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Hercules and Love Affair: i custodi queer della disco moderna

Nel 2008 una canzone riuscì a fare qualcosa che sembrava impossibile: riportare la disco music degli anni Settanta nel cuore della scena indie, senza nostalgia e senza ironia.

Quel brano si chiamava “Blind“, e dietro c’era un collettivo newyorkese guidato da un produttore fino ad allora sconosciuto al grande pubblico. Sono gli Hercules and Love Affair, progetto che ha ridefinito il rapporto tra dancefloor, identità e memoria storica della club culture.

Un nome mitologico, tra Ercole e “dispositivo poetico”

Sul significato del nome, il fondatore Andy Butler ha dato negli anni risposte che oscillano tra il mito e la reticenza. In un’intervista rilasciata a musicOMH ha raccontato di essersi sentito chiedere spesso se lui fosse Hercules o se la band si chiamasse Love Affair, spiegando che non esiste nessun Ercole e nessuna love affair: si tratta semplicemente di un dispositivo poetico, un modo per associare al progetto un’idea romantica e suggestiva.

Altre ricostruzioni, a partire dallo stesso entourage della band, collegano però il nome alla passione giovanile di Butler per la mitologia greca, e in particolare al legame tra l’eroe Ercole e Ila. L’immagine, in questa lettura, sarebbe profondamente simbolica: l’uomo più forte della terra ritratto nel suo momento di massima vulnerabilità, alla ricerca dell’amore perduto. Un modo per affermare che anche gli uomini forti possono provare dolore, esprimere sentimenti profondi ed essere orgogliosamente gay. Due versioni che, in fondo, raccontano la stessa cosa: la volontà di caricare un progetto dance di un significato emotivo e identitario.

Da Sarah Lawrence College a una cena che cambia tutto

La storia comincia alla fine degli anni Novanta, quando Butler si trasferisce a New York per frequentare il Sarah Lawrence College. È in quell’ambiente creativo che, tramite amicizie comuni e in occasione di una cena, incontra la musicista oggi conosciuta come Anohni, all’epoca attiva con il nome di Antony Hegarty. Butler stesso ha raccontato a Billboard di aver avuto un desiderio semplice e immediato: sentire quella voce su un tappeto elettronico.

Nel 2004 la convince a registrare una canzone che aveva scritto, intitolata “Blind“. Il pezzo, però, resta nel cassetto per anni. Butler, per sua stessa ammissione, non era un musicista particolarmente ambizioso: componeva soprattutto per divertimento e per costruire una comunità attorno alla propria musica, senza alcuna intenzione di bussare alle porte delle etichette discografiche.

“Blind” e l’esplosione del 2008

Le cose cambiano quando il progetto firma per la DFA Records, l’etichetta di riferimento della scena dance-punk newyorkese. “Blind” viene finalmente pubblicato nel marzo 2008, dopo il singolo d’esordio “Classique #2“, ed è un’esplosione immediata: entra nella top 40 britannica, viene eletto canzone dell’anno da Pitchfork e diventa uno dei brani più influenti nel rilancio della dance di ispirazione disco. Nel frattempo Anohni, che nel 2005 aveva vinto il Mercury Prize con gli Antony and the Johnsons, era diventata una figura di riferimento assoluto della scena.

Il testo, come Butler ha raccontato, nasce da un’esperienza personale: il racconto di un’infanzia da ragazzo gay, del rifiuto della famiglia e del gruppo sociale di appartenenza, e del desiderio disperato di fuga e di libertà. Non una canzone da ballare e basta, dunque, ma un pezzo che porta il dolore direttamente sulla pista.

Un genere costruito sulla memoria: disco, house e nu-disco

Musicalmente, gli Hercules and Love Affair si muovono in un territorio che unisce disco, house, techno e quella nuova ondata che proprio nel 2008 sarebbe stata battezzata nu-disco. Fiati veri, groove sinuosi ereditati dalla scena underground degli anni Settanta, produzione curata da Butler insieme a Tim Goldsworthy, già al lavoro con nomi come LCD Soundsystem e The Rapture.

La caratteristica più distintiva del progetto, però, è strutturale: Hercules and Love Affair non è una band nel senso tradizionale, ma un collettivo a formazione variabile, con Butler come unico membro fisso e una rotazione continua di voci e musicisti. Una scelta deliberata fin dall’inizio, che ha permesso di calibrare ogni brano sulla voce più adatta, privilegiando l’intensità emotiva rispetto alla levigatezza pop. Negli anni sono passati dal progetto artisti come Nomi Ruiz, Kim Ann Foxman, Aerea Negrot, John Grant e Sharon Van Etten.

Una discografia che continua a evolvere

Dopo il debutto omonimo del 2008, Butler ha proseguito con “Blue Songs” nel 2011, più orientato verso la house e l’electro anni Novanta, seguito da “The Feast of the Broken Heart” nel 2014, “Omnion” nel 2017 e “In Amber” nel 2022, quest’ultimo segnato dal ritorno di Anohni. Un percorso che ha mantenuto costante la formula originaria: energia da dancefloor e testi introspettivi, con un progetto celebrato come uno dei pilastri della musica queer americana contemporanea, capace di dare spazio a voci queer, transgender e non binarie per raccontare una storia collettiva.

Membri attuali

  • Andy Butler – produzione

Ex membri

  • Anohni – voce
  • Mark Pistel – produzione
  • Rouge Mary – voce
  • Nomi Ruiz – voce

Album in studio

  • 2008 – Hercules and Love Affair
  • 2011 – Blue Songs
  • 2014 – The Feast of the Broken Heart
  • 2017 – Omnion 
  • 2022 – In Amber 

— Onda Musicale

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