Quattro canzoni che raccontano la sua vita tra passato e presente. Tra gratitudine verso la famiglia di origine e sogni per il futuro.
Elia Truschelli aveva iniziato questo percorso già nel disco “Sembrano Favole” dove raccontava principalmente storie legate al suo passato. In “Felici con niente” c’è un po’ un mix con dediche alla sua famiglia che richiamano momenti legati alla gioventù, a quello che ha vissuto negli ultimi anni.
Ciao Elia, ci ritroviamo dopo quasi un anno. È uscito da poco il tuo EP “Felici con niente”. Un titolo già molto evocativo. Cosa rappresenta questo progetto per te?
“È stato un percorso introspettivo, di crescita. Sono diventato più consapevole, mi sono reso conto che non si possono rimandare scelte importanti e non c’è un tempo infinito per pensare qual è la scelta giusta o sbagliata. Bisogna accettare il rischio, le difficoltà se ce ne saranno. Negli ultimi anni, non ho fatto molti progressi su alcuni aspetti. Ho sempre amato il rischio, anche solo il fatto di prendere la decisione di fare della musica il mio lavoro è stato un rischio importante. Ma negli ultimi anni ho preferito non rischiare, volevo stare tranquillo, senza avere troppe responsabilità al di fuori del campo lavorativo. Ma il tempo scorre e alcune scelte non prese potrebbero essere rimpiante per sempre.”
Hai parlato di un filo cronologico legato agli ultimi due anni della tua vita. Quanto è stato difficile o liberatorio trasformare esperienze così personali in musica?
“Non è stato particolarmente difficile rispetto ai lavori precedenti. È stato più liberatorio e costruttivo. In cantiere c’erano altri brani da inserire nell’EP ma ho preferito tenere solo quelli che rappresentavano meglio questo percorso. È un po’ il lavoro del cantautore mettere al servizio il proprio vissuto e le proprie esperienze personali attraverso canzoni, io sono onorato e fiero di poterlo fare. Alcune volte ho la percezione di non essere compreso o di non arrivare abbastanza. Ma di una cosa sono certo: quello che scrivo è sempre vero, ed è fatto nel miglior modo che io possa fare, per le mie capacità di quel momento.”
Alcune canzoni, come “Al di là del tempo” e “Fragile cristallo”, sono dedicate ai tuoi genitori. Elia, come hanno reagito quando hanno ascoltato le canzoni?
“Le reazioni sono state differenti ma un particolare è in comune: una lacrimuccia sono riuscito a farla scendere ad entrambi. Mio padre è un uomo buono, che non esterna molto i suoi stati d’animo, ma sa amare in modo disarmante, con tenerezza, è un testone essendo toro, però ha dei lati così dolci che mi lasciano senza parole.
Mia madre è comprensiva, sensibile e con tanto amore da donare. Schietta e senza peli sulla lingua. Si emoziona facilmente e la sua canzone ha avuto una reazione immediata. La sta già facendo ascoltare a tutte le sue amiche.
Ho toccato punti che sapevo essere fondamentali del nostro rapporto ed è stato molto apprezzato. Certe volte non si ha il coraggio di dirle così chiaramente certe cose, ora sono più libero perché sono lì, in queste due canzoni. Alcune volte, pensando al parere comune, credo di essere scontato nel dedicare canzoni alla mamma o al papà, ma poi ragionandoci su mi convinco che forse un modo come il mio è completamente personale per descrivere l’amore genitoriale. E’ semplice e fatto di momenti veri, segni importanti che ognuno può rivedere in sé, nel proprio rapporto con i genitori.”
In “Va bene così” affronti la paura di crescere e avere responsabilità. C’è stato un episodio personale che ha ispirato questa canzone?
“Sì, da tempo sto con la mia fidanzata Jessica, abbiamo avuto momenti di incomprensione, principalmente perché non ho avuto abbastanza coraggio di compiere determinate scelte: convivenza, figli e famiglia. Si sa che ad un certo punto queste scelte si devono fare, chi più chi meno. Da questo punto di vista non ho problemi a dire che sono rimasto un po’ bambino. Avevo bisogno di crescere. Mi sono sempre preoccupato di progredire dal punto di vista creativo, lavorativo, tralasciando però un aspetto fondamentale, quello sentimentale.”
La traccia che dà il titolo all’EP, “Felici con niente”, parla di serenità e apprezzare l’adesso. Come sei arrivato a questa consapevolezza?
“Ho capito di stare con la persona giusta, che in realtà si, ti può rendere felice un successo, un obiettivo raggiunto, ma alla fine… la felicità che ti accompagna tutta la vita sono gli affetti, i figli, la famiglia, questo sole che filtra attraverso le foglie in questo meraviglioso prato, ma anche la pioggia che bagna la fronte e che rischia di farti prendere un raffreddore.”
Come scegli quali emozioni o ricordi trasformare in canzone? È un processo spontaneo o più meditato?
“È del tutto spontaneo, anche nei lavori che scarto. Quando ci sono delle canzoni sotto c’è qualcosa che voglio elaborare più profondamente e che ritengo importante. Ad essere sincero ho scritto anche canzoni più leggere, con testi più simpatici e meno seri, ma guarda caso non ne ho pubblicata nemmeno una. So di essere troppo sentimentale e introspettivo nelle mie canzoni, ma è quello che voglio, è la mia identità di cantautore.”
Elia, hai progetti live o tour per presentare le nuove canzoni?
“Stiamo preparando un concerto con i nuovi brani dell’EP e altri dell’album “Sembrano favole” arricchito da alcune cover, tra cui “Fiore di maggio” pubblicato nel maggio scorso. È un lavoro intrigante che ci porterà sicuramente a svelare qualche dettaglio prossimamente.”
Qui un nostro precedente articolo su Elia Truschelli. Qui il profilo Instagram.


