr., consolidando il mito del “Chairman of the Board“. Continua a incidere e a esibirsi fino agli anni ’90, lasciando un repertorio sterminato che include brani entrati nella storia come “My Way“, “New York, New York” e “Strangers in the Night“.

Dopo un’ultima apparizione pubblica, il 26 ottobre 1996, e la definitiva uscita dalle scene, Sinatra si ritirò a Malibù in una casa sulla spiaggia, con vista sull’oceano. Venne colpito da tre infarti tra il dicembre 1996 e i primi mesi del 1997 (il primo dei quali poche settimane dopo l’ultima apparizione in pubblico), da un ictus e infine, secondo alcune voci mai confermate, gli venne diagnosticato anche un cancro. Ormai gravemente debilitato da un anno e mezzo di agonia, nella tarda serata del 14 maggio 1998 un quarto infarto lo stroncò per sempre, all’età di 82 anni.

— Onda Musicale

Tags: Frank Sinatra, Dean Martin
Leggi anche
Nalixa accende la notte con “Colori In Me”
Robin Trower, nuovo disco in uscita per il chitarrista dei Procol Horum