Recensioni e Interviste

Intervista a Frankie Lovecchio: con “Memories” guardando al futuro

copertina del nuovo album di Frankie Lovecchio

“My Sweet Obsession” è il nuovo singolo di Frankie Lovecchio estratto dall’album “Memories”

“Memories”, il nuovo album di Frankie Lovecchio, è un progetto musicale composto da 14 brani originali che mettono insieme soul, dance e jazz. L’album è stato arrangiato da Papik e Peter De Girolamo e prodotto da Papik. Il disco è il risultato di anni di dedizione e passione e rappresenta un omaggio sincero e musicale ai ricordi di due amici scomparsi, Fabio Sinigaglia e Claudia Arvati, ai quali l’album è dedicato.

La collaborazione tra Frankie Lovecchio e Papik ha dato vita a un progetto unico e emozionale, che esprime la sensibilità e la creatività dell’artista. L’album “Memories” è un tributo musicale che celebra la memoria di due persone care e rappresenta un’espressione autentica dell’arte di Frankie Lovecchio.

Commenta l’artista a proposito della nuova release: Memories è il mio modo per dire grazie, per ricordare, per celebrare.”

“My Sweet Obsession” è il singolo che ha anticipato l’uscita. È un brano soul e R&B con atmosfere intime e sensuali, caratterizzato da una melodia avvolgente e un ritmo rilassato. Il testo esplora un amore profondo e complicità, definibile come una “dolce ossessione”. La voce calda e vellutata di Frankie Lovecchio si presta perfettamente a questo genere di sonorità, creando un’atmosfera di corteggiamento e desiderio. Il brano invita all’ascolto rilassato e si presenta come una canzone d’amore che può toccare il cuore di chi l’ascolta.

Abbiamo parlato dell’album, del singolo e di molto altro con Franckie Lovecchio. Ecco la nostra intervista!

So di averti colto in un momento indaffarato, raccontaci che momento stai vivendo.

Abbiamo finito il tour negli stadi con D’Alessio. Adesso comincio con Achille Lauro al Circo Massimo, serate con la mia band e promozione per l’album. Indaffarato sì!

Memories il nuovo album è dedicato a due cari amici e colleghi scomparsi: Fabio Sinigaglia e Claudia Arvati …

Fabio Sinigaglia, mio fraterno amico con il quale abbiamo fondato una band, i Frankie & Canthina Band con la quale ci esibiamo nei club, facciamo collaborazioni con grandi della musica dance come i Trammps, Kid Creole and the Coconuts. Claudia è collega, amica, con la quale abbiamo condiviso tante trasmissioni in TV, tanti tour insieme a Baglioni, Gigi D’Alessio stesso. Sono due amici fratelli e quindi a loro ho dedicato l’album, tra l’altro Fabio Sinigaglia è stato cantante e il fondatore di un’altra band di musica italo dance, Twilight, negli anni ’80. Ha una vena compositiva non indifferente, ha scritto per Mina, per Giorgia e nell’album ci sono anche due brani scritti per me: uno è “Memories” e l’altro è “Finally”, un testo scritto in collaborazione con Ricky Bailey dei Delegation.

Ci sono tanti altri brani inediti, uno tra l’altro, è ripreso dal cassetto, l’unico in italiano presente nell’album, scritto negli anni ’80 con i fratelli Micioni (Paolo e Pietro) produttori di Mike Francis, Amii Stewart, Gary Low, Gazebo. Un brano tirato fuori dal cassetto e un mio chiodo fisso. Lo volevo tirare fuori e l’ho fatto. Questo album è una raccolta perché ci sono brani usciti già con la produzione Papik che voglio ringraziare perché ci collaboro da diverso tempo ed è stato lui l’artefice di questo album. È una sorta di raccolta, ma ci sono anche brani inediti, due/tre cover, una di Berry White (I can’t get enough), l’altra è una ballad strepitosa di soul and funk di Frankie Beverly and the Maze. Poi c’è un’altra ballad di un gruppo che forse pochi ricordano, i Whispers e il brano è In The Mood. E insomma, so che sta andando bene e spero che piaccia agli ascoltatori. È un album che racchiude tutte quelle che sono le mie tendenze musicali dal soul, al funkie, al cool jazz, alla dance e quindi c’è da divertirsi.

Lavorare pensando a loro ha reso questo album un lavoro catartico?

Sì, assolutamente. Sì e ne sono molto fiero

Come hai accennato, dei 14 brani che compongono l’album 1 solo è in italiano “Quel tuo modo di fare”.

Sì, tra l’altro ho voluto fare come i rapper di oggi – senza scimmiottare, però – ho cantato come dicono loro due o tre barre. Ho aggiunto al tempo finale questa parte rappata che poi è carina e attinente al testo. Ci siamo divertiti.

Però l’album trasuda R&B e soul. Cantare in inglese è una scelta vincolata al genere musicale o alle caratteristiche della lingua stessa? E quali emozioni porta cantare in inglese e in italiano?

L’R&B e il soul sono la mia natura. Io negli anni ’90 ho fatto dei tentativi di proporre l’R&B in italiano e devo dire che non era il periodo giusto. Purtroppo lo show business discografico va a seconda le mode. In quegli anni non c’era attenzione da quel punto di vista. Diverso è cantare cover di brani già famosi. Scrivere testi nuovi e originali in stile R&B è diverso, l’italiano è una lingua costrittiva.

Tra parentesi, fino a qualche anno fa se cambiavi un accento su una parola, se uno spezzava una parola in modo sbagliato nel cantare o ti prendevi una licenza poetica dando un significato diverso non era ben visto, ti dicevano che eri una schiappa a cantare. Invece, mi accorgo che adesso – e mi riferisco agli artisti italiani – se cambiano l’accento a una parola, la storpiano, dimezzano la frase – vedo che c’è più permissivismo. Ben venga, vorrà dire che ritenterò. Proverò a proporre determinate cose …

A cantare in corsivo…

Esatto, brava! A cantare in corsivo. Proverò a buttare giù qualcosa in italiano anche se so che non lo farò, anche se “Quel tuo modo di fare” è ben riuscito …

Decisamente ben riuscito! Rimaniamo in ambito internazionale, con i Frankie e Canthina Band hai collaborato con grandi nomi della musica internazionale (da Kid Creole & the Coconuts, The Trammps, “The Real Thing”, Ricky Baeley, Leee John degli Imagination). Qual è il valore aggiunto delle collaborazioni internazionali?

Intanto il valore aggiunto è l’accrescimento artistico perché ti confronti con artisti che hanno fatto la storia e fatto concerti davanti a milioni di persone. A parte questo c’è la soddisfazione di essere considerati alla pari. La cultura R&B non dovrebbe appartenere all’Italia che ha una cultura musicale melodica, operistica, però nel momento in cui ci “accaparriamo” della loro cultura musicale la rendiamo credibile e questo crea stima altrimenti non verrebbero a cantare e suonare con te. E poi, è come realizzare un sogno. Noi abbiamo iniziato come cover band e quando alla fine ti ritrovi a suonare con gli originali, con i tuoi miti, ti senti importante e alla pari. Quando fai i provini e ricevi i complimenti e poi sei scelto come loro musicista e vocalist è una grande soddisfazione.

Cantare con il proprio mito …

Esatto! Noi abbiamo cantato con i Trammps “Disco Inferno”, la colonna sonora della “Febbre del Sabato sera”, un mito. Li accompagnavamo come band, capisci che sono soddisfazioni …

A proposito di collaborazioni, passiamo a quelle con gli italiani che sono tantissime: Renato Zero, Baglioni, Gigi D’Alessio, Gianni Morandi, Mike Francis, Amii Stewart, Giorgia, Mario Biondi, Franco Califano e Marina Rei …

Sì, fa parte del nostro mestiere, qui ci metto anche Claudia. Questo è un lavoro che facciamo a 360 °. Ci mettiamo a disposizione degli altri, nella formazione dei cori. E abbiamo la fortuna di essere stimati per cui alla fine ci chiamano e diamo il nostro contributo anche se in piccolo alla riuscita del tour, degli arrangiamenti dei brani con interventi vocali, aggiunte di cori. Sono belle soddisfazioni. Nel lavorare con i grandi c’è sempre da imparare e accresce la tua carriera.

E infatti, la mia domanda è proprio questa: Cosa hai imparato da ogni collaborazione e cosa credi di aver dato o addirittura insegnato?

No, no, insegnato no. Non ho questa presunzione. Ognuno ha una caratteristica importante. Io, per lo meno, ho sempre cercato di carpire come ognuno di questi grandi artisti approccia il tour durante le prove, la meticolosità, gli arrangiamenti. Quando si collabora e viene accettato il tuo lavoro, il tuo suggerimento sui cori è motivo di grande soddisfazione, in parte ti senti di aver contribuito in modo importante per esempio all’arrangiamento di un brano che rappresenta la storia dell’artista o della musica italiana. Mi viene in mente “Mille giorni di me e di te” di Baglioni. Alcune cose dei cori le abbiamo modificate e quando vengono accettate dall’artista è motivo di soddisfazione ed è il piacere, poi, di fare questo lavoro.

Nessuno di loro è antipatico …

Ah tu vuoi andare sul gossip! (risata).

Sono caratteri diversi, con personalità diverse. Quello che posso dirti, per esempio, è che Baglioni ha un humour britannico, è una persona di grande compagnia, meticoloso prima del concerto controlla tutto, si assicura personalmente che tutto sia in ordine. Durante il concerto è attento a tutto.

Renato Zero, invece, è un amante della battuta, scherza sempre durante le prove. Si risparmia durante le prove, però quando è sul palco attira assolutamente l’attenzione, crea emozioni.

A parte il repertorio di entrambi che è qualcosa di straordinario. Anche se non ti dovesse piacere quell’artista, comunque i brani consolidati sono straordinari. Io stesso non provengo per esempio da quel background e non conoscevo tutta la loro discografia. Per lavorare ho dovuto studiare anche i brani che non conoscevo, ecco l’accrescimento professionale perché da lì conosci meglio l’artista, la sua scrittura, ed entri nel suo mondo. Questo nostro lavoro è bello anche per questo.

Torniamo all’album e al singolo che lo ha anticipato: My sweet obsession. È anche il tuo brano preferito?

Volendo essere sinceri no, non è il mio brano preferito. A me piace molto “Memories”, ma d’accordo con Papik e la casa discografica, ho scelto “My sweet obsession” perché è particolare, ha una sonorità completamente diversa. Infatti, si articola, la parte armonica cambia spesso e mi piace per questo perché dà l’idea di un lavoro fatto bene, realizzato bene con arrangiamenti fatti bene. È una chiave diversa e un genere diverso rispetto al resto dell’album e rispetto alla musica che senti adesso in giro.

Il testo affronta aspetti puramente romantici. Parla di amore, di un amore complice in cui uno non può fare niente senza l’altro; nel senso che ci si trova, si fanno le stesse cose, c’è complicità. Infatti, da qui nasce anche l’idea del video in stile Eva Kant e Diabolik, un po’ vintage, dove la protagonista femminile è una splendida Samantha DeGrenet che fa la mia complice amante. Io sono l’artista del casinò e con sguardi di intesa e complicità alla fine riusciamo ad andarcene via con l’incasso del casinò. Insomma, ci siamo divertiti a farlo.

Del video mi piace ringraziare anche gli altri partecipanti con la partecipazione di Jonis Bascir e la sua scoppola, grande attore e regista, c’è una partecipazione simpaticissima di Lallo Circosta, mio amico e ha lavorato con i più grandi della comicità italiana. Lo stesso Papik fa un cameo. E poi ho voluto mettere anche mia figlia e mio fratello, tra l’altro c’è anche una splendida Eleonora Scopelliti che mi fà da prima ballerina e da giocatrice al tavolo della roulette, ballerina di Amici per tanti anni. Sì, ci siamo divertiti a realizzare questo video. Spero sia venuto carino considerando anche i mezzi per realizzarlo … spero piaccia. 

Rimaniamo sul video diretto da Andrea Centrella. Quanto è ancora importante l’uso delle immagini e un bel video per spingere un brano, oggi che da MTV si è passati a Youtube, Tik Tok e simili …

È importantissimo. Come hai detto tu, sui social è tutto basato sull’immagine. Con i social diventi regista della tua vita, no? E vuoi che le tue immagini vengano viste. La stessa cosa è per i video. Li realizzi perché vengano visti: una canzone accompagnata da un video musicale crea attenzione. L’unica cosa che mi viene da dire è che purtroppo molto frequentemente uno non aspetta più fino alla fine del video: si guardano i primi due minuti poi si cambia. Si tende ad essere sempre più brevi, concisi, 30 secondi su Instagram. Se fai una “story” devi rimanere nei 30 secondi altrimenti sono troppo lunghi, almeno ché fai un reel … a tutti questi meccanismi strani e particolari ancora mi ci devo abituare.

Comunque sia, l’immagine e il video oggi, anzi oggi ancora di più,  è fondamentale.

Deve attirare senza oscurare il brano …

Esatto, per questo poi è difficile catturare l’attenzione nei primi secondi del video per invogliare a vederlo: “E cosa succede dopo? …”. è difficile avere un’idea che attiri l’ascoltatore lì. È sempre più complicato ad essere sincero.

Parliamo un po’ della tua voce, così riconoscibile e distinguibile: qual è la tua routine per curarla?

Sono un po’ bastian contrario. Nel senso che sono un po’ più verace rispetto ai miei colleghi. In realtà, non faccio esercizi particolari durante il giorno o prima di cantare anche perché fortunatamente svolgo un’attività piuttosto intensa, quindi la voce è calda già da quando mi sveglio la mattina (risata).

Uso qualche tecnica di respirazione quando sono affaticato, inizialmente prima del concerto per cercare di concentrarmi, però sono abbastanza anarchico da questo punto di vista. Magari parlo sommessamente prima, senza sforzare. Non uso delle tecniche particolari anche se le conosco e mi è capitato di insegnarle ad altri colleghi. Preferisco concentrami sulla scaletta, penso agli arrangiamenti, a come cambiare il brano, sono molto attento al mood della serata e improvviso.

Con gli amici della Canthina Band, ormai, mi conoscono, non c’è scaletta. Abbiamo l’esperienza e un database pazzesco di oltre 400 brani, per cui suoniamo con la concezione del DJ, passiamo da un brano all’altro, molte volte accorcio un brano se vedo che ci stiamo dilungando troppo o il pubblico non recepisce o sento che manca attenzione. Non mi preoccupo di riscaldarmi perché lo sono già di mio (risata).

Lo hai appena detto, sono ormai molti gli anni di carriera, hai attraversato mode, generi, innovazioni, come puoi raccontare la tua esperienza su come è cambiato il mondo della discografia? Cosa ti manca di quello che era nel passato e cosa apprezzi di quello che c’è oggi?

Intendi anche dal punto di vista della realizzazione dei brani?

Sì…

Eh, il mondo della discografia è cambiato moltissimo. Da quando è stata data la possibilità di scaricare i brani è cambiato il mondo. Adesso, è cambiato anche il mondo degli esordienti. Spiego il problema: prima nelle case discografiche c’era una sezione dedicata alla scoperta dei nuovi progetti, e si investiva sui nuovi progetti. Investire sulle novità significava dare spazio agli artisti di realizzare prodotti che la casa discografica spinge perché con lungimiranza si intravedeva un potenziale. Se tu credi e investi in qualcuno, gli permetti di fare delle cose. Adesso, invece, non è più così, alla casa discografica deve arrivare il prodotto già confezionato. Già tutto realizzato, quindi, già tutto a carico dell’artista stesso. Se devi fare tutto da solo, le case discografiche non servono.

Oggi, si occupano di nuove produzioni solo se proposte dai talent e dai reality. Hanno degli accordi, se il giovane ha già dei buoni pezzi da riarrangiare e ha un appeal, nel senso che televisivamente parlando già riscontra interesse – e lo deducono dagli ascolti, dai like e simili – allora lo producono. Il vantaggio commerciale è avere delle hit pronte, il vantaggio per il “talent” è la promozione gratuita. Hanno, così, materiale a iosa, ma nessuno che resta nel tempo. Di questi, magari, ne arriva uno o due, se li prendono e li producono. Si bypassa quello che una volta doveva fare il discografico: andare a cercare i talenti nei club, nei concerti di piazza, per strada. Di conseguenza, non ci sono più vendite di CD o vinili. Una volta per ottenere un disco d’oro dovevi vendere milioni di dischi, oggi bastano 3 mila copie, non è niente in confronto ai numeri che dovevano fare anni fa. Immagina negli anni passati quelli che non vendevano un milione di copie erano già finiti. Oggi con 3000 copie sono delle star …

E poi i concerti …

… e poi ti fanno fare i concerti. I sold out. Perché l’unico guadagno per l’artista e per le produzioni è il live. Con la vendita dei dischi non si guadagna più niente, si possono scaricare brani a 20 centesimi. Prima ti dovevi comprare un disco intero a 15 – 20 mila lire, oggi l’introito dalle vendite è nullo. Quindi, dov’è il guadagno? Nel far fare i concerti. Ma per riempire le arene e i palazzetti per il concerto di un giovane appena uscito dal talent si fanno dei magheggi, si montano la testa, però alla fine i palazzetti sono vuoti.

Gli unici che fanno davvero sold out sono gli artisti che hanno una carriera consolidata. In sostanza c’è uno sfruttamento troppo precoce e troppo veloce della musica e dei talenti. Per un giovane, oggi come oggi, è dura farsi spazio e mantenere nel tempo una posizione.

Dal punto di vista tecnologico, cosa è cambiato?

La tecnologia, al contrario, ha aiutato molto nella produzione ha però sacrificato il confronto tra artisti nella composizione. Un tempo, i musicisti si confrontavano tra loro in sala di incisione nel creare, nel cercare i suoni, oggi, la scrittura e la produzione sono più solitarie. Oggi, i suoni sono tutti uguali, campionati, le voci sono tutte uguali. Non c’è nessuno che si distingue. Freddie Mercury, Stevie Wonder, David Bowie, Annie Lennox, li riconosci a occhi chiusi quando li senti. Adesso qualcuno ti sfugge, non sai chi canta cosa. Sono tutti omologati, tutti uguali. Capisco anche che l’ascoltatore, ormai si è abituato così: se ascolta un brano raggaeton deve avere quel ritmo e quelle sonorità, se ascolta un brano trap deve essere così.

Fare il Don Chisciotte non serve a niente, per tornare a Memories, io sono soddisfatto del mio lavoro …

Il tour promozionale per Memories quando parte?

Dovrebbe partire in autunno. Al momento sono pieno di impegni. In effetti dovrei fare una data di presentazione dell’album. Inizialmente doveva essere a luglio, ma preferisco farla in autunno, in un club di cui curo la direzione artistica. Penso verso la fine di ottobre.

Bene! Penso che abbiamo detto tutto, grazie per la disponibilità!

Grazie a te! È stata una bella chiacchierata abbiamo toccato un po’ tutti gli argomenti.

Sì, infatti! grazie! E ci vediamo al tour

Allora grazie e a presto, è stato un piacere conoscerti.

Biografia

Frankie Lovecchio è uno dei più apprezzati cantanti del panorama musicale italiano. La sua carriera è caratterizzata da numerose collaborazioni con artisti di alto livello, tra cui Claudio Baglioni, Renato Zero, Gigi D’Alessio, Gianni Morandi, Mike Francis, Amii Stewart, Giorgia, Mario Biondi, Franco Califano e Marina Rei.

Come vocalist, ha lavorato in numerosi programmi televisivi, tra cui Sanremo, Amici, La Corrida, Sarabanda (edizione condotta da Mammucari e Belen Rodriguez), Domenica In (edizione condotta da Paolo Bonolis) e I migliori anni.

Frankie Lovecchio è anche compositore e autore, e svolge un’intensa attività di session man in studio. È il leader fondatore, insieme al compianto Fabio Sinigaglia, del gruppo “Frankie & Canthina Band”, fondato nel 1991. Con questo gruppo, ha avuto l’opportunità di collaborare con star internazionali come Kid Creole & the Coconuts, The Trammps, “The Real Thing”, Ricky Baeley (lead vocal e fondatore dei Delegation) e Leee John (Imagination).

— Onda Musicale

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