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Chitarristi italiani e rock: dieci nomi tra leggende e dimenticati

I chitarristi italiani in un collage

Spesso quando si parla di grandi chitarristi rock, immancabilmente qualcuno si chiede perché non spuntino fuori nomi italiani. Possibile che non ci siano chitarristi italiani degni di Clapton o Hendrix? La risposta – come spesso accade – non è semplice.

Sì, perché se da una parte è vero che l’Italia abbia dato i natali a strumentisti di indubbia tecnica e di talento, dall’altra è vero che il nostro paese ha sempre vissuto il rock dalla periferia. Il rock è essenzialmente un fenomeno anglosassone, dalla nascita con Elvis all’esplosione british degli anni ’60.

E l’Italia? Il nostro paese ha sempre navigato a vista, nei mari del rock. Spesso in ritardo sulle nuove tendenze e appesantito dalla tradizione del bel canto. Mentre in Gran Bretagna esplodeva il prog, per dire, da noi si era in pieno beat; quando negli Usa impazzava il grunge, in Italia lo scettro rock era conteso tra Ligabue e Vasco Rossi.

Un solo periodo ha visto l’Italia creare un movimento capace – ancora oggi – di farsi apprezzare all’estero. Parliamo, ovviamente, degli anni Settanta e del rock progressivo all’italiana. Decine di gruppi che – spesso in un solo disco – riuscivano a sintetizzare le pulsioni del momento con una tradizione mediterranea, dando vita a veri capolavori.

PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Area, Le Orme e i New Trolls, in primis. Ma anche una serie di band minori, spesso ancor più all’avanguardia nel mescolare i suoni. I grandi chitarristi italiani, quelli che hanno lasciato un’impronta, vengono quasi tutti da lì. Noi ve ne proponiamo dieci, in un elenco che non è una classifica e non si basa solo sulla tecnica.

Ad esempio, ne sono fuori nomi eccellenti di jazz e fusion, dotati di grande tecnica ma di poco rilievo a livello storico; o un Alex Britti, chitarrista dal virtuosismo fenomenale ma autore di dischi avulsi dal suo strumento. Troverete invece nomi sconosciuti o dimenticati; oscuri e talentuosi chitarristi italiani, protagonisti di una breve stagione del rock di casa nostra.

Alberto Radius

Chitarrista romano celebre anche per la vistosa capigliatura alla Jimi Hendrix. Si mette in luce ne I Quelli, formazione prototipo della PFM, dove sostituisce Franco Mussida impegnato nel servizio di leva. Forma poi la Formula 3, gruppo di studio di Lucio Battisti e band pioniera del prog italiano con Dies Irae del 1970. Oltre che nella Formula 3, complesso seminale del rock italico, milita nel supergruppo Il Volo; collabora con tutti i grandi della musica italiana.

Celebre il sodalizio col primo Battiato pop. Radius vanta una serie di album solisti dove mette in luce la sua incredibile tecnica, da Radius (1972), in poi. Alberto Radius è capace di passare in scioltezza da un genere all’altro; si ascolti To The Moon I’m Going, da Radius e con la voce di Demetrio Stratos; un infuocato blues dove Radius prende per le corna il demone hendrixiano che gli si agita dentro. Uno dei più grandi chitarristi italiani.

Nico Di Palo

Tra i chitarristi italiani, un posto d’onore spetta a Nico Di Palo, virtuoso della sei corde nei New Trolls. Dalle melodie cristalline del Concerto Grosso alle parti hendrixiane nella seconda facciata del disco, la chitarra di Nico è portentosa. Dotato anche alla voce, dove sfoggia un peculiare falsetto, Di Palo non ha certo una vita fortunata. Le liti che si susseguono nei New Trolls ne compromettono il successo, prima che la band si ricicli con un pop annacquato. Negli anni Novanta, poi, all’alba del rilancio del genere, Nico Di Palo ha un grave incidente automobilistico. Continuerà con la tastiera, non potendo più suonare l’amata chitarra.

Bambi Fossati

Pier Nicolò Fossati, in arte Bambi, è il tipico esempio di musicista che paga la sua nascita in Italia. Probabilmente se Fossati fosse nato in Gran Bretagna o negli Usa, ora sarebbe una leggenda del rock mondiale. Rimane invece solo uno dei migliori chitarristi italiani. Fondatore dei Gleemen, poi diventati Garybaldi, uno dei moniker più geniali della storia.
Dotato di una tecnica incline al virtuosismo e spiccatamente debitore a Jimi Hendrix, Bambi collabora con nomi come Santana, Uriah Heep e Van Der Graaf Generator.

Nuda dei Garybaldi rimane un capolavoro del prog italiano. La prima facciata è a base di uno scatenato rock alla Hendrix; la seconda è in puro stile prog, con una lunga suite dove Bambi dà il meglio anche su percorsi più riflessivi. Punto debole, la voce; Fossati imita l’idolo Hendrix anche come cantante. Jimi, però, è ricordato per tutto, fuorché per le sue doti canore.

Tolo Marton

Chitarrista veneto, inizialmente dedito soprattutto al blues.
Dotato di tecnica cristallina, vince negli anni Novanta un prestigioso premio intitolato a Jimi Hendrix. Il suo stile è però molto più riflessivo di quello del mancino di Seattle ed è etichettabile come classic rock. Negli anni Settanta Tolo milita brevemente con Le Orme, nel poco celebrato Smogmagica; il suo stile tra blues, country e fusion non si amalgama col prog del complesso. Tolo vanta innumerevoli collaborazioni con grandi nomi internazionali, come pochi altri chitarristi italiani.

Mario Schillirò

Nome sconosciuto ai più, Mario è a pieno titolo tra i migliori chitarristi italiani. Il suo debito col rock progressivo lo paga nel 1972, quando milita ne I Teoremi. La band incide un solo disco, senza successo. Si tratta tuttavia di un lavoro di hard prog senza punti deboli, con l’incendiaria chitarra di Schillirò sempre in evidenza. Dopo anni di collaborazioni, la sua grande occasione è quando entra nella band di Zucchero. Mario ha l’opportunità di diveder il palco alla pari con Eric Clapton, B.B. King e Jeff Beck; confronti da cui esce sempre a testa alta.

Franco Mussida

In questo caso siamo di fronte a uno dei più noti e rispettati chitarristi italiani; Franco Mussida ha legato il suo nome alla Premiata Forneria Marconi, forse il più celebre complesso prog italiano. Studioso dello strumento, Mussida è in grado di passare dalla classica – come nei preziosi ricami di Dove…quando… – ai riff zeppeliniani di È festa. Dotato di tecnica strepitosa, è anche autore di molti arrangiamenti dei pezzi di De André suonati con la PFM. Attivo nell’insegnamento, nel sociale e nella scultura, Franco è inoltre un ricercatore nell’ambito della pedagogia artistica e della comunicazione musicale.

Dodi Battaglia

Nonostante la musica dei Pooh sia stata spesso guardata con sospetto dai puristi del rock, Dodi Battaglia è un nome venerato non solo in Italia. Abile cantante e chitarrista dalla tecnica scintillante, ha collezionato coi Pooh decenni di grandi successi. Se col complesso il genere di pertinenza è il pop melodico, con qualche puntata nel prog, da solista Dodi si cimenta con successo nella fusion. Grandi collaborazioni – Tommy Emmanuel su tutti – e la soddisfazione di una Fender Signature a lui dedicata.

Danilo Rustici

Fratello di Corrado Rustici, altro strumentista dotato e celebre come produttore, deve la sua fama agli Osanna. Nella band napoletana, Danilo rappresenta la parte hard, coi suoi fraseggi potenti e debitori a complessi come Led Zeppelin e Jethro Tull. Dal prog duro dell’esordio – L’uomo – a quello quasi etnico di Palepoli, Rustici risulta tra i più fantasiosi chitarristi italiani. Memorabile la collaborazione con Luis Bacalov per la colonna sonora di Milano Calibro 9. Danilo Rustici è scomparso nel febbraio del 2021 per complicanze dovute al Covid.

Pino Daniele

Abbiamo deciso di inserire anche un musicista che è ormai una leggenda, non solo nell’ambito dei chitarristi italiani. Pino Daniele, anche per la sua prematura scomparsa, è oggi una delle immagini più celebrate della musica napoletana e italiana nel mondo. Autore di grande sensibilità e cantante dall’inconfondibile falsetto, Pino si fa le ossa in band come i Napoli Centrale. I primi dischi da solista – forse i migliori – pagano il suo debito con l’amato blues. Daniele si rivela abile compositore e ruvido chitarrista blues.

Dopo decine di collaborazioni prestigiose, si sposta sempre più verso un suono fusion che mescola radici napoletane e jazz.

Enzo Vita

Chiudiamo con un nome che forse non dirà molto a parecchi lettori.
Enzo Vita è il chitarrista della band prog Il Rovescio della Medaglia. Strumentista ruvido e potente, dà vita col complesso degli anni ’70 a parti di chitarra che anticipano molti cliché dell’heavy metal. Il Rovescio della Medaglia vive la sua stagione imponendosi con un rock granitico mai visto in Italia, fino alla collaborazione con Bacalov in Contaminazione.

Il complesso si scioglie nel ’75 in seguito al furto della costosa strumentazione. Si formano e sciolgono a più riprese fino ai giorni nostri.

— Onda Musicale

Tags: Elvis Presley, Franco Battiato, Uriah Heep, Van der Graaf Generator
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