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Thompson Twins: né gemelli né in due, ma il synth-pop più colorato degli anni ’80

Nonostante quello che il nome potrebbe far pensare, i Thompson Twins non sono mai stati né gemelli né, per gran parte della loro storia, un duo.

Il nome nasce infatti da un omaggio dichiarato a uno dei fumetti più amati d’Europa: le avventure di Tintin, create dal belga Hergé. Nel fumetto compaiono infatti i detective Thomson e Thompson, due agenti goffi e quasi identici tra loro, spesso scambiati per gemelli pur non essendo in alcun modo imparentati. Un riferimento scelto con evidente ironia dai fondatori della band, che giocavano così fin dal principio su un piccolo equivoco: un nome al plurale, quasi a suggerire una coppia, per un progetto che invece, nella sua line-up più celebre, sarebbe stato formato da ben tre persone.

Da un collettivo numeroso a un trio iconico

I Thompson Twins nascono nel 1977 a Chesterfield, in Inghilterra, per iniziativa di Tom Bailey, che si trasferisce poi a Londra dando vita a un progetto inizialmente molto diverso da quello che il grande pubblico avrebbe conosciuto: un collettivo quasi comunitario, composto in alcuni momenti anche da sette membri, con un approccio sperimentale vicino alla scena post-punk e world music londinese. È solo tra il 1982 e il 1983 che la formazione si stabilizza nel trio che resterà impresso nella memoria collettiva: lo stesso Tom Bailey, polistrumentista e voce del gruppo, Alannah Currie, percussionista e co-autrice di buona parte dei testi, e Joe Leeway, anch’egli alle percussioni e ai cori, oltre che figura scenica molto riconoscibile grazie al suo stile eccentrico. Proprio con questa formazione a tre, nonostante il nome continuasse a suggerire una coppia, la band raggiunge il successo planetario.

Il synth-pop più luminoso degli anni ’80

Musicalmente, i Thompson Twins diventano una delle bandiere più riconoscibili del synth-pop britannico della prima metà degli anni ’80, un genere costruito su sintetizzatori brillanti, ritmiche elettroniche contagiose e un’attitudine fortemente pop, capace però di assorbire influenze da funk, world music e dance. Il loro album “Into the Gap” del 1984 rappresenta l’apice commerciale del gruppo, trainato da singoli come “Hold Me Now“, “Doctor! Doctor!” e “You Take Me Up“, brani capaci di scalare le classifiche di mezzo mondo grazie a melodie immediate e un’estetica sonora scintillante, perfettamente in linea con lo spirito patinato e colorato dell’epoca MTV. Dietro l’apparente leggerezza dei ritornelli, però, i testi firmati da Bailey e Currie affrontavano spesso temi più seri, dall’incomunicabilità nelle relazioni fino a riflessioni politiche e sociali, dimostrando una scrittura più stratificata di quanto il loro immaginario patinato lasciasse intuire.

Un’immagine inconfondibile

Oltre al sound, i Thompson Twins hanno costruito negli anni ’80 un’estetica visiva fortissima, fatta di colori accesi, tagli di capelli stravaganti e un look volutamente eccentrico, perfettamente in sintonia con l’estetica pop dell’epoca. La loro presenza fu talmente iconica da valere loro un posto tra gli artisti scelti per esibirsi al leggendario concerto Live Aid del 1985, accompagnati sul palco da ospiti d’eccezione come Madonna.

Un’eredità che continua a brillare

Sciolti ufficialmente all’inizio degli anni ’90, dopo l’uscita di Joe Leeway nel 1986 e la prosecuzione del progetto come duo tra Bailey e Currie, i Thompson Twins restano ancora oggi un punto di riferimento fondamentale per chiunque voglia capire l’evoluzione del pop elettronico britannico. Il loro nome, nato da un piccolo scherzo letterario, è diventato nel tempo sinonimo di un’intera epoca musicale: quella in cui il synth-pop sapeva essere, allo stesso tempo, leggero in superficie e sorprendentemente profondo in sostanza.

Album in studio

  • 1981 – A Product of…(Participation)
  • 1982 – Set
  • 1983 – Quick Step and Side Kick
  • 1984 – Into the Gap
  • 1985 – Here’s to Future Days
  • 1987 – Close to the Bone
  • 1989 – Big Trash
  • 1991 – Queer

— Onda Musicale

Tags: Madonna, Synthpop
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