“David Bowie e noi Queen veniamo dalla stessa nazione, ovviamente…, da Londra in particolare. Ma entrammo in contatto per puro caso.”
“Successe di ritrovarci in una piccola e tranquilla cittadina di nome Montreux, in Svizzera, nello stesso momento. Negli anni ’70 abbiamo lavorato nel piccolo studio che si trovava lì, i Mountain Studios, con David Richards, e ci piacque così tanto che lo comprammo, e continuammo a lavorare lì fino a quando Freddie ci lasciò.”
“David Bowie si era trasferito in Svizzera per viverci, e dopo averlo conosciuto, un giorno venne a salutarci mentre stavamo registrando. Beh, il tempo offusca un po’ la memoria, ma per quello che ricordo decidemmo subito che il modo migliore per conoscerci meglio era suonare insieme. Così ci precipitammo in studio e prendemmo gli strumenti. Ci divertimmo molto a fare pezzi di canzoni che conoscevamo tutti.”
“Ma poi decidemmo che sarebbe stato grandioso creare qualcosa di nuovo, sull’onda del momento. Mettemmo tutto sul tavolo, ed il mio contributo fu il riff in RE che mi frullava nella testa. Ma quello che ci colpì fu il riff che Deacy iniziò a suonare: 6 note uguali, poi una nota di una quarta più bassa; “Ding-Ding-Ding Diddle Ing-Ding”, si potrebbe dire…”
“Ma all’improvviso ci colse la fame, e andammo in un ristorante per mangiare e soprattutto bere (come si beve il Vaux a Montreux è un segreto ben custodito). Dopo due o tre ore, torniamo in studio. “Com’era quel tuo riff, Deacy?”, disse David Bowie. “Era più o meno così”, disse John Deacon. “No, non era così”, disse Bowie, “Era così”… Fu un momento molto divertente perché vidi David Bowie muoversi e mettere la sua mano sopra la mano di John per fermarlo. Fu anche un momento di tensione perché sarebbe potuta andare diversamente. A Deacy non piaceva quando gli si diceva cosa fare, specialmente con interferenze fisiche mentre stava suonando. Ma lui era di indole buona, e tutto andò bene.”
“Poi iniziammo a suonare, usando quel riff come punto di partenza. Normalmente, se eravamo solo noi, ci avremmo pensato in un secondo momento, ed avremmo cominciato a tracciare la struttura della canzone. David invece disse: “Dovremmo andare avanti in modo istintivo, qualcosa accadrà”. Ed aveva ragione. Accadde. Misi un piccolo riff di chitarra all’inizio del riff di John (David fu adamantino sul fatto che dovesse essere suonato su una 12-corde, così ho provveduto successivamente a sovraincidere). E poi iniziammo a buttare giù idee per sviluppare una base musicale.”
“Il brano aveva un qualcosa che suonava come un verso, poi un momento contemplativo che portava ad un climax. Ho fatto in modo di mettere il mio riff lì. Ricordo che dissi: “Fico! Suona come i The Who”. A quel punto David aggrottò un po’ le ciglia e disse: “Non suonerà come i The Who alla fine!”. A quel punto non avevamo ancora una canzone… nessuna parte vocale, niente testo – nemmeno il titolo – nessun indizio di ciò che la canzone volesse dire – solo una base strumentale. Ma spaccava! Nata in modo totalmente spontaneo, era fresca come una rosa.”
“Ci fermiamo qui? Andiamo avanti e ci scriviamo un canzone? “No”, disse David. Lui aveva lavorato con un gruppo di persone che aveva sviluppato una tecnica per creare una canzone “democraticamente”, come la base musicale. La procedura era che ognuno di noi sarebbe entrato nella cabina di registrazione uno dopo l’altro, senza sentire ciò che facevano gli altri e, ascoltando la canzone, esprimevamo vocalmente la prima cosa che ci passava nella testa, incluse le parole, lavorando sugli accordi esistenti. A questo punto, Freddie elaborò il suo meraviglioso De Dah Day, davvero insolito, che compare nel mix finale.”
“Il passo successivo era di tagliare tutte le parti e fare una sorta di compilation “best of” delle parti vocali, che sarebbero state poi usate come modello per il cantato finale. Venne fuori un qualcosa di strano, ma molto differente. Poi, quella sera, ce ne andammo tutti a casa, con un pre-mixaggio che fu provvisoriamente chiamato “People on Streets”, perché queste parole erano parte della traccia grezza. Il giorno dopo ci riunimmo nuovamente, e credo fossi pronto per provare qualche nuova idea. Ma David era arrivato per primo, e ci disse che voleva riprendere il brano, perché sapeva cosa voleva che diventasse.”
“Quindi, per farla breve, ecco cosa successe. Facemmo tutti marcia indietro e David buttò giù le parole incentrate sulla parte “Under Pressure” del testo già esistente. Fu molto strano per noi abbandonare il controllo, ma David stava avendo un momento di genio – perché il testo è molto eloquente.”
“Ed il resto è storia? Beh, non proprio… Quando dovemmo mixare il brano, io (stranamente, dato che ero quello se ne andava dallo studio per ultimo) decisi di tirarmi fuori, perché troppi cuochi bruciano l’arrosto. Roger tenne duro. E Roger, che era fan di Bowie da anni, fu determinante per la riuscita della canzone. Infatti, non venne mixata se non qualche settimana dopo a New York. Questa è un’altra storia, non ero presente, tutto quello che so è che Freddie e David avevano idee diverse su come il mix doveva essere fatto, e l’ingegnere del suono non sapeva proprio bene come funzionasse lo studio! Quindi, finì con un compromesso… un mix rapido e ruvido…”








